Sicurezza
Duello Becce-Guerrieri per la guida dell’Authority
Nel giro di pochi giorni le scelte che segneranno il futuro dello scalo (e della città): il timone di Palazzo Rosciano, la maxi-Darsena e la privatizzazione di Porto 2000
LIVORNO. “Settembre, andiamo”. Ma né il porto né l'Authority possono “migrare” dalle banchine o da Palazzo Rosciano, come vorrebbe il Poeta: però il mese prossimo sarà una fase caldissima per rimettere in moto l'ingranaggio-chiave dell'economia livornese. L’unico che ha ricominciato a girare.
Si decide il destino del porto di Livorno ma c’è una doppia partita che si gioca altrove: l'una riguarda il decollo della riforma che ridisegnerà la geografia e i meccanismi di governo della portualità made in Italy, compreso ovviamente Livorno; l'altra è relativa all'accoppiata di bandi con cui l'istituzione portuale mira a stabilire, da un lato, chi sarà l'investitore privato che realizzerà la nuova maxi-Darsena da 800 milioni di euro e, dall'altro, quale cordata (anche in questo caso di privati) acquisirà il controllo dello scalo passeggeri spuntandola nella privatizzazione della Porto 2000.
A rimescolare ulteriormente le carte c’è anche un aspetto in più e riguarda proprio quest'ultimo tassello del puzzle: la Porto 2000 è di proprietà sì dell'Authority ma al 72%, il resto è in mano alla Camera di Commercio e anch’essa è parte in causa della privatizzazione. Anche l’ente camerale di via del Porticciolo è nel bel mezzo d'un triplice ciclone: la riforma del governo che ne riduce poteri e introiti; il completamento del “matrimonio” con Grosseto per dar vita a un ente unico dal Calambrone all'isola del Giglio; il "gran rifiuto" di Sergio Costalli, numero uno livornese uscente, che disattendendo qualsiasi aspettativa ha detto no allo scettro di presidente che gli era stato già praticamente affidato. Risultato: probabile che al timone della Camera di Commercio unificata livornese-maremma arrivi un grossetano (Breda). Non sarà però nelle mani di un maremmano l'ultima parola nel match fondamentale della privatizzazione del porto passeggeri: dal quartier generale dell'ente camerale confermano che l'operazione-bando è stata di comune accordo affidata alla gestione unica in pugno all'Authority, con l’unico requisito di garantire alle casse della Camera di Commercio un certo livello di introiti per la propria quota (quasi il 28%).
Ma con ulteriori avvisi di rinvio della scadenza le date relative alla Darsena Europa e alla Porto 2000 sono slittate in avanti: già dal 7 giugno si sa che gli investitori privati interessati all'espansione a mare avranno tempo fino a fine settembre per farsi avanti e, manifestando il proprio interesse, chiudere di essere invitati al successivo round, quello della gara vera e propria. Non è tutto: sabato scorso, quando era ormai in vista la scadenza del 4 settembre, l’apertura delle buste della privatizzazione della società dello scalo traghetti e crociere è stata rinviata e ora il termine per la presentazione delle offerte da parte delle 4 cordate in lizza è stato fatto slittare al 25 settembre.
Prima di arrivare a questa doppia scadenza di fine mese, c’è però da mettere sotto i riflettori l’ “ultimo miglio” della riforma con cui il ministro Graziano Delrio ha messo mano alla portualità. Qui da noi la patata bollente non è affatto la geografia dell’accorpamento: dunque, Livorno non punta i piedi per avere la deroga che terrà in vita, magari per altri tre anni, l’attuale assetto sperando così di scampare in qualche modo l'aggregazione (soprattutto Napoli-Salerno ma ora torna qualche mugugno anche per Genova-Savona). Livorno e Piombino sono l'unico caso di “nozze” fra Autorità Portuali prima del varo della riforma e con la benedizione del ministro in persona.
A mezzanotte di domenica prossima scade il termine entro il quale deve presentare il curriculum chi voglia candidarsi alla guida delle nuove Autorità di sistema portuale. Non è però un bando perché evidentemente il ministro sapeva di non aver il tempo per innescare una procedura completa e nemmeno voleva consegnare alla nomenklatura ministeriale le chiavi della scelta. Ma col bando dà quel segnale di novità che i suoi uomini stanno cercando: vorrebbero una nuova leva di presidenti con curriculum non politico bensì manageriale. Ecco perché su Livorno il tam tam da Roma continua a insistere su Luca Becce, savonese, alle spalle una esperienza da manager di prima fila del gruppo Negri (alla guida del terminal livornese Tdt in società con i portuali) ma anche dell’alleanza Neri-Negri (amministratore delegato di Cilp, anche qui in tandem con i portuali) e al rtimone dell’ex Agelp ora risanata. Non è però il solo in lizza: la Regione Toscana torna a dar fiducia a Luciano Guerrieri, da dieci anni al timone del porto di Piombino. Contro di lui il fatto che è un ex Pci (ma stimato anche da Matteoli) e si sa che Renzi ha fatto tabula rasa degli ex di Botteghe Oscure, però il voto di Roma e Torino e i guai sul referendum hanno assai indebolito il premier. A ciò si aggiungano candidature come, ad esempio, quelle di Vanni Bonadio (uomo di fiducia di Enrico Rossi sul fronte di Logistica Toscana), Angelo Roma (già designato in un precedente round e ex presidente di Toremar), Alberto Rossi (avvocato genovese).
Casomai, al contrario, da Roma si volesse puntare sulla continuità il ministro potrebbe tornare a indicare il commissario Giuliano Gallanti o il segretario generale Massimo Provinciali (che hanno portato a casa il Prg dopo una vita di rinvii e i bandi su maxi-Darsena e Porto 2000). Ma Meditelegraph indica l’attuale segretario livornese per l’analogo posto a Genova. Nella seconda metà del mese il rebus dovrebbe essere risolto in tutta Italia.
Mauro Zucchelli
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
