Il Tirreno

Livorno

LA “FABBRICA DEI CERVELLI” FINALMENTE SAREBBE VISIBILE

di MAURO ZUCCHELLI

di MAURO ZUCCHELLI Non ce ne siamo quasi accorti, proprio com’è accaduto quando con l’uscita di scena della Fiat le fabbriche del nostro comprensorio finirono in mano alle multinazionali e Livorno si...

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di MAURO ZUCCHELLI

Non ce ne siamo quasi accorti, proprio com’è accaduto quando con l’uscita di scena della Fiat le fabbriche del nostro comprensorio finirono in mano alle multinazionali e Livorno si ritrovò dalla sera alla mattina dentro il ciclone della globalizzazione. No, non ce ne siamo quasi accorti eppure qui da noi è come se fosse spuntata un’altra “fabbrica”: quella dei cervelli che fanno ricerca.

Esiste già. Con la cinquantina di superspecialisti al lavoro nell’azienda aerospaziale Kayser che dall’ex Barcas, sulla provinciale per il Gabbro, con fatica si collega alla rete Adsl ma fa il miracolo di restare in contatto con la stazione spaziale internazionale in orbita nel cosmo. Con tecnici dell’ex Wass (che, ora ribattezzata Leonardo, nella galassia Finmeccanica, produce siluri ma si sta aprendo anche a apparecchiature per il monitoraggio ambientale). Con i laboratori di Villa Letizia, dove il prof. Iannaccone lavora a infrastrutture elettroniche per la logistica (come i sistemi di tracciamento della catena logistica) e l’ing. Pratelli immagina soluzioni per simulare flussi di traffico. Con le decine di addetti, soprattutto ingegneri, reclutati da Dialog Semiconductor, multinazionale dei semiconduttori sbarcata in zona Porta a Mare. Con l’area sperimentale dell’Enel in via Salvatore Orlando, polo di rango nazionale accanto all’ex centrale ormai cancellata dalla “geografia” della società elettrica.

L’elenco potrebbe continuare. Uno: con il Cibm, il centro di biologia marina che è stato partorito dall’alleanza fra un pool di università e tanti anni fa è stato l’apripista di quest’interesse nuovo per la ricerca nella nostra città. Due: con il centro di biorobotica nato dalla costola della Scuola superiore di studi universitari Sant’Anna. Tre: con i ricercatori del Percro-Sees che, con l’ingegner Fontana e l’ingegner Vertechy del team del prof. Bergamasco, hanno lavorato a un progetto di energia dalle onde marine e anche a programmi per conto dell’Authority. Quattro: con la struttura del Lamma (Regione più Cnr) per l’osservazione meteo.

Ma proprio quest’ultimo poker di segnalazioni ci porta a parlare del doppio polo di ricerca: lo Scoglio della Regina e la Dogana d’Acqua. Non sono solo uno dei tanti tasselli di questo puzzle: rappresentano la possibilità di identificare in luoghi specifici questa “fabbrica dei cervelli”, che altrimenti rischia di rimanere troppo diffusa e dunque invisibile agli occhi. Lontano dal tradursi in consapevolezza della città e del suo nuovo identikit in trasformazione. Eppure ormai si tratta grossomodo di 200 addetti, appunto l’equivalente di un significativo stabilimento industriale: numeri ancora piccoli rispetto a Pisa, è ovvio, ma proprio il fatto di potersi presentare come un pezzo di università di Pisa in riva al mare può essere la sua carta vincente per espandersi anche al di là dei recinti della ricerca di ateneo.

È una idea strategica che arriva dal lavoro dell’assessore Colombini in anni lontani a guida Pd e che ora è confermata dalla nuova giunta M5s. C’è da sperare che ora Scoglio e Dogana non restino solo mattoni e architetture ma diventino quanto prima intelligenze e innovazione.

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