Gioco
Aiutare gli anziani derubati a recuperare fiducia in sé
DI NICOLA ARTICO* Q. uella di derubare e imbrogliare degli anziani è una pratica piuttosto infame. Infatti, da un certo punto di vista, non si discosta certo dal derubare o imbrogliare dei bambini....
DI NICOLA ARTICO*
Q. uella di derubare e imbrogliare degli anziani è una pratica piuttosto infame. Infatti, da un certo punto di vista, non si discosta certo dal derubare o imbrogliare dei bambini. Predare chi è debole ed indifeso è un atto che tutte le società stigmatizzano. Non a caso. Così, nella grande letteratura, quando si riesce a simpatizzare con qualche ladro, lo si fa solo perché questo affronta persone o sistemi ben più forti e potenti di lui.
Non è certo il caso dei truffatori di persone fragili. Ai ladri, con ogni evidenza, non interessano gli effetti di quello che fanno. Tanto meno quelli psicologici. Eppure ci sono. La nostra identità sociale, il nostro stesso esistere tra gli altri e con gli altri, è collegato alle storie ed ai simboli che più ci riguardano.
A volte ci si affeziona per sempre ad una strada, ad un angolo, ad un profumo, come ovviamente ad un anello o una Madonnina d'argento regalata dalla propria madre, padre, fratello.
In questo senso, vista la tragica attualità, anche i terremoti sono feroci.
Se questo è vero sempre, per chi vive con uno sguardo inevitabilmente più verso il passato, oppure con meno attività sociale e dunque più dentro i ricordi ed i simboli dei propri affetti, lo è ancora di più. Inoltre, in un furto di oggetti e di affetti, c'è anche il senso di profanazione.
La violazione intima da parte di estranei che non sanno rispettare la sacralità delle proprie memorie, oltreché ovviamente delle proprie fatiche di una vita. Ma in un anziano c'è un danno in più. Ad una certa età le nostre facoltà cognitive si indeboliscono, si è meno reattivi. In genere è un decadimento graduale, ma gli esseri umani lo percepiscono.
Come percepiscono che alcuni sensi come l'udito, la vista, non funzionano più come una volta.
Così abitualmente cerchiamo tutti di fare un lento adattamento. Ma il fulcro di questi movimenti di accomodamento è che dobbiamo fidarci di più degli altri, perché meno possiamo farlo di noi. Fidarsi ed affidarsi diventa, come lo era non a caso da bambini, una dimensione centrale dell'esistenza e dell'identità di un anziano.
Se questa esigenza viene violentemente tradita, il danno psicologico può essere grande.
Possono emergere sentimenti di indegnità, di inadeguatezza, e ovviamente di depressione. Forte può dunque essere il sentimento di perdita per sé e per i propri cari.
Centrali, in questo caso, sono le reti sociali ed affettive naturali e di supporto intorno a chi subisce queste violazioni. Se da un lato ovviamente si deve evitare qualunque forma di giudizio sulla persona offesa, dall'altro è invece importante provare a ricostruire un tessuto di fiducia, di affetto, di stima. Mettere la persona anziana in condizione di riparare lentamente una ferita.
Alla fine noi esistiamo negli sguardi e nelle storie che viviamo, che ci scambiamo e quelle - per fortuna - non sono a disposizione di nessuno.
*direttore Uoc psicologia Asl 6
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