Il lutto
Ma l’ex “Corallo” riaprirà
La fine dell’epoca d’oro, il colpo di grazia e una speranza che resiste
di ANDREA VIANI
La fine arrivò con guerra. Acquistato dai ricchi livornesi Chayes nei primi anni del decennio 1930-40 lo stabilimento cessò l’attività termale a causa dell’affievolirsi dell’acqua delle sorgenti e dei primi segni di inquinamento dovuto alla ormai eccessiva vicinanza della città.
Dal 1939 iniziò lo sfruttamento industriale delle acque minerali Corallo imbottigliate direttamente nello stabilimento attraverso un moderno impianto, insieme ad altre bibite quali aranciata, chinotto, ginger e coca-cola.
Le “Acque della Salute”, salvatesi miracolosamente dai bombardamenti, vennero requisite dagli americani che ne fecero l’ “Officers Club”. L’attività termale cessò, dunque, nel periodo bellico, e neppure dopo il conflitto mondiale il complesso fu riattivato, ma fu sfruttato il solo aspetto industriale mediante la costruzione del nuovo stabilimento “Corallo”, per la produzione di acqua e bevande. Parallelamente all’attività di imbottigliamento, il padiglione centrale dei fabbricati interni, divenne una sala da ballo gestita da Oreste Ghinassi. E così funzionò fino al 1966. Nel settembre 1968 un violento incendio distrusse interamente il padiglione centrale, proprio alla vigilia della sua riapertura come night club. Da allora tutto il complesso è stato lasciato in uno stato di abbandono, che ne ha accelerato il degrado. Nel 1982, poi, un altro colpo di grazia: la costruzione del cavalcaferrovia adiacente all’ingresso, che ha isolato l’ex stabilimento termale dal resto della città; il preesistente viale degli Acquedotti è stato, così, cancellato rendendo difficoltoso l’accesso allo stabilimento e compromettendo il suo riuso come edificio di interesse pubblico.
Una scelta urbanistica bocciata in pieno anche dai progettisti dell’attuale nuovo piano regolatore della città, che appena messo piede a Livorno chiesero, tra le altre cose, proprio chi l’avesse avuta “la bella pensata di far lì il cavalcaferrovia”. A discolpa? Meglio appellarsi alla clemenza della corte e all’overdose di traffico che cercava sbocchi a est verso la Variante: anche a costo di assassinare quanto restava del liberty delle “Acque della Salute”.
. La crescita dello stabilimento di imbottigliamento
Se con la guerra si interrompe definitivamente la funzione di centro termale di prestigio, spicca il volo, come detto, l’attività di imbottigliamento. Il giornalista Luigi Pilo, alla fine degli anni ’50 si sofferma in una accurata descrizione dello stabilimento, “che - osserva - da attività secondaria del complesso è oggi divenuta di gran lunga la più importante industria del genere nel centro Italia”. “Visitare oggi lo stabilimento d’imbottigliamento “Corallo”, che è l’anima delle “Acque della Salute”, è come addentrarsi in un nuovo tipo di terme. Un tempo le acque erano centro di un pellegrinaggio da parte di una élite borghese, anche se, con notevole comprensione per i bisogni di tutti, l’azienda aveva provveduto ad attrezzare una sezione popolare a pochi passi dal corpo principale dello stabilimento. Oggi invece, per mezzo di un sistema capillare di distribuzione come solo il commercio moderno può consentire, le Acque della Salute arrivano presto - fresche, refrigerate, gradite - dappertutto e nelle misure, nella quantità, nelle fogge più svariate”. “Adeguandosi alla trasformazione imposta dal gusto e dalle esigenze del nostro tempo, nello stabilimento p sorto, dal vecchio reparto di imbottigliamento delle acque termali, una industria che aggiunge alla bontà delle acque, sapore, gusto, estetica. Quotidianamente vi si producono diecine e diecine di migliaia di bottiglie, oltreché di acqua della sorgente Corallo (che si è confermata fra le migliori esistenti per tavola), anche di aranciata, di ginger soda (l’aperitivo analcolico che è destinato ad avere sempre maggiore sviluppo), di lemoncino Corallo, di chinotto Corallo, fino alla coca cola che ha scelto questo stabilimento per la sua produzione di larga massa.
