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Nogarin alla Chiccaia «Va tutto bene» Poi arriva l’inagibilità
LIVORNO. Alla fine Michel Litta aveva ragione: l'alloggio popolare in cui fino all'altro ieri ha abitato insieme alla madre Licia Fiorini, al figlio di un anno e alla nonna, all'ultimo piano del...
LIVORNO. Alla fine Michel Litta aveva ragione: l'alloggio popolare in cui fino all'altro ieri ha abitato insieme alla madre Licia Fiorini, al figlio di un anno e alla nonna, all'ultimo piano del civico 66 del blocco della Chiccaia, era pericoloso e inagibile.
L'hanno accertato i vigili del fuoco sabato sera dopo aver fatto tre sopralluoghi in 24 ore nel sottotetto sovrastante i quattro vani (due camere, una cucina e un bagno) di casa Litta.
I pompieri hanno rinvenuto "travi di sostegno in legno usurate da infiltrazioni di acqua piovana", proprio quelle travi immortalate sul Tirreno di venerdì, marcite, mangiate dalla pioggia ma anche - è palese - così malridotte da una manutenzione da parte di Casalp che carente è dir poco.
Il risultato è stato scontato: “Interdire l’uso di camere, bagno e cucina”.
La diffida dei vigili del fuoco è arrivata attorno alle 20.30 di sabato sera. Il caso, un po’ beffardo, ha voluto che pochi minuti prima Filippo Nogarin si fosse presentato a casa Fiorini-Litta. «Sono venuto personalmente a quest’ora, di sabato, per tranquillizzarvi, è tutto sotto controllo», ha detto il sindaco alla signora Fiorini.
«Allora resti a dormire qui con me, porti anche la sua famiglia», gli ha risposto la donna, esasperata.
Il primo cittadino è salito anche nel sottoscala e quando è sceso ha rincuorato ancora l’affittuaria: «Non ci sono problemi, noi seguiamo costantemente la situazione».
«Peccato che quando Nogarin se n’è andato - racconta Michel Litta - siano arrivati i vigili del fuoco con la diffida e abbiano ordinato a mia madre di lasciare l’appartamento».
A quel punto alla signora Fiorini e al figlio è stata offerta dai responsabili di Casalp la possibilità di alloggiare per 48 ore in albergo, ma i due si sono rifiutati. «Come scaldo il biberon a mio figlio, come gli faccio le pappine?», ha chiesto Litta ai tecnici delle case popolari e agli agenti delle volanti nel frattempo intervenuti sul posto. «Io ho diritto a una casa, non ad un hotel. Davvero pensate che si tratti di lavori che si fanno in 48 ore? Qui va rifatto il tetto che casca a pezzi o volete puntellarlo ancora?».
Il progetto di Casalp era proprio quello di puntellare. E così ieri mattina i muratori della società case popolari hanno iniziato i lavori alle travi. A mezzogiorno se ne sono andati sostenendo di aver risolto.
«Mi hanno detto che avrebbero mandato la documentazione ai vigili del fuoco e che questi avrebbero dovuto annullare la diffida», spiegava ieri sera alle 23 la signora Fiorini, dal cortile della Chiccaia dove era rimasta tutto il dì in attesa del via libera per entrare in casa. «Ma nessuno è venuto e pochi minuti fa, attorno alle 22.30 i pompieri mi hanno detto di non aver ricevuto nessuna comunicazione da Casalp», aggiungeva. «Io sono ancora qui, fuori di casa, sulla mia sedia, in cortile con mia madre. Sabato notte ho dormito in auto. Stasera farò la stessa cosa. Siamo disperati».
Oggi scopriremo se Casalp troverà un alloggio alternativo o s’assumerà la responsabilità di garantire l’agibilità a casa Litta. Poi dovrà spiegare perché solo dopo la denuncia del Tirreno ha preso in mano la situazione.
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