Il Tirreno

Livorno

Il ’68 di cinque ragazze a suonare in Vietnam fra bombe e marines

Il ’68 di cinque ragazze a suonare in Vietnam fra bombe e marines

L’incredibile avventura di una “girl band” finita per caso per 3 mesi in tournée nella guerra degli Usa contro i vietcong

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LIVORNO. Era la fine del '68 come anno e l'inizio del Sessantotto come mito: in Vietnam c'erano l'Oriana Fallaci, un mare di spie e il maggior numero di soldati americani mai sbarcati in Indoncina. E c'erano anche le Stars: cinque ragazze toscane come Daniela Santerini (organo), pontederese, Manuetla Bernardeschi (batterista), pisana, Viviana Tacchella (chitarra beat) e Franca Deni (basso), entrambi piombinesi e soprattutto Rossella Canaccini (voce), livornese, a quel tempo appena quindicenne. A distanza di tanti anni la loro storia uscirà poi dal dimenticatoio grazie al diario di Daniela – finito anche negli Archivi di Pieve Santo Stefano – che Erasmo ha pubblicato, a cura di Maria Ursula Galli, con il contrappunto di brani rievocati da Rossella e lettere scritte da Viviana. A dire il vero, era stata la mamma di Daniela a fare in modo che la memoria non sparisse nel nulla: il resoconto di quella stranissima avventura l’aveva battuto a macchina in ufficio nei ritagli di tempo.

Il libro ha un titolo azzecato: "Ciòiòi". Ha qualcosa del vernacolo labronico, invece salta fuori da una esclamazione che in vietnamita equivale al nostro "Dio mio!".

Non stupisca la scelta di quel titolo. Se l'inizio del diario è una festa di emozioni («siamo già al sopra delle nuvole, credo di non avere mai provato un'emozione così grande»), in realtà ben presto questa band di tutte ragazze scopre che dietro quel volo verso l'Estremo Oriente non c'è solo il prolungamento della tournée verso le Filippine: per una serie di incredibili equivoci si trovano catapultate in Vietnam nel bel mezzo della guerra. Con i vietcong impegnati nell'offensiva del Tet per dare il "benvenuto" al neo-presidente Usa Nixon che promette fuoco e fiamme.

Eccole reclutate a tener spettacoli al seguito delle truppe americane per portare un sorriso in quell'oceano di napalm e trappole, bombardamenti e atrocità. E non per qualche giorno bensì per mesi e mesi spostandosi in elicottero a Saigon ma anche a Chu Lai e Danang. La guerra non è affatto un'eco lontana: è appena dietro la porta dell'alberghetto rimediato in extremis o al di là del palcoscenico improvvisato sul quale suonare ritmi beat di fronte a platee di soli marines. Senza contare che basta fare capolino sulla strada perché queste brave ragazze – immortalate con i pantaloni a zampa d'elefante il giorno prima insieme a Gianni Morandi – si ritrovino sotto gli occhi gli effetti della guerra sulle popolazioni civili: «Soldati che sembrano soltanto corpi bucherellati dalle pallottole, bambini semibruciati dal napalm». E poi scrivendo a casa, un po’ con la sconsiderata euforia giovanile un po’ per non far stare in pensiero i parenti : «Ah, eccoli ora i cannoni! Senti, questo è il colpo in partenza... Ecco, ora è arrivato! Io cominciavo ad avere un po' di pauretta». Oppure Viviana, la più grandicella in una lettera al marito, per tranquillizzarlo: «Cosa c'è di bello Giulio che il morale è alto, noi ridiamo sempre e siamo sempre allegre, e questo te lo giuro che risponde a verità».

Il gruppo poi si è sciolto: nel ’74 Rossella va a Sanremo come solista con un brano scritto per lei da Riccardo Cocciante. Quell’avventura resta per tutte un marchio nell’anima. Come dirà Daniela Santerini, quando erano laggiù in fondo al mondo sognavano solo di tornare a casa, poi è arrivata la stagione della nostalgia di cosa hanno rappresentato quei giorni.

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di Redazione web