Il Tirreno

Livorno

Accordo Livorno, sono 71 le aziende disposte a investire

di Mauro Zucchelli
Accordo Livorno, sono 71 le aziende disposte a investire

Pacchetto di progetti: in ballo 291 milioni (solo un quarto su Livorno) e 1.280 posti di lavoro. Ma per ora sono solo annunci

5 MINUTI DI LETTURA





LIVORNO. Non c'è soltanto la Darsena Europa nell'accordo di programma che deve rimettere in carreggiata l'economia livornese così in affanno, soprattutto dal punto di vista della creazione di reddito e lavoro. L'altra metà dell'intesa riguarda la possibilità di calamitare l'attenzione di potenziali investitori perché si insedino con attività produttive nella nostra zona. Come? In tandem con un budget da 20 milioni di euro da giocare sulla ruota degli incentivi, c'è la regia di Invitalia, braccio operativo del ministero dell'economia che ha come amministratore delegato Domenico Arcuri (ex Iri, poi carriera in Arthur Andersen e Deloitte) e come presidente Claudio Tesauro.

I NUMERI DEL PACCHETTO. Nel corso della «prima ricognizione della potenzialità progettuale presente nell’area» sono saltati fuori 71 progetti per complessivi 291,5 milioni da investire con l'aspettativa di creare 1.280 posti di lavoro. Quelli da localizzare a Livorno sono 30, se si concretizzassero equivarrebbero a quasi 71 milioni investiti (neanche un quarto del totale) e 794 posti di lavoro mentre altri 14 progetti sono a Collesalvetti (95 milioni e 222 posti) e 27 a Rosignano (126 milioni e 263 posti).

Parliamo soprattutto di piccole e medie imprese (61 progetti su 71). Assai più contenuta la risposta in fatto sia di grandi gruppi (si sono ottenuti non più di una decina di progetti in progetti che valgono tutt'al più 70 addetti) che di attività di ricerca (8,4 milioni per 67 addetti).

La riprova sta nel fatto che poco meno della metà dei posti di lavoro da creare – più di cinquecento – riguardano cinque progetti nel settore industriale della “riparazione, manutenzione e installazione di macchine e apparecchiature”: con un investimento fra i più rilevanti, ma comunque con una bassa intensità di capitale se è vero che parliamo di quasi 39 milioni di euro per 507 assunzioni, cioè quasi 77mila euro per ciascun nuovo posto di lavoro.

L’ “INDUSTRIA DEI RIFIUTI”. Siamo lontano dagli standard che, nello stesso dossier, si ritrovano ad esempio per i quattro progetti relativi a industrie di fabbricazione di prodotti chimici: con una cifra grossomodo simile (41,6 milioni di euro) si conta di creare 17 posti di lavoro (con uno costo-tipo attorno ai due milioni e mezzo per ciascuno di essi). Ma è l’ “industria dei rifiuti” (e del recupero) quella che vede indicato i numeri maggiori sia per i progetti che per gli investimenti annunciati: un grappolo di ben sette iniziative imprenditoriali nelle “attività di raccolta, trattamento e smaltimento rifiuti o recupero di materiali”: con gli 81 milioni da investire si dovrebbero creare 108 posti di lavoro.

[[atex:gelocal:il-tirreno:livorno:cronaca:1.13852029:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/livorno/cronaca/2016/07/21/news/accordo-per-livorno-arriva-da-roma-il-via-libera-tecnico-1.13852029]]

Quanto alla ricerca scientifica, sono in ballo cinque specifici progetti messi in pista da imprese di questo tipo: 90 i posti promessi per 12,6 milioni nel menù (con 140mila di costo medio per ogni assunzione). Ma a Livorno ancora meno: tre schede-progetto che valgono in tutto un pacchetto di 150mila euro da investire e sei posti di lavoro, come ricorda Senza Soste dalla sponda della sinistra radicale senza lesinare dubbi né sull’effettiva capacità dell’accordo di rimettere in moto Livorno né sul ruolo che in tutto questo sta giocando Invitalia. A cominciare dal modo in cui prova a ridisegnare “in vitro” il modello di sviluppo locale (magari chiedendo di rispondere in 4 giorni alla bozza del piano predisposto da Invitalia).

FRA MINI E MAXI. Un pulviscolo di progetti-briciola? La società del ministero ce la mette tutta per respingere al mittente quest’impressione: dei 46 progetti relativi a industria a servizi alle imprese, ce ne sono 27 che mettono in gioco più di un milione e mezzo di investimenti: e anche qui a far la parte del leone sono le piccole imprese (con 17 progetti per 308 assunzioni).

Ce ne sono comunque 19 al di sotto del milione e mezzo (due dei quali da parte di grandi gruppi): tutti insieme muovono risorse al di sotto degli otto milioni di euro (con uno standard di 408mila euro per progetto e un costo medio di neanche 70mila euro per la creazione di ciascun posto di lavoro). Sia chiaro, è solo una prima smazzata di carte: gli impegni concreti sono ancora di là da venire e non risulta che si sappia chi e come vuol metter mano al portafoglio per venire a Livorno. Tradotto: non si va al di là delle denominazione dei settori di attività.

I Comuni mettono a disposizione le aree per dar gambe a questi progetti. Ad esempio, Livorno gioca tre carte in zona Picchianti, disponibili nell'immediato: un lotto da 4mila metri quadri con un edificio da 1.900 metri quadri; sette pezzetti di terreno che complessivalente valgono quasi 4.300 mq scoperti e oltre 1.200 coperti. Collesalvetti mette sul tavolo aree all'interporto, anch’esse bell’e pronte: 350.000 mq di «aree urbanizzate con destinazione assegnata», e altri 1.400 in “coworking” per start-up di giovani. Da aggiungere altri spazi che però hanno bisogno di interventi di urbanizzazione: come i 5mila mq di aree per autotrasportatori (disponibili fra 5 mesi), altri 70mila mq alla Chiusa (pronte fra un anno) e 285mila mq nel Parco industriale di Guasticce (idem).

COLLE: SIAMO PRONTI. Il sindaco colligiano Lorenzo Bacci preme sull’acceleratore e ora, con una delibera di giunta, Collesalvetti ha dato disco verde anche al Prri (Piano di riconversione e riqualificazione industriale) che – spiega – «punta a attirare investimenti produttivi messi a disposizione dagli enti locali in un mix con la manifestazione di interesse a investire».

A giudizio di Bacci, è questa la metà dell’accordo che mira a «mettere benzina nel motore dello sviluppo in tempi medio-brevi rispetto a quelli della maxi-Darsena in porto che di necessità non possono che essere un po’ più lunghi prima di dispiegare gli effetti positivi». Bacci ricorda che «a Roma ci dissero che a settembre ci avrebbero chiamati per la firma dell’accordo-bis, che è un po’ il “figlio” dell’intesa-quadro che include la Darsena Europa». E aggiunge: «Il giorno dopo la firma possono decollare i bandi e mettere in moto gli ingranaggi di questa nuova fase».

 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Gioco

Superenalotto, i numeri vincenti di oggi – Jackpot da 41,9 milioni di euro

di Redazione web