Sicurezza
GLI SPOT E I BISOGNI DELLA CITTÀ
Ho tagliato gli stipendi a dirigenti che guadagnavano 400 mila euro l'anno». Agli occhi del lettore che non conosce la situazione livornese e la macchina amministrativa, le parole di Nogarin al...
Ho tagliato gli stipendi a dirigenti che guadagnavano 400 mila euro l'anno». Agli occhi del lettore che non conosce la situazione livornese e la macchina amministrativa, le parole di Nogarin al Corriere della Sera meriterebbero da sole un monumento, una rielezione per acclamazione, una standing ovation dalle Alpi a Lampedusa. «In una città con 25 mila disoccupati certe cifre sono immorali», ha rincarato la dose populista il sindaco. E se l’avesse gridato in una qualsiasi piazza d’Italia sarebbero stati applausi, se l’avesse scritto su Fb sarebbero stati like a go-go.
Peccato che le parole di Nogarin non siano vere. E i livornesi lo sanno. Il sindaco, probabilmente in uno slancio di entusiasmo, si è lasciato scappare una bugia in mondovisione, visto il palcoscenico rappresentato dal Corriere.
A Livorno i dirigenti guadagnano da sempre quanto prevede il contratto nazionale: attorno ai 95mila euro l'anno lordi. Con Cosimi era così, con Nogarin è rimasto così. Nessun taglio c’è stato con la giunta 5 Stelle, anzi nei primi due anni dell'amministrazione grillina il costo della macchina dirigenziale è cresciuto di oltre 400mila euro con la figura del dg e la scelta di tre dirigenti a chiamata.
Ma Nogarin nell’intervista al Corriere dice anche un’importante verità: a Livorno ci sono 25mila disoccupati. È su questo dramma, sulla crisi occupazionale e sui 25mila senza lavoro, che vorremmo vedere il sindaco proteso in slanci di entusiasmo. A partire dal progetto che sblocchi i 5 milioni messi a disposizione dalla Regione per il polo tecnologico, congelati da marzo in attesa che il Comune metta sul tavolo un’idea. Ad arrivare ad un progetto vero sull’ospedale, nuovo o ristrutturato scelga lui, ma concreto, visibile, su cui iniziare una discussione, o sul ruolo di Spil nel rilancio industriale ed economico della città, ad oggi rimasto fermo alla dichiarazione spot “sarà la nostra Eni”.
Nogarin si è reso ben conto che tra ciò che sarebbe bello e ciò che si può fare la differenza è enorme e l’ha testato nel caso Aamps, dove l’inceneritore continuerà a bruciare anche nei prossimi 5 anni le stesse quantità di rifiuti che bruciava col Pd, nonostante annunci contrari sui canali nazionali (“Ho spento l’inceneritore” disse a La7) proprio come quello di ieri sul taglio degli stipendi al Corriere.
Ma l’epoca degli spot per la città non vale più: serve un’azione di governo sulle grandi partite in ballo. Per non sentirsi dire dai propri concittadini che Livorno rappresenta solo un palcoscenico per raccontare belle favole grilline al resto d’Italia.
(giulio corsi)
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