Gioco
Stessa architettura ma con più spazi (e nuova mentalità)
LIVORNO. Dietro le multe (poco più che simboliche) agli operatori commerciali del Mercato centrale c’è un paradosso solo apparente: il castigo non riguarda chi tiene aperto fuori dalle regole bensì,...
LIVORNO. Dietro le multe (poco più che simboliche) agli operatori commerciali del Mercato centrale c’è un paradosso solo apparente: il castigo non riguarda chi tiene aperto fuori dalle regole bensì, al contrario, chi tiene chiuso.
È per questo che vale come segnale: più che un provvedimento di polizia municipale o l’immancabile salasso amministrativo con una scusa qualunque, è l’indizio di un mutamento che cova da tempo sotto la brace. Basti ricordare quando, tempo fa, l’assegnazione di spazi sotto le volte del mercato vide l’avviso del Comune raccogliere scarso interesse: impensabile anche solo pochi anni prima, visto che un tempo un banco al Mercato era ritenuto meglio d’un poderino in Chianti.
C’era una volta il mercato centrale che stava aperto sostanzialmente solo al mattino. Ma è un identikit funzionale che appartiene a una idea di mercato circoscritta a una clientela pressoché tutta livornese: è al mattino che si fa la spesa. Quanti negozi di alimentari e dintorni tengono la saracinesca alzata, spesso per lunghi periodi, per poco più di mezza giornata...
Ma qualunque imprenditore sa che il tasso d’utilizzo degli impianti è uno degli indicatori-chiave per riuscire a tenere in efficienza la propria azienda, generare ricavi e costruire sviluppo. Ed è chiaro che, se si parte con un utilizzo a metà, l’obiettivo non è lo sviluppo dell’impresa ma semmai l’acquisizione di un reddito sufficiente a garantirsi una buona qualità della vita nelle ore extra-lavoro: è stato questo – e non è una questione circoscrivibile al mercato centrale – il modello Livorno. Meno reddito in cambio di più tempo: per sé, per la famiglia, per il volontariato o l’associazionismo. Insomma, per qualcos’altro che non fosse lavoro.
Da un lato, c’è la crisi: ha inghiottito tantissimi posti di lavoro ma anche tanta capacità di spesa, e dunque buona parte della “torta” dei soldi da far girare nel commercio.
Dall’altro, c’è il turismo: Livorno città ovviamente non sarà assediata dai vacanzieri come Pisa o Firenze, però ogni anno transitano dai nostri moli qualcosa come 2-3 milioni di persone in arrivo o partenza via traghetto o crociera (e a livello provinciale siamo perfino nella top ten nazionale). Basta aver occhi e i turisti si vedon, eccome: non una infinità ma assai più che in passato. E chiedono negozi aperti anche il pomeriggio. A maggior ragione, il mercato centrale: è il cuore commerciale della città e le sue architetture hanno un fascino chic che non varrà la Boqueria di Barcellona o il Covent Garden di Londra ma neanche poi tanto meno.
Ma è difficile per il singolo operatore tenere aperto in un mercato di banchi chiusi: serve che non qualcuno bensì il Mercato nel suo complesso abbia la saracinesca alzata. Ha fatto qualche tentativo l’amministrazione precedente, ci sta provando quella attuale. La svolta, però, forse è nell’atteggiamento di una crescente quota di operatori: disposti a cambiare tipologie di merce, a innovare l’offerta, a presentarsi con occhio più attento al turista (e al cliente livornese). Risultato: lo scossone delle multe potrebbe stavolta essere un segnale di svolta. Anche perché dietro l’angolo c’è ben di più che la semplice apertura di qualche ora in più: è l’idea – anche questa un “fil rouge” di quasi un decennio – di trasformare il mercato, aprendone anche gli spazi sotterranei. Magari per una fruizione diversa: tipo pub e ristorantini. Un po’ come potrebbero essere le quasi cento cantine lungo i Fossi: un “unicum” da offrire al mondo e a noi stessi. Del resto, i sotterranei del mercato centrale non sono una sorta di maxi-cantina che si affaccia sul Fosso reale?
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