Il Tirreno

Livorno

Gli abitanti della Chiccaia: «Malati e costretti a vivere nella muffa»

Giulio Corsi
Gli abitanti della Chiccaia: «Malati e costretti a vivere nella muffa»

Gli altri assegnatari delle case popolari: «Casalp pensa di aver risolto il problema dei tetti pericolanti chiudendo le botole»

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LIVORNO. C’è Michel Litta, che combatte per dare a suo figlio e a sua madre un alloggio dignitoso e sano in cui crescere o invecchiare, e lo fa gridando la sua rabbia ai vertici di Casalp, denunciando i pezzi di amianto lasciati nel sottotetto, proprio sopra il suo appartamento e le travi pericolanti mangiate dalla pioggia e tenute su solo da un puntello. Ma ci sono anche gli altri. Che aspettano, in silenzio, e nel frattempo piangono. Che fanno la spola con gli uffici di Casalp e quelli del Comune, sperando che la promessa messa nero su bianco nel marzo 2014 dal Comune di un alloggio nuovo, prima o poi venga mantenuta.

Sono le tante storie della Chiccaia, che sembrano - ognuna con le sue diversità - le fotocopie del dramma ormai conosciuto alla città di Michel Litta e di sua madre Licia Fiorini. Come quella di Laila Lonzi: con la madre, il padre e la figlia vive in 46 metri quadrati. Tre stanze piene di umido, le pareti mangiate dalla muffa, le prese della corrente elettrica ormai inutilizzabili, i soffitti neri. «Mio padre soffre di asma, è cardiopatico e diabetico», racconta. «Anche mia madre ha gravi patologie. Abbiamo portato le sue cartelle cliniche all’ufficio casa, ma non abbiamo mai avuto risposta. Per loro possiamo stare qui. Ci hanno abbandonati».

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Mercoledì pomeriggio insieme ad altri assegnatari della Chiccaia in attesa di essere portati via da questo posto dimenticato da Dio, dal Comune e da Casalp, Laila Lonzi si è presentata in consiglio comunale. «Non ci hanno permesso di parlare, quando alcuni consiglieri hanno affrontato la questione il sindaco giocava col telefonino. Guardi qui, guardi le immagini. Ce ne siamo andati davanti a questo atteggiamento». Nell’appartamento accanto, secondo piano del civico 54, vive invece Federica Maffini. «In questa stanza dormono due ragazzi». Anche qui le pareti grondano di umido.

Al portone 54 di via Nino Bixio, così come in quelli accanto, aspettano l’arrivo dei vigili del fuoco che facciano le stesse verifiche effettuate al 66, nel palazzo di Michel Litta dove è stato rinvenuto amianto, una trave che teneva il tetto marcia e dove il soffitto del pianerottolo è stato completamente protetto da un ponteggio dopo il crollo di una serie di calcinacci avvenuto in questi giorni.

«Casalp ha sigillato le botole dei sottotetti», racconta Laila. «Così pensano di aver risolto la questione. Ma non va bene. Devono venire i pompieri, verificare che la situazione sia a norma e fare le intimazioni del caso se riscontrano problemi come al 66. Proprio tre giorni fa un cornicione è caduto sull’esterno, sul marciapiede lato di via Bixio. Sono arrivati con un camion con piattaforma e hanno messo una rete di protezione. Questo palazzo casca a pezzi. Non possono continuare a ignorarlo e dire che va tutto bene».

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