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«Per occupare l’asilo Chayes avevano le chiavi», sospetta connivenza - Le foto
Livorno, nessun segno di effrazione per entrare nell’immobile di via Cambini. Accertamenti della Municipale per verificare le irregolarità. «Precedente simile alla scuola Fratelli Cervi»
LIVORNO. Il primo sospetto che «qualcosa non tornasse», lo hanno avuto gli agenti della polizia municipale che all’indomani dell’occupazione dell’asilo pubblico di villa Chayes in via Cambini - siamo ai primi di agosto - hanno effettuato il sopralluogo per identificare le persone che si erano sistemate all’interno dell’immobile. Una ventina di nomi registrati (saranno denunciati) e un appunto che ora diventa un elemento di indagine: «Non si evidenziano segni di effrazione sulla porta d’ingresso, né tantomeno danneggiamenti o forzatura dell’ingresso», hanno spiegato gli agenti nella relazione consegnata al Comando e ai vertici del Comune.
A questo indizio che già allora apriva un’orizzonte inquietante sulla vicenda, ora se ne aggiungono almeno altri tre. Tanto importanti da far venire il sospetto anche alla vicesindaco Stella Sorgente - come spiega nell’intervista a fianco - che qualcuno abbia fornito le chiavi dell’asilo agli occupanti. In una sorta di connivenza o peggio ancora collusione tra chi entra negli edifici pubblici in modo illegale e chi svolge attività di pubblico servizio o servizi all’interno delle strutture pubbliche.
«Mi ero raccomandata con chi di dovere affinché fosse prevenuta l’occupazione, invece...», sospirava la stessa Sorgente ai primi di agosto. Il primo elemento che si aggiunge alla relazione della municipale, arriva da un residente della zona che la mattina in cui è stato occupato l’asilo dal “comitato ex Asl - movimento diritto alla casa”, era presente: «C’era un gruppo di persone - ricorda - e una di queste aveva in mano un mazzo di chiavi, ha aperto il portone con una di quelle dopo aver confabulato con gli altri».
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E dire che anche la tempistica dell’occupazione non sembra casuale. E siamo al secondo elemento. Tutte le utenze (acqua, luce e gas) - nonostante l’asilo fosse chiuso e in procinto di essere trasferito alle scuole De Amicis - non erano ancora state staccate dal Comune. E questa informazione non era stato certo pubblicizzata dall’amministrazione, ma evidentemente gli occupanti ne erano al corrente. Come già successo - tra l’altro - per l’occupazione dell’asilo in via Fratelli Cervi.
Nei giorni scorsi, poi, in redazione ci sono state inviate una serie di foto che abbiamo deciso di pubblicare. Nelle immagini si vedono le persone che hanno trovato un tetto nell’edificio di via Cambini portare all’interno della struttura suppellettili di ogni tipo. Scene già viste nelle altre occupazioni di edifici si pubblici che privati - la lista è sempre più lunga - occupati in città negli ultimi tre anni. Ma soprattutto c’è una serie di fotografie nelle quali si vede chiaramente un uomo avvicinarsi al portone dell’ex asilo con in mano un cartone pieno di roba, tirare fuori le chiavi, infilarle nella toppa e aprire la porta d’ingresso.
«Sono elementi sui quali stiamo lavorando», è l’unica frase che arriva dagli investigatori. Anche perché fino ad oggi il Comune, parte lesa visto che ha perso l’uso del bene e inoltre vedrà addebitarsi il costo delle utenze, non ha ancora formalizzato l’esposto. «Abbiamo però dato mandato alla polizia giudiziaria di fare degli accertamenti», spiegano. Intanto sono i residenti a monitorare la situazione. «Rispetto ai primi giorni - raccontano ad oltre un mese dall’occupazione - le persone che abitano nell’ex asilo sono completamente cambiate. È come se qualcuno gestisse chi deve arrivare e chi lasciare l’immobile».
Quello dell’occupazione abusiva degli immobili, nonostante le sofferenze e i bisogni di chi non ha un tetto sopra la testa sta diventando sempre di più un problema anche politico che la giunta affronterà con gli assessori e gli uffici competenti: sociale, edilizia pubblica, patrimonio nei prossimi giorni. Davanti un bivio: continuare a tollerare oppure intervenire. «Occorre esaminare il flusso - spiega l’assessore al sociale Ina Dhimgjini - in città c’è disagio e quindi si rischia che l’emergenza abitativa degeneri. Quello che deve garantire l’amministrazione è un percorso codificato per l’assegnazione degli alloggi che non ammette l’illegalità».
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