I magazzini constano di quattro capannoni di 400 metri quadri ciascuno (uno è in corso di progettazione e fra non molto si andrà ad unire agli altri). Aggiunti alla sala di imbottigliamento, al piazzale, al parco automezzi (ricco di 18 camion), formano una superficie totale veramente considerevole. La studiosa Silvia Menicagli Di Batte ha, inoltre, ricordato di recente, che l’acqua Corallo, a partire dal dopoguerra, veniva attinta da un ricco pozzo, denominato dell’Angelo, in località La Padula, poiché a differenza della vecchia sorgente del Corallo interna allo stabilimento, consentiva una produzione a livelli industriali (decine di migliaia di litri al giorno). “Percorrendo la Variante in direzione di Livorno, si intravedono nascosti dai pini, sulla destra, due chioschi quadrangolari di colore rosso-mattone. Il più vicino alla strada fino a qualche anno fa, aveva sul tetto un angioletto: questo era ed è il pozzo dell’Angelo”.
Il colpo di grazia: l’incendio del ’68 - la cronaca dei fatti
“Furioso incendio stanotte a Livorno. Distrutte dal fuoco le “Terme del Corallo”. Il tetto è crollato sull’intero padiglione. I danni ammontano a decine di milioni. Fervevano i lavori per la prossima apertura di un night club”: questo fu il titolo dell’articolo sulla notizia dell’incendio alle “Acque della Salute”, firmato dal capo cronista di Livorno de “Il Telegrafo” Carlo Cappellini, nell’edizione del 23 settembre 1968. Un colpo al cuore per la città, la mazzata definitiva per un edificio, il cui declino rispetto alla funzione originale di centro termale era già cominciato prima della seconda guerra mondiale: anche a causa del progressivo inquinamento delle falde freatiche sottostanti, provocato dall’avanzamento del cuneo salino.
Così recitava l’articolo: “L’edificio centrale delle “Acque della Salute”, che tanta parte ha nella storia di Livorno, convegno della migliore società della Toscana e italiana fino agli anni ’30, divenuto nell’ultimo dopoguerra sede del Dancing “Corallo”, dove ha mosso i primi passi di danza generazioni di giovani, è andato stanotte semidistrutto da un violentissimo incendio. I danni ammontano a decine e decine di milioni. E’ crollato completamente il tetto dell’ala sinistra dell’edificio stile “liberty” (proprio sopra alla grande pista da ballo) mentre sono andati bruciati tendaggi, poltrone e quanto si trovava all’interno. Quando le fiamme, subito levatesi altissime, sono state scoperte era ormai troppo tardi per intervenire con efficacia.
Il fuoco aveva già aperto una breccia nel tetto e una pioggia di scintille si riversava sul giardino interno mettendo in serio pericolo anche l’adiacente stabilimento della Coca Cola. Per tutta la notte si è protratta l’opera dei vigili intervenuti sul posto con quattro autopompe e l’autoscala. L’incendio è stato circoscritto poco dopo le 2 e 30 ma la loro opera è stata necessaria fino alle prime ore del mattino per spegnere gli ultimi focolai”.
