Toscana
Casalp interviene alla Chiccaia e rimuove l’amianto
Operai al lavoro con tute e mascherine (i residenti in casa) Durante l’intervento viene giù il controsoffitto del sottotetto
LIVORNO. 14 aprile 2016: «Non ci sono problemi di amianto, è tutto sotto controllo», garantisce al Tirreno la presidente di Casalp Vanessa Soriani parlando dei sottotetti della Chiccaia e spegnendo sul nascere le denunce dei residenti.
31 agosto 2016: una paginata del Tirreno smentisce che sia tutto sotto controllo come invece afferma la numero uno delle case popolari. Anzi, in una serie di foto, scattate nelle mansarde del civico 66 si vedono chiaramente tubi di amianto spaccati e lasciati in giro, e la botola che collega il sottotetto e gli alloggi aperta. Il Tirreno rivela anche che, prima di dimettersi (l’11 febbraio), l’allora direttore generale di Casalp Paolo Vicini aveva cercato di inserire la rimozione dell’amianto e la bonifica alla Chiccaia all’interno del piano d'impresa triennale definendole operazioni prioritarie, e che lo stesso Vicini con una serie di mail aveva sollecitato i dirigenti a provvedere. Casalp insomma, a partire dai suoi vertici era ben a conoscenza della gravità della situazione, ma niente è stato fatto per sanare il problema.
3 settembre 2016, cioé ieri, tre giorni dopo l’articolo del giornale: di buon’ora alla Chiccaia appaiono una serie di cartelli affisi al portone e per le scale del civico 66. “Attenzione, sono in corso lavori di rimozione amianto, è assolutamente vietato avvicinarsi”.
AVVERTITI IN EXTREMIS DA CASALP. L’orologio segna le otto e mezzo di mattina quando tre uomini in tuta bianca salgono fino al tetto a bordo di una piattaforma mobile parcheggiata nel cortile. Sono gli operai specializzati della ditta Mannucci, incaricata in fretta e furia da Casalp di provvedere alla rimozione dell’amianto. «Ci hanno avvertito ieri (venerdì, ndr) dicendoci di intervenire subito. Ho terminato di fare la notifica di legge all’Asl stanotte a mezzanotte», ammette il titolare della ditta.
RIMOZIONE CON I RESIDENTI IN CASA. Non è l’epilogo del dramma in corso nel vecchio blocco di Shangai destinato allo svuotamento e alla demolizione ma trasformato nei piani dell’amministrazione Nogarin in sfogatoio per l’emergenza abitativa.
Non è l’epilogo, perché la rimozione dell’amianto avvenuta ieri - a cui auspicabilmente ne seguiranno altre agli altri civici - non ha minimamente abbassato la tensione tra i 15 assegnatari e i 10 proprietari che qui convivono con decine di occupanti abusivi che negli ultimi mesi hanno sfondato gli alloggi murati. «Hanno affisso i cartelli con su scritto "assolutamente vietato avvicinarsi", ma allo stesso tempo non hanno evacuato il palazzo, non hanno avvertito che ci abita, o transennato l'area. Ognuno poteva entrare o uscire senza problemi», accusano gli abitanti. «Posso portare mio figlio in casa a mangiare oppure no? -, chiedeva Michel Litta, residente dell'ultimo piano del 66 -. Se leggo il cartello la risposta è no, ma allora dove vado? E per quanto? Nessuno ci ha detto nulla».
La domanda è semplice: «Perché a villa Corridi hanno chiuso il parco e faranno la bonifica a scuola chiusa e qui non è stata presa alcuna precauzione?».
ARRIVANO ASL E POMPIERI. Davanti a queste perplessità i residenti hanno chiamato i vigili del fuoco e i responsabili sicurezza dell’Asl, che attorno a mezzogiorno sono arrivati alla Chiccaia. «Abbiamo inserito il materiale nei sacchi di propilene come previsto dalla norma e poi nel big bag che era sul camion. Precedentemente avevamo provveduto al fissaggio e alla messa in sicurezza del sottotetto con liquido incapsulante», ha spiegato il titolare della ditta.
«Verificheremo che tutto sia stato corretto e capiremo anche quanto amianto è stato rimosso», hanno garantito i tecnici dell’Asl ai residenti, confermando che l’operazione era sotto controllo. «Ora Casalp deve chiedere i monitoraggi dell’aria e degli ambienti».
CROLLA IL CONTROSOFFITTO DURANTE LA RIMOZIONE. Ma non è solo l’amianto nei sottotetti ad essere finito al centro dell’attenzione e delle tensioni ieri nel vecchio blocco di Shangai. C’erano anche le condizioni di stabilità del palazzo, a partire dal tetto - denunciate anch’esse dal Tirreno il 2 settembre - ma evidenziate in diretta anche dal cedimento di varie parti dell’intonaco del controsoffitto all’ultimo piano del 66, dove durante le operazioni di rimozione dell’amianto sono caduti calcinacci, si sono formate grosse crepe e in alcuni punti solo una rete di metallo è rimasta a dividere mansarda e pianerottolo.
TOGLIERE IL PUNTELLO SUBITO. Il giorno prima, una squadra di vigili del fuoco aveva fatto un’altra perlustrazione proprio nel sottotetto del civico 66, alla presenza del ragioner Stefano Baldanzi di Casalp. L’attenzione era soprattutto rivolta alla grande trave del tetto che da oltre un anno è sorretta da un puntello arrugginito.
«Lassù non si può salire per lavorarci, che si deve fare?», ha chiesto Baldanzi ai pompieri. «Si può salire sì - gli ha risposto con fermezza il caposquadra dei vigili -. Basta mettere delle tavole». Poi ha elencato i lavori che Casalp deve fare subito: «Dovete eliminare il sovraccarico, dovete togliere l’amianto e poi sistemare il puntellamento che così non va. Se ci siamo stati noi, potete lavorarci anche voi». Ieri mattina Casalp ha iniziato le operazioni indicate dai vigili del fuoco, ma il ritardo rispetto alle tante denunce dei residenti e alla conoscenza del problema risalente almeno a un anno e mezzo fa, è palese. Ed è quello che gli abitanti hanno detto al sindaco Nogarin che in serata ha fatto una visita l blocco di Shangai.
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