Gioco
Il bar va in piazza: boom di tavoli all’aperto
Un caffè o un aperitivo per riappropriarci delle nostre strade (o per farle conoscere ai turisti di passaggio)
Con questo articolo inizia la rubrica di Riccardo Pasquinelli dal titolo “Bella Livorno”: sotto la lente d’ingrandimento un’altra Livorno possibile, quella che vorremmo (e i vizi di quella che invece non vorremmo più).
Sarà pure una piccola cosa, però… Molti hanno di sicuro notato quello che è successo in pochi mesi in piazza Attias: sono spuntati tavoli all'aperto e ombrelloni, in piazza si fa colazione, si prende l'aperitivo e si cena. Una vera rivoluzione estiva, forse un segno che qualcosa sta cambiando in città, che ci sono operatori disposti a investire, a mettere in campo qualche idea per incrementare il lavoro e farlo meglio.
L'esempio lo ha dato il napoletano Ciro Petrucci, trapiantato a Livorno da una ventina d'anni e da due alla guida di “Rossopomodoro”, pizzeria-ristorante di una catena partenopea. E' lui, che dopo proteste e proposte per migliorare l'Attias, ha preso il toro per le corna e ha deciso: metto i tavoli all'esterno, “occupo” la piazza. E dietro di lui, in qualche settimana, sono andati gli altri tre pubblici esercizi che si affacciano sulla grande “A” rossa di Spagnoli.
ORMAI È UNA MODA
Ma non è un fatto isolato, un caso dovuto alla viva intraprendenza di Petrucci. Infatti basta arrivare in via Cairoli e si scoprono quattro bar con i dehors, le strutture all'esterno dove bere e mangiare. E in piazza Grande un altro bar è andato a unirsi ai gloriosi Dolly e Sole: anche qui tavoli e ombrelloni davanti alla scalinata del Duomo. E un sacco di gente tutti i giorni, come in via Magenta, dove funziona una nuova pasticceria-bar, o in via Cambini e Piazza Goldoni.
Insomma, sembra che i livornesi si stiano innamorando del rito della consumazione al bar all’aria aperta non solamente alle baracchine del lungomare o nei locali sotto i portici di via Grande già attrezzati da anni.
È una tendenza che ha vari significati positivi. Prima di tutto c'è la riappropriazione delle strade come luoghi destinati alla vita collettiva, alla sosta, agli incontri.
Si può prendere il sole (o un po’ d’ombra) e bere qualcosa con le macchine e i motorini finalmente un po’ più in là. E così si avvicina la città a standard di altre località, forse più turistiche o semplicemente più fortunate, in cui ci sono molte strade e piazze chiuse alle auto e dove l’offerta di bar, ristoranti, gelaterie crea un sistema di accoglienza che piace ai visitatori.
Basta pensare agli esempi di Pisa, Lucca e di molti centri della Versilia. Livorno comincia ad allinearsi, a costruire l’ambiente adatto all'ospitalità turistica, l’immagine di un centro più piacevole e a qualificare i servizi per i suoi stessi cittadini, che oltretutto di bar e ristoranti sono sempre stati molto interessati…
IL RITO DEL CAFFÉ
La consumazione al tavolo fa anche pensare ad usi che ci riportano un po’ al passato – il rito del caffè, con i suoi tempi giusti, un piacere che viene dal Settecento e che Livorno scoprì fin da quell’epoca grazie al porto – e un po’ all'estero, dove quasi mai il caffè o il tè si bevono al banco: nelle città francesi, inglesi o tedesche al bar si sta con calma al tavolo, magari leggendo un libro o il tablet o conversando.
L’ESPERIMENTO È OK
Il boom dei tavoli all'aperto corrisponde a un’esigenza che evidentemente molti sentono. Infatti i clienti non mancano, l'esperimento funziona, i commercianti una volta tanto sono soddisfatti. Il napoletano apripista di “Rossopomodoro” lo è più di tutti e affronta l'impresa con entusiasmo: ha speso più di 10mila euro per l'arredamento di uno spicchio di Attias che vale 46 coperti con tre ombrelloni rossi e una vetrina nuova di zecca per esporre il pesce fresco sul ghiaccio, smacchia l'orrenda pavimentazione della piazza con l'idropulitrice e spazza i rifiuti lasciati dai passanti, ha montato un impianto che diffonde musica classica napoletana, ha rimesso piantine nelle fioriere abbandonate dal Comune. E quasi tutte le sere fa il pieno. «Vede? Il commercio deve far vivere la piazza per tenere lontano i balordi. Ora le gente è contenta, vede la piazza diversa, la clientela aumenta»
LE TRACCE DELLA STORIA
Anche in piazza Grande c'è soddisfazione. La caffetteria Gran Guardia ha cambiato gestione recentemente e i nuovi titolari, entrambi con esperienze di lavoro al vicino Dolly, hanno fatto le cose con impegno.
Sono andati addirittura a scartabellare all'Archivio di Stato per decidere il nome del loro bar e capire com'era la zona in passato e hanno voluto una riproduzione a china della Piazza Grande del Settecento su una delle pareti del bar. E anche qui dall'inizio dell'estate sono spuntati i tavoli all'aperto, premiati da un afflusso costante.
LA STRADA “RIANIMATA”
Stesso discorso in via Magenta, “rianimata” da Raffaele Magrì, napoletano anche lui, che un anno e mezzo fa ha aperto una bella pasticceria seguendo la tradizione di famiglia dopo aver lavorato per tre decenni in Toscana. Con lui ci sono moglie, due figli, un cameriere in cravatta e un altro paio di dipendenti. E i tavoli sul marciapiede.
Il lavoro è partito a razzo e va a tutto gas: «Non ho fatto neanche in tempo a rendermene conto ma è andato tutto bene. La strada era morta, axdesso invece è più viva e tutti i fondi sfitti, nove, sono stati occupati…».
Come è possibile? Ma a Livorno non c'è la crisi? «Tutto dipende da chi lavora», dice Magrì (e gli altri confermano). «Servono amore, passione e prodotti di qualità: la gente se ne accorge».
Tutto questo rivela anche un altro aspetto che fa sperare: sono scesi in campo operatori nuovi, attenti anche ai particolari e pronti a offrire servizi migliori. C'è più cura, c'è un passo avanti nell'accoglienza ai turisti. Finalmente qualcuno si è accorto che ci sono anche loro in città, e che tanto pochi non sono. Chi è bravo e vede il futuro potrà ricavarne delle soddisfazioni.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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