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Casa popolare interdetta, famiglia costretta tre giorni in tenda alla Chiccaia - Le foto
Dopo la diffida dei pompieri Casalp ha effettuato i lavori al sottotetto ma non ha rilasciato alcun atto per togliere l’interdizione dell’alloggio
LIVORNO. Casalp sostiene di aver inviato domenica all’ora di pranzo una posta certificata ai vigili del fuoco, in cui si afferma che il sottotetto del civico 66 del blocco della Chiccaia è stato sistemato.
I vigili del fuoco - che sabato notte avevano decretato l'interdizione all'uso dell’alloggio sottostante a quel sottotetto pericolante - sostengono invece di non aver ricevuto alcuna comunicazione dalla società delle case popolari. E soprattutto dicono che è Casalp, o la ditta che ha effettuato i lavori di ripristino, a dover rilasciare un certificato che annulli la diffida dell’appartamento in questione, due camere, un bagno e una cucina, in sostanza ad assumersi la responsabilità di dichiarare che in quelle quattro mura ci si può vivere.
In mezzo c’è Licia Fiorini, 51 anni, suo figlio Michel Litta, il nipotino che ha spento la prima candelina sabato scorso e l’anziana madre, quasi ottantenne. Tutti e quattro, ieri, al termine dell’ennesima giornata convulsa nel vecchio blocco di Shangai, hanno vissuto la loro terza notte fuori casa.
Stavolta però, anziché nell’auto parcheggiata in cortile, hanno piazzato un materasso matrimoniale sotto una tenda davanti al portone. Lì hanno dormito, mangiato e pianto. Abbandonati dalle istituzioni, dimenticati da Casalp e Comune, che dopo aver offerto loro una camera d’albergo per sabato e domenica, rifiutata da Litta (“Ho diritto ad una casa, non a un hotel, come faccio a fare le pappine a mio figlio?”, ha sbottato), ieri non li hanno neppure contattati per accertarsi delle loro condizioni, per proporre una soluzione o semplicemente per comunicare loro che era tutto ok e che potevano rientrare nelle loro stanze.
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Anzi, quando attorno alle 18 Michel Litta ha chiamato Casalp per capire se l’agibilità della loro casa sarebbe arrivata o no, il geometra reperibile è caduto dalle nuvole, ha detto di non conoscere il loro caso e l’ha invitato a richiamare stamani, all’apertura degli uffici. La loro storia è l’emblema del caos cosmico che regna ormai nel blocco popolare della Chiccaia e della perdita di controllo che Casalp - proprietario dell’immobile - non ha più neanche la forza di negare.
Oggi nei 125 alloggi totali, sono rimasti a vivere una decina di assegnatari, una decina di proprietari e un numero indefinito di occupanti abusivi che negli ultimi mesi hanno sfondato le case libere e murate. I più aggiornati nel quartiere sostengono che gli alloggi occupati siano 28, dunque assai più di quelli regolarmente abitati. Ma il numero è in evoluzione continua, l’anarchia è ormai dominante - due alloggi sono stati liberati domenica notte dai residenti del civico 58 - e neanche Casalp e Comune hanno chiaro il quadro, al punto da non riuscire a individuare i 12 alloggi su cui investire i 132 mila euro di ristrutturazione destinati all’emergenza abitativa.
Una scelta che ha l’ostilità di tutti i residenti regolari della Chiccaia, che ieri hanno esposto una serie di striscioni contro l’amministrazione comunale e contro il sindaco Nogarin, chiedendo di essere spostati in altri alloggi come previsto dai piani di recupero, come accaduto a tanti ex assegnatari di Shangai e come promesso nero su bianco in una lettera del Comune del marzo 2014.
Il rapido e drammatico evolversi degli eventi degli ultimi giorni potrebbe portare però l’amministrazione a ripensare quel progetto e a fare retromarcia sul paradossale utilizzo della Chiccaia per le famiglie senza tetto, tornando al piano originale dello svuotamento e dell’abbattimento, senza intermezzi di utilizzo temporaneo. Operazione su cui però penderebbe un problema legato ai soldi e allo spostamento degli assegnatari (senza considerare la spinosa questione dei proprietari) oltre a qualche veto politico tra i sostenitori esterni del sindaco.
E’ ormai chiaro però che le condizioni del blocco di Shangai non permettono altre strade. Le travi marce, mangiate dalla pioggia e rovinate dalla mancata manutenzione da parte di Casalp, che sono state trovate dai vigili del fuoco nel sottotetto del civico 66 dopo la denuncia di Michel Litta sul Tirreno, potrebbero essere anche nei sottotetti degli altri palazzi. Così come la presenza di tubi e lastre di amianto accatastati e abbandonati, rinvenuti nello stesso sottotetto e tolti d’urgenza sabato mattina.
Casomai c’è da chiedersi perché la società delle case popolari si sia mossa con questa solerzia solo dopo le paginate del nostro giornale e non dopo le numerose denunce da parte di Michel Litta, sempre cadute nel vuoto. Una sottovalutazione colpevole di un problema arcinoto in viale Ippolito Nievo.
Ieri numerose telefonate sono arrivate ai vigili del fuoco per richiedere sopralluoghi in tutti gli otto palazzi che compongono il blocco. «Nessuno ci garantisce che la situazione trovata al 66 non ci sia anche altrove», spiegavano ieri pomeriggio molti residenti. «E allora i pompieri devono venire anche qui, fare sopralluoghi come hanno fatto sabato e dirci se gli ultimi piani sono agibili oppure no, se c’è materiale pericoloso, se i tetti sono sani o pericolanti». Nel mirino c’è la manutenzione di Casalp che negli ultimi tempi è stata praticamente inesistente anche negli interventi strutturali, almeno a vedere le travi del 66, a sentire le testimonianze dei residenti e a leggere il verbale dei pompieri:“travi di sostegno in legno usurate da infiltrazioni di acqua piovana”.
«Ma la situazione è così grave che anche adesso che sono intervenuti nel mio sottotetto, nessuno vuol prendersi la responsabilità di dire che l’alloggio è sicuro», affermava ieri Litta. «Guardate che lavoro hanno fatto - aggiungeva mostrando altre fotografie scattate ieri a lavori conclusi -. Hanno messo qualche puntello in più, ma hanno lasciato intatte altri travi portanti marce e mangiate dai tarli. E’ logico che nessuno dica che possiamo abitare qui. Ma non altrettanto logico è che non ci venga trovata una soluzione alternativa. A noi e alle altre famiglie che vivono in questa situazione».
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