Gioco
Livorno perde la testa, spunta un maremmano
L’aggregazione era nata per poter essere i capofila (con Pisa non era possibile) Il no di Costalli cambia tutto, a Grosseto la leadership su un piatto d’argento
LIVORNO. Il “gran rifiuto” di Sergio Costalli scuote dalle fondamenta gli equilibri di potere fra territori e categorie faticosamente raggiunti per dar vita alla nuova Camera di Commercio unificata Livorno-Grosseto. E ora rischia di lasciare la porta aperta all’arrivo di un maremmano al vertice della nuova istituzione: anziché la staffetta con metà mandato a testa, il presidente grossetano Riccardo Breda, numero uno della Cna grossetana, potrebbe diventare il numero fin dall’inizio.
Il gossip nei Palazzi della politica locale e all’ombra del palazzo seicentesco di via del Porticciolo si ferma qui. Chi esce allo scoperto è Benedetto Tuci, livornese, presidente regionale del Movimento Consumatori: dice di essersi “ammoscato” che al timone non andrà un livornese bensì un maremmano.
I NUMERI PARLANO CHIARO
Una soluzione forse inattesa perfino a Grosseto, anche se negli ultimi giorni Breda ha preparato un po’ il terreno mettendo in fila dati che mettono in luce la Maremma come la “regina” della Toscana nella dinamica imprenditoriale. In realtà, i numeri sono numeri e parlano chiaro: il valore aggiunto 2015 è di 8 miliardi di euro per la provincia di Livorno e poco più della metà per quella di Grosseto, 36mila localizzazioni di imprese attive con targa labronica e quasi 33 mila quelle maremmane, 137mila unità di lavoro nel nostro territorio contro le 90mila in quello grossetano.
Ma un conto sono i numeri e un altro le alleanze (e le spaccature). C’è da mettere nel conto che l’ex “poltronissima” di presidente della Camera di Commercio diventa una carica appena più che onorifica e Costalli non è tipo da aver bisogno di un incarico da mettere sul biglietto da visita: è nel consiglio d’amministrazione di Unipol ed è stato vicepresidente di Unipol Banca, nel salotto buonissimo della finanza made in Italy. Figuriamoci se scalpita per uno strapuntino...
Ma forse il problema principale sta proprio nell’idea della staffetta: e non perché ci sia qualcosa in contrario a cercare equilibri e compensazioni con i grossetani. Semmai, a quanto è stato possibile ricostruire sulla base delle informazioni raccolte, la ragione sta nel fatto che nella fase attuale chi fa il primo giro avrà da vedersela con un “vietnam” continuo: a cominciare dalla patata bollentissima degli esuberi del personale, senza contare la nuova complicata geometria dei rapporti con le organizzazioni di categoria di territori così differenti e così poco abituati a stare in relazione. Tradotto: con la staffetta, il primo presidente rischia di passare due anni e mezzo difficilissimi, il successore si troverà presumibilmente la strada spianata.
LA SCELTA E IL PARADOSSO
È paradossale: le “nozze” con la Camera di Commercio di Grosseto, Livorno le aveve scelto per cercare un partner un po’ meno robusto dal punto di vista imprenditoriale: insomma, qualcuno con il quale poter giocare da fratello maggiore perché l’ente camerale pisano ha le spalle più forti dal punto di vista del tessuto imprenditoriale e in Pierfrancesco Pacini ha una leadership consolidata al timone dell’Unioncamere regionale. Risultato: questo sarchiapone geografico va dal Calambrone ai confini con il Lazio e il capoluogo livornese lontanissimo dal baricentro fisico.
Inizialmente la leadership di Costalli come guida del nuovo ente era stata accettata anche in Maremma in virtù della spaccatura fra le organizzazioni di categoria l’una contro l’altra nel durissimo match per l’elezione del sindaco di centro-destra Antonfrancesco Vivarelli Colonna che aveva guidato proprio una di esse (in campo avverso l’ex assessore regionale Pd Annarita Bramerini è diventata direttore degli artigiani Cna).
SUICIDIO POLITICO
Ma i due schieramenti grossetani si sono ritrovati su un piatto d’argento l’ennesimo suicidio politico livornese: inutile dire che adesso tanto la campana del centrodestra come quella del centrosinistra ben difficilmente si smarcano dal sostegno al proprio alfiere (anche se i numeri nel “parlamentino” del nuovo ente camerale non basterebbero a Grosseto se si dovesse semplicemente giocare il match fra le due province).
«Dopo il sindaco che viene da Castiglioncello, il presidente della Provincia da Rosignano, il segretario Pd da Colle, il presidente dell'Authority da Genova – dice Tuci – è probabile che il nuovo presidente della Camera di Commercio sia di Grosseto». E aggiunge: «Che ci frega, se son bravi? In realtà se uno viene da fuori non è un problema, ma se la città non riesce ad esprimere una classe dirigente è un problema eccome: e siccome tre indizi fanno una prova...». Per l’esponente del fronte consumerista, «unificandosi con Grosseto si è guardato all'orticello delle nomine (terrorizzati da Pisa e Siena) e poi non si riesce ad esprimere protagonismo per una poltrona ancora importante». E poi: «Speriamo almeno si salvino i posti di lavoro e non diventi il bis della bolgia del riordino delle Province».
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