Il Tirreno

Livorno

Il pompiere istruttore: "Così addestro i cani per le emergenze" - Le foto

Ursula Galli
Il pompiere istruttore: "Così addestro i cani per le emergenze" - Le foto

Dalla strage di Viareggio ai terremoti in Emilia, Abruzzo e Lazio ecco la storia di Michele Lazzerini e dei suoi springer e labrador

5 MINUTI DI LETTURA





LIVORNO. Non si muove mai senza il suo springer spaniel Labro e il suo labrador Rubia. Con i suoi cani da soccorso, dal 2006 ad oggi, ha all'attivo oltre 100 interventi di ricerca di dispersi sul territorio della Toscana. È stato in Abruzzo e in Emilia dopo il terremoto, a Viareggio in occasione dell'esplosione alla stazione e sulla Concordia, ha partecipato a varie esercitazioni internazionali, collabora da anni con la Facoltà di Medicina Veterinaria facendo seminari e collaborando come tutor esterno a molte tesi di laurea. E la scorsa settimana insieme ai suoi fidi animali è partito per Amatrice.

È Michele Lazzerini, vigile del fuoco livornese, classe 1966, istruttore ed educatore cinofilo, dal 2004 responsabile del Nucleo Cinofilo dei Vigili del Fuoco di Pisa dove ha sede un importante centro di simulazione soccorsi in caso di eventi sismici, il più all'avanguardia d'Italia.

La sua, dichiara, è la vita di «un pompiere normale, di quelli che recuperano anche i gattini sugli alberi o aprono la porta alla vecchietta che si è dimenticata le chiavi in casa. Ma che si è realmente appassionato alla cinofilia e alle enormi potenzialità dei cani nelle missioni di ricerca e recupero in situazioni di emergenza».

Michele, cosa vuol dire addestrare un cane da soccorso?

«Io lo vedo come un complesso problem solving che valorizza al massimo la discriminazione olfattiva (devi allenare il cane a decodificare i milioni di segnali olfattivi e farli arrivare al cervello), creando motivazioni attraverso rinforzi positivi (premi). Ma soprattutto è la costruzione di una relazione tra te e il tuo compagno a 4 zampe. L'addestramento per il cane è un gioco, il ritrovamento di una persona che si è nascosta per lui una "festa". Ma in una situazione reale con macerie, parenti delle vittime in ansia intorno a te, tu puoi diventare un'altra persona rispetto all'addestramento: sei contratto, a tratti sei aggressivo, il tono della voce diventa perentorio. Per cui è importantissima la relazione che hai instaurato con lui, è grazie ad essa che il cane percepisce e interpreta le tue reazioni e ti segue di conseguenza. Il soccorso con unità cinofile è il vero punto di contatto tra efficacia e passionalità».

Come si motiva un cane al ritrovamento di dispersi?

«E' come se tu equalizzassi un brano musicale, le note ci sono tutte, sta a te metterle al posto giusto nel pentagramma. Chi si avvicina all'affascinante disciplina della ricerca deve saper capire, proporre e soddisfare le motivazioni che spingono i cani a cercare un disperso tra le macerie o all'interno di boschi impervi. Motivazioni che vanno da quelle alimentari a quelle predatorie, per arrivare all'interesse prosociale perdendosi nel fascino dell'esplorazione. Nel valutare e assecondare tutti questi orientamenti del nostro cane dovremmo conoscere tutte le sue tendenze date dalla differenza di specie, dalla variabilità individuale e dallo sviluppo del soggetto. Ogni cane ha motivazioni diverse ed in continua evoluzione, come ad esempio sono diverse le motivazioni di un ragazzo di 15 anni da quelle di uno di 40. L'esplorazione è il momento delicatissimo delle attività di ricerca, dove la curiosità si mescola al timore competitivo. Le situazioni che si presenteranno saranno dense di odori anche di animali, il terreno sarà accidentato, instabile, il nostro cane si troverà lontano da noi, si sentirà vulnerabile».

Quali sono le missioni che ricorda in modo particolare?

«Tutte rappresentano momenti drammatici, indimenticabili. Dal punto di vista tecnico molto interessante è stata quella della tragedia di Viareggio. Un ambiente pericoloso, con molto calore, la concitazione era altissima, riuscire a far creare le condizioni psicofisiche che permettessero ai nostri cani di dare risposte affidabili non fu semplice. Il loro ruolo importante in quella missione è stato quello di escludere che non vi fosse nessuno ancora intrappolato negli edifici interessati da crolli per riuscire a gestire nel miglior modo le risorse di soccorritori a disposizione. Il compito dei cani da ricerca è quello di "escludere" la presenza di persone vive, oltre che, chiaramente, di trovarle. Le unità cinofile sono integrate ad un complesso sistema di soccorso. Il soccorso non è una corsa al successo, ma una collaborazione per arrivare al successo. Il compito delle unità cinofile è dire che in un punto non c'è chi si sta cercando, in modo da indirizzare meglio le energie. Questo non vuol dire che tante volte i cani delle unità cinofile non abbiano dato indicazioni importanti per il ritrovamento di dispersi».

Per esempio?

«Mi viene in mente quando a Prato la mia labrador Rubia più volte segnalò un malato di schizofrenia che fuggiva alla presenza del cane: una ricerca in notturna difficilissima, perché questa persona continuava a muoversi, a scappare a zig zag. Rubia si infilò in un folto roveto per seguire le sue tracce, senza scoraggiarsi. Altri ritrovamenti ci sono stati, ma purtroppo di persone appena decedute sotto le macerie, in occasione di terremoti».

Come reagiscono i cani in quei momenti?

«Per i cani da soccorso spesso è uno shock il ritrovamento di persone decedute avendo l'aspettativa di trovare una persona viva che interagisca con loro. Nelle situazioni di crollo infatti nei primi momenti rimangono delle "sacche di odore" tipiche della persona viva che nel tempo poi si degradano, così come anche il seguire una traccia odorosa o risalire un effluvio in un bosco può portare al ritrovamento di una persona non più in vita».

L'addestramento alla ricerca dispersi, è un'attività da consigliare anche da chi ha cani "da casa"?

«Sicuramente, è un'attività ludica ottima per educare cani eccessivamente diffidenti, migliora l'autostima e facilita il raggiungimento della complicità con il padrone. Sviluppa moltissimo le capacità cognitive. L'esercizio di fiuto aiuta nella gestione delle emozioni e quindi migliora l'autocontrollo, risulta molto indicato nei casi di cani iperattivi. Ma in generale educare il cane di casa a eseguire i nostri comandi, senza precluderne lo sviluppo espressivo è molto importante. Il cane "anarchico" non è un cane più felice, oltre a rendere talvolta impossibile la nostra vita».

[[atex:gelocal:il-tirreno:livorno:foto-e-video:1.14038212:MediaPublishingQueue2014v1:https://www.iltirreno.it/livorno/foto-e-video/2016/08/31/fotogalleria/il-super-vigile-che-allena-i-cani-per-diventare-soccorritori-1.14038212]]

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Gioco

Superenalotto, i numeri vincenti di oggi – Jackpot da 41,9 milioni di euro

di Redazione web