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Il sindaco dopo la protesta dei profughi: «Violenze inaccettabili» - Video
Nogarin critica peró la gestione del centro di accoglienza: È altrettanto irresponsabile però lasciare 50 persone senza acqua
LIVORNO. «La violenza è da condannare in tutte le sue forme: non esiste alcuna giustificazione al comportamento di queste persone che per ore hanno paralizzato il traffico in mezza città e sono arrivate persino ad aggredire i passanti». Anche il sindaco Filippo Nogarin, in serata, ha commentato con queste parole la rivolta che ha visto protagonisti alcune decine di profughi in piazza del Luogo Pio.
«È altrettanto irresponsabile però lasciare 50 persone senza acqua - aggiunge il sindaco - Secondo le prime informazioni, infatti, la cooperativa romana che aveva in appalto fino a poco tempo fa la gestione del centro di via Sant’Anna ha accumulato un debito di migliaia di euro con Asa. Tutto questo è vergognoso e inaccettabile, ma non giustifica in alcun modo le scene di violenza cui hanno dovuto assistere oggi i livornesi».
«Una situazione potenzialmente esplosiva - dice ancora il sindaco - che non è degenerata solo grazie al pronto intervento della Prefettura e delle forze dell’ordine, cui va il nostro ringraziamento». Nel caos della protesta spicca il saio bianco di padre Emilio Kolaczyk, il parroco trinitario della chiesa di San Ferdinando. Questo tipo di proteste finiscono per lui per peggiorare la situazione. È la preoccupazione di un parroco che è anche direttore dell’Ufficio Migrantes della Diocesi di Livorno. Ieri è stato uno dei primi ad intervenire sul luogo della protesta dei richiedenti asilo rimasti senz’acqua.
VIDEO La protesta in sintesi
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Era in sacrestia, quando ha cominciato a sentire dalla finestra alle sue spalle un vociare crescente e un rumore di ferraglia. Erano i profughi che stavano ammassando le biciclette sulla strada per impedire alle auto di passare. Padre Kolaczyk, che nel solco della tradizione della sua congregazione, e visto come sta crescendo velocemente la presenza degli stranieri nella nostra città, sta lavorando su diversi fronti sul modo per essere accoglienti nei confronti di chi non è italiano, è subito uscito dalla sacrestia per cercare di capire che cosa stava succedendo alle spalle della sua parrocchia. È riuscito a parlare con un educatore del centro che cercava di calmare i manifestanti ed è riuscito a capire che la protesta era legata al fatto che era stata tolta l’acqua alla struttura. «Quello che ci troviamo ad affrontare è un grosso problema sociale - ha spiegato ancora il parroco - gli italiani accolgono questi profughi, e mettersi a bloccare la città su una strada così importante non mi sembra che comunque migliori la situazione. Qualcuno di questi ragazzi viene spesso anche qui da noi in parrocchia».
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L’origine del problema del taglio della fornitura dell’acqua è legata alla dismissione della cooperativa Inopera, che ha gestito fino ad ora il centro di accoglienza del Sant’Anna in Venezia, e che è finita nel mirino delle cronache per il sospetto di essere coinvolta nell’inchiesta romana su Mafia capitale. Una vicenda ancora da chiarire ma che dovrebbe avere uno spiraglio: la cooperativa dovrebbe essere infatti sostituita a partire già da lunedì prossimo da un altro soggetto che dovrebbe assorbire anche tutto lo staff. Sempre nello stesso scenario va inquadrata la protesta dei giorni scorsi in Prefettura in cui gli stessi profughi avevano espresso la necessità di avere oltre i due mesi arretrati di diaria, oltre ai kit igienici e altri beni di prima necessità che sono previsti dai contratti sull’accoglienza e che spettano loro .
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