«Tutta la notte a scavare»
I racconti di volontari e vigili del fuoco livornesi in prima linea ad Amatrice
LIVORNO. «La maggior parte delle persone le abbiamo trovate sotto le coperte: c’era una coppia, con un pastore tedesco, tutti in camera da letto. Scavando sotto cumuli di macerie e dolore, abbiamo trovato prima lui, poi lei... Un parente disperato gridava: “C’è anche il cane!”. Abbiamo continuato a cercare e lo abbiamo individuato: anche lui morto».
Fabio è uno dei tanti. Uno di quelli che quando c’è bisogno, mette la divisa da volontario e parte. Nella notte del sisma che ha colpito il centro Italia, lui era al lavoro. Di turno in centrale, al 118. Una notte come tante, la tv accesa su Sky tg24. A un tratto, non sono ancora le 4, il giornalista annuncia la notizia del sisma. Si parla già di morti, di devastazione e di un paese, Amatrice, che è sparito sotto i colpi feroci delle viscere della terra. Nella sala operativa del 118, in ospedale, Fabio Nardi, storico volontario, alla Svs da 40 anni, sente un sussulto. Il pensiero s’infila tra quelle rovine polverose, infingarde, che nascondono i vivi e ricoprono i morti. «Lì c’è bisogno di noi, devo andare a cercare la vita tra le macerie». Parte il tam tam tra i volontari di via San Giovanni, e quando il sole è appena sorto, 9 soccorritori della Svs sono già pronti su tre mezzi, due ambulanze e un fuoristrada, in viaggio verso Rieti.
Livorno si mobilita. Nei luoghi del sisma, ad aiutare le famiglie dei terremotati, accorrono i vigili del fuoco, volontari e mezzi della Misericordia di via Verdi, di quella di Montenero, oltre a un centinaio di carabinieri della II Brigata Mobile, partiti per allestire un campo. Insieme a Fabio c’è Andrea Rocchi, 30 anni ancora da compiere, di cui oltre la metà - 16 - trascorsi con la divisa gialla e arancione della Svs. Ha partecipato ad alluvioni, nevicate importanti, incendi, soccorsi in mare, mai a un terremoto. «Quando parti per un’emergenza del genere, sai a cosa va incontro, ma quando ti trovi lì non sei mai preparato - dice Andrea - Appena arrivati, l’altra sera, ci siamo commossi. Abbiamo scavato tra le macerie a mani nude, con picconi e mazze, accanto ai vigili del fuoco, per tutta la notte. Senza chiudere occhio. Nella sola serata di mercoledì, fino all’1, nella frazione di Saletta abbiamo estratto 25 salme. Purtroppo non c’è stato modo di trovare vivi».
I segni della morte sono nei volti dei sopravvissuti. Gente vestita alla meglio, seduta agli angoli delle strade. Chi urla perché ha perso tutti e tutto, chi vaga con gli occhi fissi nel vuoto, chi è scappato da parenti e amici. Molti non ci vogliono andare nelle tendopoli, e chi ha la possibilità lascia il paese. Ma c’è chi invece vuole restare, deve, perché là, sotto le macerie, ha i figli, i genitori, i nipoti. I vigili del fuoco cercano con le unità cinofile. nel Lazio ci sono due veterani del Comando livornese: Bettino Catania e Luca Bacci. Con loro, un labrador, Maia, e un border collie, Cuba. I due cani annusano tra la polvere mentre i pompieri portano i parenti dei dispersi con sé, per farsi indicare il luogo di quel che resta delle case, dove i corpi potrebbero esser celati. E a un tratto, tra tanto dolore, spunta un barboncino ancora vivo. «Non è un lavoro facile, le persone sono distrutte, intorno c’è una coltre di dolore insormontabile - racconta l’instancabile Luca Bacci, alle spalle oltre 30 anni di mestiere, nel 2009 a L’Aquila - E noi siamo provati».
È il lavoro del soccorritore, sempre pronto. Ma a volte ci sarebbe bisogno di tirarle fuori quelle emozioni che ti portano a essere a disposizione 24 al giorno. Lo spiega Fabio Nardi: «Chi, come noi, interviene su una emergenza del genere si trova immerso full time in queste situazioni: trovi un corpo, ce n’è un altro. E poi forse ancora uno...Certe cose non puoi tenertele dentro, devi sfogarti».
E quando ieri mattina, la terra trema ancora, il paese impazzisce. «I nostri mezzi erano sotto al campanile della chiesa ad Amatrice - racconta Rocchi - la scossa è stata forte e s’è staccato un pezzo del tetto. La gente urlava, c’è stato un fuggi fuggi, ci siamo spaventati».
Poi, di colpo, la vita ci sorprende ancora una volta. Ecco le parole di Federico Gallerini, volontario della Misericordia di Montenero, col suo cane Thor: «Alcuni nostri colleghi hanno trovato un ragazzo, poi un cane e nel pomeriggio due bimbe, tutti vivi. L’emozione è stata enorme».
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