Gioco
La scienziata di Colle che ascoltava i sussurri del cosmo
Lisa Barsotti nell’équipe del Mit col suo compagno Matthew Galeotte furono le onde gravitazionali al Virgo di Grecciano
COLLESALVETTI. Galeotte furono le onde gravitazionali: Lisa Barsotti e Matthew Evans, l'una di Collesalvetti e l'altro dell'Oregon, entrambi scienziati al lavoro in questo campo di ultra-avanguardia e entrambi al Massachusetts Institute of Technology, si sono conosciuti quando lui era in Italia, a lavorare al Virgo, l'interferometro che stende i lunghissimi bracci ad angolo retto nella campagna di Grecciano, fra l'abitato di Vicarello e quello di Cascina.
Ora sono dall'altra parte dell'Atlantico a continuare la carriera (e la vita insieme) col naso all'insù che hanno gli astrofisici: lui come “assistant professor” e lei come “principal research scientist”, ambedue al Kavli Institute, sempre sotto l'ombrello del Mit. A firmare in tandem profondi saggi di optomeccanica o sul cuore hi-tech dell'interferometro. E soprattutto a vivere l'avventura delle onde gravitazionali, che Barsotti descrive con l'entusiasmo di una ragazzina: «Io non so se la gente ha capito che tutto questo è la conferma reale e misurabile di quel che Albert Einstein aveva intuito tantissimi anni fa soltanto con il pensiero, senza aver altri strumenti se non la propria straordinaria intelligenza».
Difficile trovare una scienziata più “glocal” di lei, e anche con meno prosopopea. Basta ascoltarla raccontare con ironia i retroscena della frenesia che ha colpito la comunità internazionale degli scienziati: «Ora tutti parlano di onde gravitazionali e tutti hanno lavorato sulle onde gravitazionali», dice sorridendo. E poi: «Cosa faccio? Sto lì vita e tutto quello che devo fare è tenere le orecchie dritte per sentire questo “whooop” che cambia il nostro modo di guardare l'universo: sì, è tutto qui. “Whooop” e basta».
“Whooop” è la traduzione in frequenze audio delle onde gravitazionali. Per farla capire anche a chi specialista non è, Barsotti le spiega dicendo che lo spazio pensato da Einstein è come «un lenzuolo sul quale sono state gettate palline più o meno grosse che lo deformano e si attirano causando ulteriori deformazioni a questo lenzuolo-spazio».
«Il “whooop” – afferma – l’abbiamo sentito noi nell’interferometro statunitense dal lato atlantico e l’hanno sentito nell’analogo cedntro di ricerca dall’altra parte degli Stati Uniti. Non poteva esistere un fenomeno che simultaneamente interessasse un’area così estesa: segno che era qualcosa in arrivo dal cosmo. Non solo: appena l’abbiamo comparato ai risultati ipotizzabili tramite i calcoli di Einstein abbiamo visto che calzava a pennello. Avevamo trovato la riprova della teoria del geniale fisico. Era metà settembre, poi abbiamo fatto mesi di controlli e a febbraio c’è stato l’annuncio ufficiale al mondo».
Pensare che, di fronte al taccuino del cronista, confessa di aver scelto di occuparsi di onde gravitazionali «perché mi sono accorta che al Virgo, a 5 minuti da casa mia, si occupavano di quello e non c'era da fare tanta strada».
Invece lei di strada ne ha fatta, eccome. E non solo perché è andata a lavorare in posizione di rilievo in uno dei centri di ricerca più prestigiosi del mondo. Rimanendo, però, la ragazza di Colle: com’è accaduto quando è tornata alla sala spettacolo colligiana insieme al sindaco, con un tifo in platea per quella “bimba” che divorava i libri in biblioteca. Ma se non fosse andata a caccia dei segreti del cosmo, cosa avrebbe fatto Lisa dal sorriso contagioso? «La pallavolista, eccome se mi sarebbe piaciuto».
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