Il Tirreno

Livorno

Chiude in porto la Trinseo cinquanta lavoratori a casa

di Enrico Paradisi
Chiude in porto la Trinseo cinquanta lavoratori a casa

La multinazionale decide di tagliare l’impianto di Livorno per un calo del mercato Ora parte la contrattazione: sul piatto bonifiche e smantellamento degli impianti

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LIVORNO. Tre manager della Trinseo, l’azienda, ex Dow Chimica, che produce lattice in zona portuale, sono arrivati in città due giorni fa, hanno convocato i sindacati lunedì sera all’Hotel Palazzo, e hanno comunicato ai rappresentanti dei lavoratori la decisione del board americano proprietario della multinazionale, di chiudere il sito produttivo di Livorno. Gli impiegati, 28 diretti (tutti tecnici altamente specializzati tra diplomati e laureati) più una ventina dell’indotto tra manutentori e addetti alla mensa, sono piombati nell’angoscia e nell’incubo: perdere il lavoro per una decisione in pratica già presa e caduta sulle loro teste all’improvviso.

I lavoratori, che hanno saputo la notizia quasi per caso, ieri mattina si sono riuniti in assemblea e hanno bloccato la produzione. Poi con il supporto e l’impegno della Cgil, unico sindacato presente in azienda, si sono susseguiti per tutto il giorno gli incontri con il management, che dopo un passaggio con le istituzioni in Provincia, ha confermato la scelta di chiudere, ma si è riunito poi in serata con il direttore dello stabilimento e il direttore del personale per ridefinire insieme ai sindacati la cornice della contrattazione. «Con grosso senso di responsabilità - spiega Paolo Dani, della rsu - abbiamo accettato su richiesta del board americano di rimettere in marcia l’impianto fino al primo dicembre, in modo da smaltire le materie prime. Ci aspettiamo ora un altrettanto senso di responsabilità da parte dell’azienda per il sostegno al reddito e la gestione dell’area del sito sull’eventuale bonifica e lo smantellamento degli impianti, dato che abbiamo le professionalità per farlo». Stoccate nello stabilimento ci sono ancora 2500 tonnellate di prodotto per un valore di 1,5 milioni di dollari

Il sito, che è di proprietà, si trova nel cuore della zona portuale, in un’area di alto pregio per circa 110 mila metri quadrati, che avrà più di un acquirente interessato, e il messaggio che i lavoratori vogliono trasmettere è semplice: chi prende il terreno deve sapere che ci sono 28 professionalità legate a quell’area da mettere in conto. Anche la politica ha tentato di aprire uno spiraglio con l’azienda, ma all’incontro in Provincia, a cui hanno partecipato Simoncini per la Regione, l’assessora comunale Martini e il direttore Paoletti di Confindustria, si sono trovati di fronte ad una decisione ormai irrevocabile.

La decisione di chiudere è dettata da un calo del mercato (si parla del 5-10% a livello mondiale) e in particolare di quello della produzione dello stabilimento di Livorno, che produce un lattice che viene utilizzato nel settore delle cartiere per realizzare la carta patinata e che serve il settore italiano di grande livello con commesse anche da Slovenia e Spagna. Un’impianto che fino a ieri era al 90% della produttività, e che l’anno scorso, aveva patito un breve periodo di cassa integrazione a rotazione, sempre per un calo del mercato che sembrava comunque superato. Sui cinque principali siti che Trinseo ha in europa (2 in Scandinavia, uno in Germania con centro di ricerca e uno in Olanda) si è deciso di chiudere quello italiano. «Ci troviamo di fronte a una chiusura che ci fa sentire impotenti - ha detto il segretario della Cgil Maurizio Strazzullo - dimostrazione della necessità di un intervento legislativo a tutela dei lavoratori e del territorio. Non si può arrivare all’ultimo momento a trovarsi a una chiusura del genere e a saperlo attraverso voci. Lo trovo vergognoso per l’Italia».

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