Gioco
La lezione di Graziano il bagnino
Questa pagina è costruita grazie agli scatti di alcuni dei fotografi che lavorano per il Tirreno. Ecco, dall’alto e in senso orario, la loro descrizione. IL RAGAZZO DEL PATINO. Al Punto Blu “da...
di ARONNE ANGELICI
No, non è colpa di Elsa. Sono (quasi) sicuro che la professoressa Fornero stavolta non c’entri nulla. Se lo stagionale, figura mitica, per decenni, nell’estate di tanti ragazzi e non, beh se lo stagionale è diventato sinonimo di precario, moderna “vil razza dannata”, non è colpa della prof.
Stagionale mito? Sì perché per decenni sulla costa, specie in Versilia, la spiaggia di Firenze e della Toscana per eccellenza, al concetto di stagione e stagionale era abbinato una sorta di status filosofico. Ecco una persona capace di sapersi prendere il proprio tempo, di saper vivere, di sapersi accontentare. Per farla corta, lavorare, si e no, quattro mesi all’anno e vivere di rendita o quasi nei restanti otto. Per balneari e albergatori si mormorava persino un detto: il villeggiante buono è quello che prenota, paga la caparra e poi non viene.
Battute, naturalmente, mormorii. Le esilaranti cronache degli esodi e delle vacanze di quegli anni, scritte dalla fervida penna dell’architetto Marchetti, alias Ettore Borzacchini, ne sono testimoni e sempre buona è la lettura sotto l’ombrellone. Anche oggi. Anzi, più oggi che allora, perché adesso al racconto si unisce quella vena malinconica dei bei tempi andati, dei ricordi. Che rendono affascinante anche quello che così proprio forse non era.
Il mito del bagnino, allora, su tutti. Il re dell’essere stagionale con la esse maiuscola. Sì certo, c’era e c’è da alzarsi presto al mattino per riordinare la spiaggia, controllare che la faticosa setacciatura dell’arenile compiuta la sera precedente sia ancora a posto. Il sole poi “cuoce” il fisico e una giornata è davvero lunga.
Ma come, e le donne? Oddio, quando le vacanze familiari duravano per moglie e bambini tre mesi qualche occasione di corteggiamento certo non mancava. E magari l’occasione andava, per così dire a buon fine. Qualcuna vera, le più inventate, millanterie, le migliori però da raccontare. Fino a diventare mito. Lo era certamente per il sottoscritto Graziano, il bagnino dello stabilimento balneare dove la mamma mi portava al mattino. Con gli amici era sempre un capannello vicino alla sua sedia con ombrellone in riva al mare. Allora i bagnini giravano a torso nudo, mostravano il fisico asciutto, erano un po’ i direttori d’orchestra del vivere in spiaggia, dal mare alle cabine. Oggi guai a non portare la maglietta rossa con scritto salvataggio (rischi multa salata) e poi mai muoversi durante i turni dalla postazione, altro che chiacchiere qua e là sotto gli ombrelloni. Un altro mestiere, sempre duro, quello del bagnino di oggi rispetto a quello degli “anni ruggenti”. Più professionalità, meno romanticismo. E le donne? Un pianto, diciamolo. Con la storia delle vacanze ultra corte, mordi e fuggi, anche l’aspetto avventuroso dell’amore in riva al mare si è molto affievolito. Tutti (tutte) sembrano aver meno tempo per tutto. Anche per amare, sognare, divertirsi. Sotto l’ombrellone non più la chiacchiera con il bagnino, o l’ammicco: ci si preoccupa se c’è il wi fi e se ci sono tacche a sufficienza sul telefonino. Si chatta e ci si acc. ontenta di questo.
E il mito non è più mito. E il lavoro stagionale non è più ambito, quasi invidiato, perché oggi è sinonimo di estrema precarietà. Vale per il bagnino, per i camerieri, per i portieri di notte, per il personale delle tante attività che aprono e chiudono in una stagione e non si sa se riapriranno l’anno dopo. Difficile arrangiarsi come facevano i bagnini di una volta che d’inverno diventavano imbianchini o falegnami, forti dell’esperienza sulla spiaggia, a riparare e manutenere i vagoni delle cabine, le sdraio, i tavolini, i pattini (prima dell’avvento dei pedalò e della plastica). Insomma il bagnino, maestro anche in quell’arte che segue il detto: stucco e pittura, fan sempre bella figura.
Ricordi. Emozioni. Racconti intorno a vacanze che non ci sono più. E lo stagionale oggi è precario, non c’è mito che tenga. E, forse, non è colpa di Elsa.
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