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Nel palazzo di cenere alle Sorgenti, «l'incendio divampato per una sigaretta»
Livorno, il racconto dei residenti: «Abbiamo fatto appena in tempo a uscire e metterci in salvo, abbiamo avuto paura in mezzo a fumo e fiamme. Rientrati a casa all’alba»
LIVORNO. La bocca del piccolo vulcano che ha incenerito lo stabile al numero 31 di via Montefiore, quartiere Sorgenti, è nascosta dietro a una porta chiusa al piano terreno. Poco distante, intorno all’ingresso, ci sono ancora i segni del dramma nonostante i secchi d’acqua pieni e gli spazzoloni appoggiati lungo il corridoio per lavare via il prima possibile il nero sulle pareti e i ricordi di una notte senza sonno.
È da questo appartamento popolare dove vivono madre e figlia, che poco dopo la mezzanotte di domenica 4 settembre si è propagato un incendio che in pochi minuti ha trasformato il palazzo di tre piani in un inferno di fumo e di fiamme: sei le famiglie evacuate, due ragazzini leggermente intossicate portate in ospedale e un quartiere sceso in strada con gli occhi puntati verso l’alto e le dita incrociate per assistere alle operazioni di soccorso dei vigili del fuoco.
«Per fortuna - racconta un signore che vive al primo piano - non era ancora l’ora di andare a dormire - è solo per questo motivo che ci siamo accorti subito di quello che stava succedendo. Così con mia moglie siamo usciti in strada e ci siamo messi in salvo». È servito molto più tempo, invece, per liberare le famiglie che vivono all’ultimo piano, a cominciare da mamma, babbo e due figlie che si sono arroccati per quasi un’ora sul terrazzo in attesa di essere portati al sicuro.
«Non ho tanto voglia di parlare - racconta l’uomo mentre la moglie lava via la fuliggine dalla rampa di scale che porta al loro appartamento - cerchi di capire la situazione. Posso solo dire che è stata una nottataccia. Ho visto i vigili del fuoco portare giù con la scala le miei figlie. Abbiamo avuto paura. Le dico anche siamo rientrati a casa alle 4 di notte quindi non abbiamo praticamente dormito e come vede il palazzo è danneggiato».
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L’allarme ai vigili del fuoco è arrivato - spiegano dalla centrale - un’ora e mezzo prima, intorno a mezzanotte e trenta. L’origine del rogo è ancora tutta da chiarire ma la causa più probabile potrebbe essere un mozzicone di sigaretta lasciato acceso. Quando le due squadre dei pompieri, tredici persone in tutto, sono arrivate nel cuore del quartiere Sorgenti a bordo di tre mezzi: autopompa, autoscala e carro aria, le fiamme erano già alte nell’appartamento al piano terra e il fumo aveva già invaso la tromba delle scale.
«Le persone che abitano ai piani alti non potevano uscire in quelle condizioni, sarebbe stato troppo rischioso», raccontano i soccorritori. Ecco perché la scelta dei vigili del fuoco è stata quella di usare l’autoscala per portare in salvo le famiglie rimaste intrappolate nei rispettivi appartamenti, mentre i colleghi hanno avuto il loro da fare per spegnere le fiamme nell’appartamento andato a fuoco.
Più delle parole, a raccontare il dramma di quei momenti ci sono le facce e le espressioni di chi si è trovato dentro un incubo: le sorelline che escono dallo stabile vestite per andare a dormire, la più piccola avvolta intorno a una coperta e la più grande con gli occhi gonfi, uno straccio per proteggersi la bocca e il telefonino in mano. Oppure mamma e figlia, la seconda sulla sedia a rotelle, che ormai in salvo, guardano abbracciate il fumo che lentamente scivola sopra al tetto del palazzo. Dentro alla paura ci sono, per fortuna, solo storie a lieto fine. Tra queste quelle del salvataggio della numerosa colonia di cani e gatti che vivevano nello stabile.
Così, alla fine, il bilancio di una notte di fuoco, fiamme e paura in via Montefiore è quello di due bambine di 8 e 10 anni trasportate in ospedale da un’ambulanza della Svs con una lieve intossicazione e subito dimesse, e l’appartamento al piano terra dello stabile chiuso perché inagibile e dunque pericoloso. «Per fortuna le due donne sono state ospitate a casa da un parente». Adesso dentro al palazzo è rimasto da lavare via la cenere e cancellare il ricordo intorno alla bocca del vulcano chiusa e spenta.
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