Gioco
Io, derubata di giorno al mare sono entrata in un'odissea
Livorno: tanta rabbia, poi la paura, il danno economico. E l’allucinante odissea da un ufficio all’altro
LIVORNO. Giovedì notte ho avuto un incubo: un ladro prova a entrare in casa, aprendo l’uscio con le chiavi. Io mi sveglio nel sonno, e grido: “Chi sei, cosa vuoi?” Lui risponde di aver sbagliato e corre via. Sento proprio lo scalpiccio delle sue scarpe allontanarsi per le scale... Mi sveglio col pensiero di dover chiamare immediatamente il 113 e di affacciarmi alla finestra, magari di intercettarlo e fargli una foto. Prima che sia troppo tardi. Per senso civico. E per deformazione professionale. Sono le sei, ho già l’ansia. Addosso però ho anche quella piacevole sensazione unica che ben conosce chi, almeno una volta nella vita, s’è detto: “Era solo un brutto sogno”.
Già, era solo un brutto sogno. Ma un furto, l’altro giorno, l’ho subìto davvero. E mi è costato caro, in termini economici, di paura e anche e soprattutto di seccature burocratiche e non. Sono solo una delle tante ad essere finita, in città, nella rete dei ladri specializzati in quelli che qualcuno chiama i furti di impulso: il malvivente, senza troppe pianificazioni, si apposta in un luogo di passaggio (il lungomare, in prossimità dei moletti o degli scogli, è la location preferita, ma va forte anche il cimitero comunale), osserva gli automobilisti che hanno appena parcheggiato e, se nota che nell’auto viene lasciata una borsa o un marsupio, allora è fatta.
Basta aspettare un po’, assicurarsi che il malcapitato non torni subito alla vettura, e poi entrare in azione, spaccando il finestrino o forzando le portiere. Infischiandosene dei danni provocati e anche di eventuali testimoni che ahinoi - me lo dicevano, ma ora l’ho constatato in prima persona - quando servono davvero, alla fine non ci sono (quasi) mai.
A me è successo in pieno giorno e in pieno centro: un vero e proprio scandalo al sole. Fascia oraria 14.20-15.10, nella piazza San Jacopo in Acquaviva, tra la chiesa e la Baracchina Bianca. Parcheggio l’auto, prendo nel bagagliaio la borsa del mare e lascio quella personale. Prima dello scambio, mi guardo rapidamente intorno, non si sa mai. Mi sembra che non ci sia nessuno. “E poi tanto sto poco”.
Quando torno rigenerata dal bagno, vado dritta al bagagliaio per lasciare l’asciugamano e riprendere la borsa, che però non c’è più. Dove è finita? Guardo meglio nell’auto: il sedile posteriore è stato sganciato e il deflettore anteriore è in frantumi. I vetri sono tutti sparsi sul cruscotto e sul sedile. È un incubo. La breve pausa pranzo sul mare, 50 minuti, si trasforma in un intero pomeriggio, e poi l’indomani (cioè ieri, venerdì 26 agosto), in un’altra mezza giornata, di corse da un ufficio all’altro per cercare di riemergere dalla valanga di “cose da fare e recuperare” che mi travolge. E ora veniamo alle dolentissime note: bottino, spese da sostenere e documenti da rifare. Per prima cosa, blocco le carte: troppo tardi, mi hanno già rubato diverse centinaia di euro con due prelievi. Poi corro a casa: c’è la serratura da cambiare perché in borsa c’erano le chiavi, e bisogna fare presto. Costo 200 euro. E che dire del finestrino rotto? Altri 75 euro. Nel portafoglio c’erano 100 euro: volate via.
La cosa più faticosa, però, sono i documenti da rifare. Cosa che comporta file, disagi e continui disguidi e rimpalli da uno sportello all’altro. Un esempio? Per rifare la carta di identità serve un documento di riconoscimento. Ok, ma me li hanno rubati tutti, è scritto nella denuncia. Idem per il permesso provvisorio di guida. Stessa risposta di prima. E mentre le ore scorrono, c’è sempre un foglio che manca, una cosa che non ho fatto ma che era indispensabile, un tassello da riempire. Un percorso ad ostacoli in cui la meta sembra allontanarsi... Lo so, c’è di peggio. E poi, un tuffo dal moletto, in fondo, non ha prezzo...
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
