Il Tirreno

Livorno

Maxi Camera di commercio È Breda il nuovo presidente

di Enrico Paradisi
Maxi Camera di commercio È Breda il nuovo presidente

Imprenditore maremmano di 47 anni, sarà lui a guidare l’ente dopo la fusione che ha accorpato Livorno e Grosseto in attesa dell’applicazione della riforma

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LIVORNO. Per acclamazione, all’unanimità e dopo un lungo applauso, Riccardo Breda, è stato nominato presidente della nuova Camera di commercio della Maremma e del Tirreno, ente che riunisce in un unicum quelle di Livorno e Grosseto.

Breda, imprenditore grossetano di 47 anni, già presidente dell’ente camerale del capoluogo maremmano, ha ricevuto l’investitura ieri a Livorno in una sala del consiglio tirata a lucido per l’occasione, di fronte al vicepresidente di Unioncamere Andrea Sereni e al segretario generale Giuseppe Tripoli. All’investitura c’era anche un pezzo di Regione, con l’assessore al commercio e alle attività produttive Stefano Ciuoffo. Una convergenza piena di tutti sul nome proposto da due dei consiglieri, anche se la consigliera rappresentante delle organizzazioni sindacali dei lavoratori si è astenuta.Sostituisce Sergio Costalli, che aveva manifestato l’intenzione di non volersi ricandidare. Toccherà a lui dunque governare il cambiamento e questa sperimentazione pura, che mette insieme due province limitrofe in rappresentanza di due territori, quello livornese e quello grossetano, che insieme valgono qualcosa come 76 mila imprese. Già perché Livorno (e Grosseto) rappresentano il primo esempio in Toscana, anticipando lo spirito della legge di riforma degli enti camerali, e provvedendo ad un accorpamento volontario che una volta entrato in vigore il testo normativo (sempre che venga approvato con questa stesura) sarà invece obbligatorio.

Il testo è stato approvato in via preliminare la scorsa settimana dal Consiglio dei Ministri, e da qui è partito l’iter di 6 mesi (suscettibile di modifiche) per l’approvazione definitiva che passerà poi dal confronto della conferenza Stato regioni. Ora il consiglio si riunirà tra una quindicina di giorni (il minimo previsto dalla legge) per nominare la nuova giunta, l’organo esecutivo che permette alla Camera di commercio di funzionare.

Il tutto, come detto, nello scenario di una riforma incombente che solleva qualche mugugno e qualche perplessità. Secondo il nuovo testo da 98 Camere (considerati già alcuni accorpamenti) prevede una riduzione che farebbe passare a 60 le strutture. A questa diminuzione è collegata anche una perdita delle funzioni (e qualche acquisizione sul turismo di intesa con le Regioni) che è collegata a una conferma del taglio del 50% delle risorse che entrano delle casse degli enti dalle imprese. Un taglio pesante che per le aziende non costituisce un grande risparmio, ma viene a far mancare quello che fino ad ora era utilizzato per le attività di promozione alle aziende.

Una delle sfide che dovrà affrontare la presidenza del nuovo organismo accorpato sarà proprio la modalità di “riconversione” e capire come adeguarsi alla riforma, sempre che il testo di legge rimanga quello in discussione sul tavolo del governo. «Io non intendo sottrarmi a questa sfida - ha detto Breda - Alle imprese non importa se il presidente è di Grosseto o no. Quello che importa è saper stare loro vicino». Una Camera nuova e inedita che raggruppa due territori che sembrano molto diversi, ma hanno molte similitudini sia a livello di turismo (sono due delle province toscane più frequentate) l’economia del mare e l’agroalimentare con molte Doc.

Anche lo stesso Breda, dopo aver ringraziato il collega Sergio Costalli che ha guidato l’ente livornese negli ultimi due anni e mezzo, ha ribadito questa vocazione comune: l’agroalimentare di eccellenza, una costa meravigliosa, che attrae numerosi turisti, e una importante economia del mare. «Ho intenzione di preparare un programma di mandato partendo da quelle cose che oggi posso fare - ha proseguito il neo presidente - Cercherò una grande collaborazione con la Regione Toscana. E cercherò di sbagliare il meno possibile».

Tante potenzialità insomma, ma con alcuni nodi da risolvere soprattutto da u npunto di vista infrastrutturale.Così come rimangono le perplessità dei dipendenti, preoccupati non tanto dall’accorpamento, ma da questo tipo di riforma che potrebbe portare a un “dimagrimento” anche del personale attualmente impiegato.

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