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Livorno

chiccaia: in ospedale la donna costretta a vivere in tenda

«Trave ok», per Casalp la famiglia può rientrare

«Trave ok», per Casalp la famiglia può rientrare

LIVORNO. Alle 18 di ieri sera finalmente il dirigente di Casalp Matteo De Luca ha consegnato a Michel Litta un documento in cui si afferma che è stata completata l’esecuzione dei lavori di messa in...

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LIVORNO. Alle 18 di ieri sera finalmente il dirigente di Casalp Matteo De Luca ha consegnato a Michel Litta un documento in cui si afferma che è stata completata l’esecuzione dei lavori di messa in sicurezza della trave del tetto al civico 66 del blocco della Chiccaia. La certificazione di fatto va ad annullare la diffida dei vigili del fuoco che sabato scorso avevano interdetto l’utilizzo dell’alloggio in cui Litta vive con la mamma Licia Fiorini, un figlio di un anno e l’anziana nonna.

Ieri sera dunque la famiglia Litta è potuta rientrare a casa, dopo tre notti e tre giorni passati tra una tenda canedese montata in cortile e i sedili dell’auto.

Una situazione di estremo disagio che dopo 72 ore, ieri mattina, era culminata con un malore accusato da Licia Fiorini, trasportata in ospedale da un’ambulanza della Svs.

Non finisce qui però il dramma di questa famiglia che è diventato il simbolo del caos Chiccaia. Perché Litta voleva in realtà un atto in cui Casalp - o qualunque altra istituzione - certificasse che la sua casa è sicura. «Ma nessuno me l’ha voluto firmare - racconta - nessuno si è assunto la responsabilità. Si sono limitati a dire che i lavori richiesti dai pompieri erano stati fatti. Di conseguenza ho dovuto chiamare un mio perito che domani (oggi, ndr) verrà a visionare la situazione e mi dirà se quel tetto è sicuro oppure rischio che mi crolli in testa».

In realtà non è stato facile neanche avere quel documento in cui già domenica, alle 13.20, Casalp aveva comunicato ai vigili del fuoco e al Comune di aver eseguito i lavori.

Sembra paradossale che quell’atto pronto già domenica all’ora di pranzo, non sia stato consegnato a Litta fino a ieri sera e solo dietro alla sua forte insistenza. Perché questo ritardo burocratico ha costretto il giovane e la sua famiglia a restare fuori casa per altri due giorni esasperando un dramma che già prima aveva raggiunto picchi altissimi.

«Non avete una Pec», è stata la giustificazione addotta dal tecnico di Casalp che ieri mattina si è ripresentato alla Chiccaia per visionare nuovamente il sottotetto e che neanche ieri mattina ha voluto consegnare quel foglio a Litta.

Una risposta che evidenzia quanto anche la rigidità burocratica dell’istituto case popolari abbia giocato un ruolo in questa vicenda, in cui alla fine è rimasta stritolata la vita già molto disagiata di una famiglia.

Per fortuna, sempre ieri mattina, il buonsenso di un vigile urbano, intervenuto sul posto, aveva placato gli animi e fatto avere in maniera ufficiosa il certificato di Casalp a Litta. «Mi ha dato la sua copia - racconta Litta -. Ma io, che abito sotto quel tetto pericolante, non dovevo essere il primo ad avere quell’atto?». Nel pomeriggio, dopo una lunga insistenza, il dirigente di Casalp De Luca gliel’ha consegnato. Ma senza prendersi la responsabilità di aggiungere che l’appartamento - trave riparata a parte - è sicuro.

(g. corsi)

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