Il Tirreno

Livorno

Tra rifiuti e siringhe spuntano degli alloggi

di Enrico Paradisi
Tra rifiuti e siringhe spuntano degli alloggi

Santa Trinita: la sporcizia che accoglie i turisti

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LIVORNO. Ponte Santa Trinita 2016, l’anno del degrado. Un’intera campata sotto il ponte, nascosta nemmeno troppo nell’angusta intercapedine tra l’antico basamento originario e lacarreggiata della nuova struttura, è occupata interamente da una discarica di rifiuti. Sembra una specie di area di trattamento e stoccaggio rifiuti multimateriale da avviare a smaltimento che balza subito all’occhio se si sale la scalinata che di fronte alla Fortezza Vecchia collega il porto passeggeri al quartiere della Venezia.
Senza contare che si sta parlando di una di quelle zone di pregio, tanto decantate per puntare sul rilancio turistico della città, si tratta di un percorso molto frequentato dai turisti delle navi passeggeri che sbarcano dalle crociere per immergersi a piedi nel cuore della città. Per una trentina di metri, e spalmata per tutta la mezza campata in direzione sud, la massa di rifiuti ha assunto una conformazione e stratificazione tale da guadagnarsi quasi un qualche interesse speleologico.

Nonostante siano state posizionate da tempo alcune reti di protezione laterali per tentare di impedirne l’accesso, fisse dal lato che guarda la Fortezza Vecchia e provvisorie tipo cantiere dal lato del mercato ittico, là sotto c’è di tutto, spazzatura, divani, plastica, cianfrusaglie di ogni tipo. Il problema è comunque all’attenzione dall’amministrazione comunale, e giorni fa infatti è stato eseguito un sopralluogo della polizia municipale che di fatto dovrebbe aver anticipato il prossimo e imminente intervento di sgombero e di pulizia. Il problema però, pulizie e igienizzazione dell’area a parte, è quello di evitare che lo sporco si riaccumuli. Oltre all’accumulo di normale spazzatura c’è anche un “problema siringhe”.

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Già perché tra i rifiuti raccolti sotto il ponte si alternano giornalmente dai dieci ai dodici extracomunitari che secondo diverse testimonianze passerebbero la giornata tra lo spaccio e il consumo di sostanze stupefacenti e di alcol. Si arrampicano su quello che rimane della rampa del vecchio ponte, tra erbacce e calcinacci, superano pericolosamente la recinzione e quindi si infilano nell’intercapedine per stare al riparo da eventuali controlli. «C’è un viavai di queste persone tutto il giorno», racconta Davide, un ragazzo che ha la barca ormeggiata non lontano dal ponte. «Ogni giorno ci tocca ripulire - spiega ancora Davide - non posso mica portare mio figlio al mare facendolo passare tra le siringhe. E tutto questo accade alla luce del sole». Abbiamo fatto un po’ di battaglia per cercare di far sistemare e dare una pulita, per il decoro alla zona, ho anche messo un cartello per invitare a non gettare rifiuti ma non si rivince» . «E pensare che da quando è stata realizzata la cancellata che ha chiuso altri accessi sotto il ponte la situazione è addirittura migliorata», conclude Davide allargando le braccia.

Mentre Davide saluta, un gruppetto di tre turisti inglesi attraversa ignaro il passaggio. Altri, invece, da sopra la spalletta fotografano il fosso e lo scorcio che offre quella fetta della Venezia. Sotto la rampa che porta alla discarica, nel bel mezzo del percorso pedonale, c’è un altro grave problema. Una specie di locale interno alla struttura del ponte, adibito ad abitazione di fortuna con un ingresso chiuso con il filo di ferro da una porta metallica mezzo sfondata. Qui ci vivono, sembra stabilmente, quattro o cinque persone in condizioni igienico sanitarie precarie. Spesso chiedono acqua ai proprietari delle barche e utilizzano in pratica come stanza da bagno il piazzale di fronte al mercato ittico. Tutte le mattine o quasi raccontano alcuni un inserviente del mercato è costretto a pulire la sporcizia e a risciacquare il selciato invaso dalle erbacce a ridosso del muro che nessuno vuol rimuovere per timore di bucarsi con un ago di una siringa.

Insomma una situazione paradossale che peggiora con l’arrivo dell’inverno, quando chiudono le attività di ristorazione all’aperto e cominciano ad arrivare senzatetto che utilizzano gli anfratti come riparo per la notte. Un degrado su degrado da periferia abbandonata che non è certo un bel biglietto da visita per la Venezia e per la città.

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