Il Tirreno

Livorno

"Cena in bianco" il 18: Livorno a tavola in piazza fra vestiti e tovaglie candide

La "cena in bianco" organizzata a Prato nel luglio scorso (Batavia)
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La "cena in bianco" organizzata a Prato nel luglio scorso (Batavia)

Si portano cibi e tavolini da casa, solo tovaglie e vestiti rigorosamente bianchi. L'idea di Reset, Terme del Corallo e Pro Loco Livorno in tandem col Comune

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LIVORNO. No, non c’entra il fatto di mettere in tavola un sedanino smunto, un riso sciapito o un ovetto che non sappia di nulla. Al contrario, la “cena in bianco” è un invito al piacere della buona tavola, soprattutto come occasione di convivialità. Ma guai a immaginarsela come la sagra del pincopallino o la ribotta di chissàdove: c’è sì qualcuno che lancia l’idea, però non si tratta di qualcosa di organizzato con tutti i tavoli pronti e una bella cucina, si paga un certo tot e ci si abbuffa d’una cuccagna.

Anche Livorno finalmente si infila nella lunghissima lista di città dove quest’idea ha preso corpo: la “scintilla” è scoccata grazie a tre associazioni di volontariato (Reset e Terme del Corallo onlus, quelli della mobilitazione per salvare le terme liberty, più la Pro Loco Livorno) in tandem con il Comune di Livorno. Per adesso si sa solo che l’appuntamento sarà il 18 settembre alle 20. Dove? Ancora non è stato reso noto. E non è solo per gusto della sorpresa: c’è da capire come risponderà la città, dunque se c’è bisogno di uno spazio da 50 persone o da 500. E’ per questo che i promotori di questa “cena fai da te” chiedono a chi ha intenzione di partecipare di farsi vivo con una mail a cenainbiancolivorno@gmail.com.

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L’incognita è il meteo: stiamo parlando di una iniziativa che ha fra le proprie caratteristiche-chiave il fascino di essere all’aperto e di riprendersi comunitariamente un luogo-simbolo della città, che si tratti d’una piazza o qualcosa del genere. In concreto: non c’è dunque, in caso di pioggia, l’alternativa di infilarsi sotto un tetto, foss’anche quello del palasport.

La formula l’ha “inventata” quattro anni fa a Torino Antonella Bentivoglio d'Afflitto, che ha messo insieme la passione per la cucina e il mestiere di responsabile creativa di uno studio torinese di marketing non convenzionale. Ormai ha contagiato tante città: 250 le iniziative di questo tipo spuntate un po’ ovunque in Italia negli ultimi anni.

La “cena in bianco” è un miracolo di auto-organizzazione dal basso: senza soldi e senza niente, tutti sono invitati e tutti sono protagonisti attivi. Non è un evento creato da qualcun altro ma è qualcosa che creano gli stessi cittadini. Di tutti e per tutti: grandi e piccoli, cittadini livornesi e turisti di passaggio. Non c’è da pagare nessuna quota né c’è qualcuno che provvede ad allestire sedie e tavolini oppure a cucinare lasagne o penne all’arrabbiata. Ciascuno porta da casa quel che ha cucinato e perfino i tavolini. Detto così, però rischia di mettere in moto la fabbrica del caos. Ecco che c’è una griglia di regole per puntare a dare un criterio a qualcosa che potrebbe trasformarsi in una babilonia. Tradotto: ad esempio, il “bianco” della denominazione è il colore-base che contraddistingue tutto, inclusi centritavola, segnaposti, candele, palloncini, fiori e via elencando…

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Non è un modo di dire: in questa “sala da pranzo a cielo aperto”, bianca dev’essere l’apparecchiatura, bianco l’abbigliamento dei partecipanti (compresi i pantaloni), bianchi gli eventuali decori. Uniche deroghe ammesse: il tavolino (però da coprire con tovaglia bianca), le sedie e tutt’al più la ghiacciaina (ma magari nascondendola sotto il tavolo). Obiettivo: un colpo d’occhio nel segno del bianco totale. Il motivo? Non è una cuccagna qualsiasi, ma un format ben preciso con tanto di marchio registrato.

Dipende dal fatto che, per caratterizzarsi rispetto a una qualunque tavolata in piazza, il format mette l’accento sulle cosiddette “cinque E” (etica, estetica, ecologia, educazione, eleganza). E se il fattore eleganza è dietro la scelta del bianco come “codice colore”, quello dell’ecologia lo si ritrova nell’uso dei materiali: niente piatti né posate di plastica e nemmeno bottiglie (ma solo di vetro), neanche lattine; niente tovaglie carta ma solo di stoffa, idem per i tovaglioli. Sempre con il criterio del bianco totale. E con l’idea di ridurre al minimissimo l’immondizia: ecco perché sono esclusi dalla “cena in bianco” piatti, forchette, coltelli tipo usa e getta, così come sono vietate tovaglie e tovaglioli di carta da buttare subito dopo l’uso. Non basta: in tavola niente superalcolici ma solo acqua e vino, come detto in contenitori di vetro.

C’è anche un’altra prescrizione: ben vengano i tavolini da pic-nic anche se non sono bianchi (ma da coprire con tovaglia e tovaglioli bianchi di stoffa, come dicevamo). Però niente tavoli tondi, vanno bene solo quelli rettangolari o quadrati, compresi quelli normalissimi da pic nic. Perché? Dietro l’idea dello stile conviviale della “cena in bianco” c’è l’intenzione di dar vita a una lunga tavolata costituita da una sfilza di tavoli, l’uno attaccato all’altro facendo combaciare il lato corto. Se il tavolo è tondo si finisce per restare ciascuno isolato dagli altri tavoli, ciascuno dà le spalle agli altri. Occhio però a non conteggiare nel proprio tavolino, appunto rettangolare o quadrato, i due posti di capotavola: spariranno quando il proprio tavolo sarà attaccato agli altri.

L’idea è di tre associazioni alle quali ci si può rivolgere per informazioni: Reset (presidente Giuseppe Pera), tel. 392 1420285, sito web resetlivorno.altervista. org; Terme del Corallo onlus (guidata da Silvia Menicagli), tel. 0586 834054 ore ufficio, web www. termedelcorallo. com; Pro Loco Livorno (che ha alla testa Mario Lupi), tel. 335 5301678, sito  internet www. prolocolivorno.it. La pagina Facebook dell'evento è all'indirizzo www.facebook.com/ciblv facilmente raggiunigibile anche come "Cena in bianco Livorno". Il sito web del format nazionale con tanto di marchio registrato è www.cenainbiancounconventionaldinner.it

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di Redazione web