Il Tirreno

Livorno

LA TANA DEI DISPERATI IN MEZZO A NOI

di CRISTIANA GRASSO

di CRISTIANA GRASSO L’ultima tana dei disperati non gode neppure della protezione di un boschetto, del riparo di ruderi di periferia, dell’alibi dell’invisibilità. È qui, nel cuore della città,...

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di CRISTIANA GRASSO

L’ultima tana dei disperati non gode neppure della protezione di un boschetto, del riparo di ruderi di periferia, dell’alibi dell’invisibilità. È qui, nel cuore della città, letteralmente “dentro” un ponte, quello di Santa Trinita, che i livornesi percorrono tutti i giorni in macchina o in scooter e che i turisti delle crociere incontrano appena sbarcati.

Una sorta di grande grotta ricavata nello spazio che sta sotto la carreggiata del ponte, tra la nuova struttura e il vecchio muro. Materassi luridi, le siringhe che ogni tanto volano giù, un giro di habitué si dice prevalentemente nordafricani ma poi vattela a pesca in questi giri di droga e emarginazione chi è ammesso a godere di tanto degrado così come certo non hanno un nome quelli che sotto il medesimo ponte “abitano” in uno stanzino che doveva servire da magazzino e del quale è stata forzata la porta.

Invisibili quindi, come tanti, ma in un luogo che è visibile e impossibile da ignorare. Così come non si possono ignorare quelle persone che in questo luogo malsano e pericoloso trascorrono le notti, drogandosi di chissà cosa, mangiando chissà quanto poco oppure semplicemente trovando un riparo. Piccole comunità allo sbando, tragedie annunciate perché prima o poi capita che qualcuno ci lasci la pelle e allora la città si stupisce e i sentimenti diventano buoni, il cuore batte contro l’emarginazione. Ecco questa volta non deve esserci tempo per lo stupore: la tragedia si può evitare perché la tana che era sotto gli occhi di tutti è stata scoperta. E deve sparire. Certo anche per una questione di decoro urbano ma soprattutto perché una città civile non può avere sotto gli occhi, e fingere di non vedere, questo piccolo inferno senza regole dove la legge non esiste e la dignità neppure.

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