Gioco
Nel cuore buio della città la sfida è far battere la vita
Grosseto, il simbolo dimenticato dai cittadini è in balìa di vandali e spacciatori
Il simbolo della bellezza di Grosseto? Le sue Mura medicee, un esagono (quasi) integralmente conservato che solo un altro paio di città capoluogo, in Italia, possono vantare uguale.
Il simbolo del “buio” a Grosseto? Le sue Mura medicee, dove manca la luce fisica dei lampioni dopo il tramonto e dove la luce spirituale della vita – sociale, culturale, turistica – si è spenta da tempo.
Il paradosso della città capoluogo della più grande provincia toscana, quella Maremma che del turismo vorrebbe fare il suo pane, è tutto qui. In quel magnifico monumento che fino alla fine degli anni Sessanta i grossetani abitavano e frequentavano come il parco urbano per antonomasia e che negli ultimi quarant’anni è diventato terra di nessuno. Caso più unico che raro, oggi a Grosseto di notte nelle periferie ci si sente più sicuri che in centro.
Moltissimi giovani sulle Mura non ci sono neppure mai saliti. E quelli che ci salgono, di giorno e di sera, lo fanno perlopiù per praticare tutto ciò che i genitori non devono vedere e sapere: amore, bevute e canne, queste ultime da prepararsi con materia prima acquistata in loco da piccoli spacciatori. Tutte “attività” che lasciano quotidiane tracce di sporcizia – fazzolettini, bottiglie... – alla cui rimozione ormai da decenni si provvede con la pigrizia di chi si è rassegnato. Così come da decenni nessuno più prova a ripulire l’infinità di imbrattature che costellano muri, muretti e panchine. Perché gli adolescenti grossetani adorano sfregiare proprio le Mura, il monumento simbolo della loro città. Ultimi in ordine di tempo i tre beccati meno di un mese fa dopo che avevano coperto di spray nero (un graffito 6x5) gli antichi mattoni giusto di fronte all’ingresso del Cassero Senese, gioiello delle Mura.
Sono un luogo di pericolo, oggi, le Mura di Grosseto? Tutto sommato no, a parte quegli altri ragazzini (anche questa è cronaca recente) che a branchi si divertono dall’alto dei bastioni a sputare sui passanti o a gettare sassi e biciclette per vedere l’effetto che fa. Gli episodi di efferata violenza, come accoltellamenti e persino omicidi tra balordi, che si registravano fino a una dozzina di anni fa, sono un ricordo.
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Semplicemente oggi le Mura sono un “non luogo”. Una potenziale miniera d’oro della quale però nessuno sa più che fare. Eppure qui negli anni Sessanta il Comune costruiva una moderna balera pubblica per il ballo sociale; qui c’erano bar, botteghe, laboratori d’arte. C’era un percorso archeologico . en plein air, ora a brandelli. Poi il nulla.
Alla fine degli anni Novanta partì un grande progetto di recupero complessivo delle Mura, finanziato dalle generose erogazioni della Fondazione Monte dei Paschi. Quando, vent’anni dopo, Mps è crollata, dei lavori previsti ne era stata ultimata solo una parte e il resto è rimasto lì, incompiuto o addirittura mai iniziato.
I soldi son finiti. Così chi governa la città prova a mettere qualche toppa qua e là, a bonificare il maxicantiere fermo a metà, a rivitalizzare il Cassero Senese facendone un’arena spettacoli, ad assegnare un appalto continuativo per la pulizia. Fino – ultimo atto – a realizzare una pista ciclopedonale lungo l’intero anello delle Mura. E che però ad oggi è pressoché priva di illuminazione, dunque di fatto disabitata.
Perché il vero problema delle Mura non è la loro riqualificazione edilizia; il problema è riportarci la vita, la socialità quotidiana. Così come è accaduto ai piedi delle Mura stesse, dove uno sporco giardino teatro fino ad allora di risse e violenze, recuperato nel 2008 è oggi il più frequentato parco giochi per bambini della città.
La politica, di tutti i colori, da un po’ assicura di averlo capito e la nuova amministrazione dichiara di avere il recupero sociale delle Mura come priorità. Non l’esercito, non i cancelli, ma tante persone – giovani, bambini, famiglie – per ridare luce al luogo più bello e più buio della città. Missione possibile?
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