Gioco
Sorpresa: quanti volatili hanno “casa” in porto
In Fortezza Vecchia avvistate 14 specie di uccelli. L'atlante ornitologico dice che sono 74 quelle che nidificano in città. Lipu e Authority: progetto in tandem
LIVORNO. Sapessi com’è strano incrociare con lo sguardo il volo d’una sterpazzola o d’un codirosso in mezzo ai fumaioli delle love boat e all’andirivieni delle portacontainer, a centinaia di auto in fila per l’imbarco su migliaia di metri quadri di piazzali. Non è tanto il fatto che siamo in città (nel verde d’un parco forse non inviterebbero allo stupore) ma che siamo in questo pezzo di città: il porto e dintorni. Non è forse vero che a Pisa il progetto ha riguardato le Piagge e a Firenze le Cascine? Ma qui si parla delle banchine, mica di Villa Fabbricotti o dei boschi della Valle Benedetta...
E' stato presentato in Fortezza Vecchia il progetto che vede in tandem la Port Authority e la Lipu (Lega italiana protezione uccelli): in vetrina i pannelli che illustrano i volatili che abitano l’antico fortilizio mediceo a due passi dalle banchine del porto.
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Ben 14 sono le specie che negli ultimi due anni hanno fatto visita alla Fortezza Vecchia: non solo gabbiani e piccioni ma anche il gheppio, il pigliamosche, lo storno e il rondone pallido (che pure non è così facile da vedere e invece qui da noi troviamo nidificante anche fra le rocce di Calafuria o sulla torre della Meloria). E quando si parla di Fortezza, è bene aggiungere che non ci si riferisce grossomodo al circondario ma proprio lì, tutt’al più includendo una fascia di due-tre metri attorno come nel caso d’una sterpazzola. Senza contare che il gheppio, considerata specie minacciata, nidifica talvolta nel Mastio anche se forse non tutti gli anni. Parola di un ornitologo di chiara fama come Marco Dinetti, che nel quartier generale della Lipu nazionale è responsabile dell’ecologia urbana.
È Dinetti a sottolineare quanto sorprendente sia una tal presenza di volatili in Fortezza Vecchia. Esistono tanti progetti di ecologia urbana in altre città ma chissà se ve ne sono di uguali in un habitat così particolare com’è quello d’un porto come il nostro.
Resta il fatto che è singolare il connubio fra architettura e natura sul quale insiste Dinetti. Soprattutto guardando a due aspetti: da un lato, è possibile una valorizzazione di questa realtà in chiave eco-turistica; dall’altro, è la riprova che «nonostante la cementificazione, il consumo del suolo e la gestione spesso errata del verde urbano», anche in contesti tutt’altro che semplici come la città la natura ha una forza tale che «comunque sopravvive una elevata biodiversità». Il riferimento di Dinetti è al fatto che sono state censite 74 specie nidificanti da parte dell’ultimo atlante ornitologico di Livorno (che, per una singolare coincidenza, ha in copertina la Fortezza Vecchia).
Sotto quest’aspetto – sottolinea Dinetti – Livorno potrebbe diventare un esempio, fare da apripista per sviluppare iniziative culturali e educative sulla biodiversità urbana.
C’è l’aspetto dell’incantesimo che la magia del volo offre. Ma il dirigente della Lipu mette l’accento anche su un altro tassello del puzzle: è la crescita della consapevolezza culturale-professionale che deve riguardare progettisti, architetti, ingegneri e geometri perché attraverso la funzione dei tecnici nel lavoro quotidiano si può agire utilizzando elementi per una gestione intelligente della fauna in ambiente urbano. E questo vale tanto per specie problematiche come i gabbiani e i piccioni ma anche per specie di interesse conservazionistico come rapaci, rondini e passeri.
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