Il Tirreno

Livorno

Camera di commercio, l’addio di Costalli: «Non mi ricandido»

di Matteo Scardigli
Sergio Costalli
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Sergio Costalli

Livorno, dopo oltre 2 anni il presidente lascia (ma resta in consiglio). Il primo settembre nascerà il nuovo ente unito a Grosseto

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LIVORNO. Sergio Costalli lascia dopo due anni e mezzo il vertice della Camera di Commercio di Livorno, un’uscita di scena annunciata che arriva nell’ora più buia per il sistema camerale nazionale raccontata in un volume dal titolo “Guardare il mondo dalla parte dell’impresa”. «L’Italia è un paese di eccellenze castrate – spiega il presidente uscente – impossibile portare avanti una visione quando si è legati mani e piedi».

Fra una settimana l’elezione del suo successore, che andrà a presiedere la nascitura Camera di Commercio della Maremma e del Tirreno. «Tagli alle risorse ed alle funzioni, riduzione del potere di indirizzo politico, controlli soffocanti. A queste condizioni io non ci sto».

Costalli smentisce le voci che lo vorrebbero candidato al seggio del nuovo ente, ma ribadisce che rimarrà nel consiglio in rappresentanza di quel mondo cooperativo nel quale è cresciuto. Una pensione sui generis per un personaggio che ha abituato le cronache alla sua «voce fuori da un coro che non c’è», fatta di una recente passione per la bicicletta e di tanti libri da leggere e quasi altrettanti da scrivere, l’ultimo dei quali in ordine di tempo è la raccolta dei suoi editoriali pubblicati a partire dal giugno del 2015 sul Centro studi e ricerche camerale (dedicato non a caso “a coloro che si pongono domande”).

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«Ho 48 anni di contributi e devo pensare alla mia salute fisica, io sono uno che somatizza», racconta, scherza ma fino a un certo punto. Lo sfogo è amaro, quello di un uomo che ha accompagnato riluttante la “sua” Camera ad un matrimonio combinato con Grosseto al quale non ha mai concesso la sua benedizione, pronto a spedire al premier Renzi la chiave della sede di piazza del Municipio come gesto simbolico in remissione degli sforzi compiuti: «Abbiamo lavorato sotto lo “schiaffo” della riforma, di fatto commissariati da un governo punitivo e vessati da una Corte dei Conti animata da recrudescenti accuse di peculato. I miei collaboratori hanno saputo fare di questo ente un’avanguardia al servizio delle imprese e dei cittadini, adesso il rischio è quello di diventare un satellite del Mise».

Una responsabilità secondo Costalli da ricercare nella politica, incapace ormai di portare a sintesi le singole istanze, ma da dividere equamente con il territorio: «Con la scomparsa dei partiti tradizionali è venuta meno quella ragionevole certezza nel futuro che indispensabile allo sviluppo delle imprese. A poco serve questo “risveglio agostano” dei miei omologhi presso le altre Camere, ed il tessuto imprenditoriale livornese non si è dimostrato sufficientemente uniforme. Il progetto politico di accentramento da parte del Governo – conclude – è evidente, basti pensare che in questo processo si sono eliminate le Province e non si è tenuto conto del ruolo delle Regioni».

La visione tipica di chi viene dal mondo dell’impresa trabocca inevitabilmente, ma non sembra destinata a tradursi in una veste politica: «Non c’è nessuna candidatura» taglia netto Costalli, anche se, fa capire, non sono mancati i corteggiatori. Il Consiglio della Camera di Commercio della Maremma e del Tirreno, il nuovo Ente che accorpa le due camere di Livorno e di Grosseto, nascerà ufficialmente giovedì primo settembre anticipando la riforma vera e propria. Nell’occasione i 28 componenti che rappresentano l’economia dei due territori (anziché i 56 dei due vecchi organismi) avranno come primo compito quello di nominare al proprio interno il Presidente. Fra i 28 figura come detto anche Costalli, che però non lascia spazio a colpi di scena: «Non cambio idea, continuerò a lavorare ma nel mondo in cui sono cresciuto».

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