Gioco
L’impresa di Lulli: l’ho fatto per voi, 140
Rotta sulla verità. Il giornalista ha compiuto la traversata in canoa da Gorgona a Livorno per le vittime del Moby Prince
LIVORNO. La dedica al cielo. «L’ho fatto per voi...». Per le 140 vittime del Moby Prince. Sono le 16.30 circa quando la iole “Fuocoammare” di Sandro Lulli spunta in lontananza. Alla banchina del Porto Mediceo mancano ancora un po’ di metri, ma la sua impresa è compiuta.
A tracciare la rotta ci sono i gabbiani e il figlio Vito che timona una delle imbarcazioni a supporto. Sul molo c’è Luca Agamennoni - quattro volte olimpionico e fresco reduce dai Giochi di Rio -, c’è l’assessore allo sport Andrea Morini, ci sono i parenti, gli amici, giornalisti, telecamere, fotografi. Tutta la sua gente. Perché venticinque miglia di voga, 40 chilometri di fatica, vogliono vederti in faccia. Il primo abbraccio è proprio quello di Agammenoni, da campione a campione. Sì, esatto. Ieri Sandro si è laureato campione di vita. Attraverso una clamorosa prestazione ha voluto stringersi alle 140 famiglie che da 25 anni chiedono risposte.
«Alla fine è andato tutto bene - sorride Lulli - dopo tre ore ho avuto una crisi, ma l’ho allontanata quasi subito. La carica emotiva ha prevalso e mi ha spinto a non mollare. Sapevo che le mani mi avrebbero fatto male, sapevo che sarebbero arrivati i crampi, ma il desiderio di vogare verso il porto ha fatto sì che le ultime 5-6 miglia venissero da sole. Venerdì, prima di andare a letto, temevo che qualcosa potesse andare storto. Dolori alla schiena o altri imprevisti fisici, del resto non sono più negli anni verdi. Tuttavia eccomi qua, volevo farcela in tutti i modi e sono riuscito a concludere la “Rotta per la Verità”. Per loro, lassù».
Trema, Sandro Lulli. Ha le mani distrutte dalle vesciche. Si disseta. Saluta la moglie Rossella, gli amici dell’Unione Canottieri Livornesi, ma soprattutto il figlio Vito: «È stato encomiabile - prosegue - vedermelo dietro mi dava la forza di proseguire. Come se fosse la sua barca a spingere la mia. Un paio di volte l’ho anche trattato male e non se lo meritava. Ci tengo a ringraziare anche la pubblica assistenza, la Guarda Costiera, le forze dell’ordine, la famiglia Salemmo e la dottoressa Barbara Bissoli che ha saputo alimentarmi nel migliore dei modi durante la traversata. Nell’Italia di oggi ogni singolo atto legato alla solidarietà vale oro. Ah, quasi dimenticavo, grazie a Luca Agamennoni, un esempio da seguire e che sicuramente tra qualche giorno inizierà nuovamente ad allenarsi per partecipare alla sua quinta Olimpiade».
Sulla barca dell’Svs c'è Loris Rispoli - presidente del comitato sul Moby Prince insieme ad Angelo Chessa - che ha accompagnato Lulli per l'intero percorso, dall'isola di Gorgona alla lapide affissa in porto (oltre 6 ore di voga): "Sandro ha portato a termine un'autentica impresa - precisa - sia dal punto di vista fisico, sia a livello morale; un gesto che lascerà il segno in una città che ha riacquistato l’orgoglio di stare al fianco delle 140 famiglie travolte dalla tragedia. La commissione parlamentare d’inchiesta sta portando avanti le indagini e tutti noi continueremo a lottare per la verità». Gommino nero al polso per Sandro Lulli nel giorno di lutto nazionale per le vittime del terremoto: «Sulla iole, di fianco alla scritta “140 perché”, ho incollato un adesivo per il disastro che ha colpito il centro Italia». Poi la benedizione del parroco, la preghiera e un mazzo di fiori depositato - insieme a Rispoli - sotto il perenne ricordo dei 140 angeli del Moby Prince. Grazie Sandro.
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