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“Rotta sulla verità”, a remi da Livorno a Gorgona per le vittime del Moby Prince

di Andrea Masini
“Rotta sulla verità”, a remi da Livorno a Gorgona per le vittime del Moby Prince

Sabato 27 agosto l’impresa del giornalista Sandro Lulli: «Porterò con me in canoa i nomi delle 140 vite spezzate»

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LIVORNO. «Sulla canoa, in un borsello, porterò l’elenco di tutte le vittime... ». Singhiozza, Sandro Lulli. Fa una fatica tremenda a trattenere le lacrime. Lacrime che rivelano lo spessore di un uomo - e di un grande giornalista -, disposto a vogare dall’isola di Gorgona al porto di Livorno in memoria di 140 vite spezzate a borso del Moby Prince: «Il mare fa parte della mia vita - precisa Lulli - con gli anni ho imparato a rispettarlo e a temerlo; idem per quel che riguarda il canottaggio e la vela, li ho seguiti professionalmente e ora, attraverso “Rotta sulla Libertà”, proverò a fondere la passione e la solidarietà, nella speranza di contribuire al sostegno di un interrogativo lungo 25 anni. I parenti, la città, hanno diritto a conoscere la verità...».

“Rotta sulla Verità”, titolo da fuoriclasse della penna. Iniziativa concepita a luglio durante la Festa dell’Unità e realizzata in poco meno di un mese grazie alla volontà di Sandro e alla collaborazione dell’Unione Canottieri Livornesi, della famiglia Salemmo e delle autorità: «Sono legato alla vicenda del Moby per tutta una serie di motivi - prosegue - mio fratello (scomparso nel 2003, ndr) testimoniò davanti al magistrato di allora ed è impensabile che non sia ancora stata fatta chiarezza».

Nella cantina - sugli Scali d’Azeglio - la giornalista Elisabetta Arrighi, Filippo Manucci (presidente Ucl), il consigliere regionale Francesco Gazzetti e Loris Rispoli, presidente dell’associazione 140, ma soprattutto la canoa che seguirà gli ordini impartiti dalle braccia di Lulli, “Fuocoammare”. «Ho battezzato l’imbarcazione tale e quale al capolavoro di Gianfranco Rosi, sullo sbarco dei migranti sull'isola di Lampedusa. Fuoco a mare, perché in quella maledetta notte del 10 aprile 1991 le fiamme devastarono il Moby Prince e la vita di 140 famiglie. A settembre andrò a Lampedusa per conoscere Rosi, le sue idee, e vogherò proprio nelle stesse acque del Fuocoammare».

Rispoli, insieme ad Angelo Chessa (raggiunto telefonicamente), indossa la t-shirt “#iosono141”: «Il primo ringraziamento va a Sandro e alla sua dolcezza - ha detto Rispoli - senza i valori che lo contraddistinguono anche solo pensare ad un’impresa del genere sarebbe stato impossibile. Grazie all’Unione Canottieri Livornese e a chi sabato 27 agosto accompagnerà Sandro da Gorgona alla lapide in porto. Lottiamo per la verità da 25 anni e continueremo a farlo, in attesa dei risultati che la commissione d’inchiesta del Senato sta elaborando». 18 miglia (30 km circa) per completare il tragitto, vento e condizioni del mare permettendo.

Nell’ultimo mese, infatti, Lulli (63 anni) ha intensificato l’allenamento toccando 4 ore quotidiane. Nessuna fatica, ma un carico di motivazioni speciale, per una causa che vuole (e deve) coinvolgere tutti. Lulli è pronto, ce la metterà tutta. Nel silenzio del mare che adora: «La barca rotta e le altre imbarcazioni dovranno starmi relativamente lontane», sorride. Lo start è previsto alle 10 da Gorgona, l’arrivo intorno alle 16-16.30 alla presenza del vescovo Giusti. Lulli vogherà nel ricordo delle 140 vittime. E se il fisico ad un certo punto dovesse venir meno, saranno loro a spingerlo verso il porto di Livorno e verso i “140 perché?”, slogan dipinto sulla canoa.

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