Seguiva, quindi, un excursus sulla storia delle “Acque della Salute”: “Il vecchio edificio delle Terme venne inaugurato nel 1904. Un anno dopo entrò in esercizio anche il Terminus Corallo, che completò il complesso delle “Acque della Salute”. Il palazzo è naturalmente in stile liberty ma all’esterno ricorda le terme di Pompei: è circondato da un colonnato e da un’ampia terrazza alla quale si sale per due rampe di scale. La sorgente si trova a pochi metri di distanza, sulla sinistra e i visitatori di allora si davano convegno soprattutto sulla terrazza. Il padiglione venne creato come sala di ritrovo e tale fu il suo compito fino al ’35 circa. Nel dopoguerra il locale venne requisito dagli americani che lo attrezzarono per un loro club. Pochi anni dopo venne prese in affitto da Oreste Ghinassi (il proprietario dello Chalet Rotonda) che vi aprì una sala da ballo. Divenne in breve uno dei locali più in voga di Livorno. La domenica pomeriggio, ed anche alla sera, vi si dettero appuntamento decine e decine di giovani. Soltanto in questi ultimi anni il Dancing aveva cominciato ad accusare l’età ed anche il mutato gusto dei giovani moderni”.
“Due anni or sono il “Corallo” ospitò anche una riunione professionista di pugilato ma in autunno non riaprì i battenti. L’affluenza del pubblico era molto diminuita e Oreste Ghinassi preferì non rischiare. In questi ultimi giorni per il vecchio Dancing si stava preparando il rilancio. Da qualche settimana erano in corso i lavori di riadattamento e ammodernamento. Se ne voleva fare una specie di night-club per giovani e giovanissimi. A quanto sembra il night “Le Cannuccie” di Quercianella vi avrebbe continuato la sua attività anche d’inverno. Era ormai quasi tutto pronto e l’inaugurazione ufficiale sarebbe avvenuta domenica prossima. Erano già arrivate le nuove poltrone ed il bar era già stato montato. Ma anche l’arredamento interno attendeva ormai soltanto gli ultimi ritocchi. L’incendio di stanotte, che probabilmente è stato provocato da un corto circuito, ha mandato tutto a carte quarantotto”. E poi un infausta previsione: “Probabilmente dovranno passare dei mesi prima che l’edificio possa essere sistemato”.
Ma ecco la cronaca dell’incendio: “Non è possibile precisare l’ora in cui è divampato l’incendio. Probabilmente il fuoco si era già sviluppato da parecchio tempo quando i coniugi Paolo Pellegrini, 36 anni e la moglie Luisa Lodovini, 30 anni, abitanti in viale Ugo Foscolo 74, hanno scorto verso la mezzanotte e mezzo un chiarore a distanza. Provenivano in macchina da Arezzo dove si erano recati a far visita a dei parenti e a bordo dell’auto si trovavano anche i loro figli Luca di quattro anni, Andrea e Marco di due. Il Pellegrini è disceso ed ha visto che il vecchio dancing era in fiamme. Il fuoco usciva già dal tetto. Ha immediatamente provveduto ad avvisare i vigili del fuoco. Sono giunte nello spazio di pochi minuti, quattro autopompe agli ordini del cap. Silvestri. Il padiglione è stato attaccato da due parti: autopompe si sono portate nel giardino sulla facciata principale ed altre sul retro, attraverso lo stabilimento della Stib. Sul posto sono giunti quasi subito il direttore della Stib Umberto Bonaccorsi ed Oreste Ghinassi. I vigili hanno preso ad inondare il fabbricato con tonnellate di acqua. Le fiamme si erano però propagate al tetto ed è aparso subito chiaro che difficilmente sarebbe stato possibile salvarlo. Difatti poco dopo, il tetto è crollato sulla pista sottostante: le pesanti travi hanno levato piogge di scintille”.
“Verso le 2 l’incendio era in gran parte domato. I vigili si sono comunque trattenuti sul posto fino alle prime luci dell’alba per spegnere gli ultimi focolai. Le cause dell’incendio sono ancora in fase di accertamento. Sul posto si sono portati anche i carabinieri e la questura”.
24 ore esatte prima della morte di Padre Pio, si “spenseero” dunque le “Terme del Corallo”: dopo l’ingiuria del ring e del dancing, forse lo “spirito” delle “Acque della Salute” no nce la fece a reggere anche l’onta del night-club...
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