Il Tirreno

Livorno

I profughi protestano: «Devono pagarci»

di Lara Loreti
I profughi protestano: «Devono pagarci»

La coop romana che gestiva il centro al Sant’Anna da lunedì sarà sostituita: gli stranieri vantano un credito di 115 euro a testa

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LIVORNO. Lamentano un credito di 115 euro a testa, che spettano loro per contratto e che si sono accumulati perché da settimane non riscuotono i 2.50 euro al giorno, previsti dalle norme sull’accoglienza. Protestano perché non hanno abbastanza cibo, né sapone per lavarsi e per sciacquare i panni, non possono usare la lavatrice e il cambio vestiti.

Ieri mattina una quarantina di giovani immigrati del centro di prima accoglienza ex Sant’Anna, in Venezia, sono andati in questura, accolti dal capo della Digos Alessandro Castiglione, e poi sono stati ricevuti in prefettura, dove hanno esposto i motivi del proprio malcontento.

Una manifestazione spontanea che non è un caso isolato: anche la scorsa settimana i giovani africani avevano chiesto aiuto in questura e prefettura per gli stessi motivi. Ma la protesta va avanti da oltre un anno: era il luglio 2015 quando i giovani dell’ex Sant’Anna si erano recati per la prima volta in questura.

Quattordici mesi prima però le lamentele hanno avuto un seguito da parte degli uffici preposti. E ieri è arrivata la notizia: la coop Inopera, da circa due anni nel girone delle cronache nazionali perché sospettata di essere coinvolta nell’inchiesta romana che ha lo scopo di far luce su quello che è stato ribattezzato il business degli immigrati e in un’indagine analoga ad Avellino, da lunedì lascia il centro che si trova in Venezia. Sarà sostituita da Impresa sociale opera trinitaria srl.

I motivi dell’avvicendamento sarebbero legati alla difficile gestione della struttura, da parte della stessa Inopera.

La vicenda è ancora tutta da chiarire. Per ora, dicono dalla questura, non ci sono denunce né sanzioni.

«Ho accolto io gli immigrati - dice il capo di gabinetto della prefettura Massimo Di Donato - come vicario della prefetta, che era impegnata su altri questioni. I profughi hanno espresso la necessità di avere più kit igienici e altri beni di prima necessità che sono previsti dai contratti sull’accoglienza e che spettano loro». Sull’avvicendamento di Inopera, Di Donato non entra nel merito ma sottolinea che «stiamo definendo la nuova gestione e chiedendo chiarimenti al soggetto gestore Inopera» e aggiunge che sulle proteste dei profughi riguardo ai 2.50 euro che spettano loro e alle altre eventuali inadempienze della coop romana «stiamo svolgendo gli accertamenti del caso».

Resta da capire quindi come mai, qualora le accuse dei profughi si rivelassero vere, la coop romana non abbia dato da quasi due mesi i 2.50 al giorno che spettano agli immigrati per le spese extra quotidiane. Si tratta del cosiddetto “pocket money”, cioè i soldi necessari per spese come ricariche telefoniche per chiamare i parenti, sigarette, piccole necessità come comprarsi una bottiglia d’acqua o un caffè. Ricordiamo che ogni immigrato è prevista una spesa di 35 euro al giorno che le cooperative a cui i Comuni si appoggiano dovrebbero spendere per il loro vitto e alloggio. È evidente che al Sant’Anna c’è stato un corto circuito. Già da stamani, comunque, la prefettura ha garantito assistenza agli immigrati, accogliendo le richieste.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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