Il Tirreno

Livorno

I soci Tco contro la cordata Barbera «Vuole solo spazi per altri traffici»

I soci Tco contro la cordata Barbera «Vuole solo spazi per altri traffici»

Dopo l’attacco della cordata dell’ex direttore, le imprese del Terminal Calata Orlando fanno quadrato «Le rinfuse le abbiamo in mano noi: se sparissero dal nostro scalo, contraccolpo choc sulle industrie»

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LIVORNO. Al quartier generale del Terminal Calata Orlando (Tco) non è piaciuta granché l’idea di ritrovarsi a partire daccapo dal via come nel gioco dell’oca: dito puntato contro la cordata degli imprenditori capitatata da Federico Barbera, ex direttore generale proprio del Tco. Il motivo? Il gruppo avversario si è fatto avanti per avvertire che, essendo la concessione attuale ormai prossima alla scadenza, le nuove aree sulla Sponda Est non possono essere assegnate al Terminal Calata Orlando senza comparare i progetti dei pretendenti. Tradotto: non può esserci un puro e semplice trasloco su nuove banchine, è indispensabile passare per una “gara”.

Ma agli occhi del Tco questo equivarrebbe a prolungare ancora la telenovela infinita relativa al trasferimento dell’attività sulla Sponda Est per lasciare alle crociere l’area che ha in pugno adesso. Con due sottolineature: 1) era già rimbalzata nei mesi scorsi l’ipotesi di spedire a Piombino i traffici di rinfuse e questo aveva inquietato non poco i vertici del Tco; 2) lo spostamento dalla Calata Orlando alla Sponda Est non fa fare i salti di gioia al Tco perché la futura area in Darsena Toscana ha un fronte banchina ridotto rispetto a quello attuale (e soprattutto, non essendo stretto e lungo, si presta meno alla movimentazione nave-banchina).

Resta il fatto che i soci del Tco scendono in campo con una nota ufficiale in cui per prima cosa si ricorda che al centro dell’attenzione dei piani di Barbera c’è proprio l’area «dove da anni Tco attende di essere delocalizzato, in accordo con l’Autorità Portuale e secondo le previsioni del piano regolatore portuale». In calce troviamo le firme di Agrimar srl, Cis spa, Giorgio Gragnani srl, Laviosa Chimica Mineraria spa, Maffei Sarda Silicati spa, Terminal Rinfuse Mediterraneo srl, U. Del Corona & Scardigli srl.

Sono le realtà che figurano nel libro soci: il Cis di Alberti col 20% e la Minerali Industriali con il 25% e il restante 55% in mano al Terminal Rinfusi Mediterraneo (costituito dalla società Carlo Laviosa, dalla U. Del Corona e Scardigli srl e dalla Giorgio Gragnani srl, oltre a Cis e, tramite Agrimar, la multinazionale canadese Agrium).

Non è un caso se il Tco ha messo nero su bianco le firme dei soci. Lo fa per smentire l’indiscrezione riguardo a «una pretesa “campagna acquisti” del dottor Barbera nei confronti di alcuni soci di Tco». E, per sgombrare il campo da ogni equivoco, ribadiscono: «I soci intendono qui chiarire che non esiste alcun fondamento a tali affermazioni e che non esiste alcuna trattativa presente né interesse per trattative future».

C’è anche un altro aspetto al quale i soci di Tco intendono replicare. Riguarda il fatto che la cordata Barbera conterebbe di gestire i traffici di merci alla rinfusa «attualmente trattate alla Calata Orlando da Tco». Ma proprio i soci che firmano la nota ricordano di essere «anche titolari dei traffici di rinfusa che movimentano attraverso la propria società e che quindi, i clienti di Tco, per la quasi totalità dei suoi traffici, sono i suoi stessi soci». Tradotto: «Sarebbe singolare se decidessero di utilizzare un terminal concorrente».

Ma è nella seconda metà della nota che i soci del Tco vanno all’attacco (esprimendo «grandissima preoccupazione») per dire cosa c’è dietro l’affondo della cordata guidata da Barbera. «Nessuno può impegnarsi a trasferire i traffici di rinfusa tranne i propri titolari», per cui se qualche altro pretendente si fa avanti lo fa solo e soltanto perché vuol mettere le mani su una banchina e «ottenere invece la concessione di tutt’altro tipo di terminal». Come dire: dico che farò rinfuse, poi in realtà mi occuperò di altri tipi di traffici merci mettendo istituzioni e comunità portuale di fronte al fatto compiuto e stop.

«Chiunque richieda una concessione per una qualsiasi attività terminalistica in quell’area, – afferma il comunicato del Tco – deve necessariamente impegnarsi a movimentare in quegli spazi tutte le rinfuse solide del nostro porto, come previsto nel piano regolatore portuale e ripetuto più volte a ogni livello». Ma «solo il Tco è in grado di farlo», parola di Tco. Anche perché se si lasciasse campo libero all’idea di chiedere un terminal per le rinfuse e poi trattare altre tipi di merci, si finirebbe per accettare non solo «la violazione palese di tutte le regole scritte e non» ma soprattutto si metterebbe «deliberatamente a rischio il settore delle merci alla rinfusa nel nostro porto». Con «conseguenze non prevedibili per le nostre aziende industriali e commerciali che sarebbero costrette ad approvvigionarsi di materie prime da altri porti o via terra» (e di conseguenza, «rischi enormi in termini occupazionali»).

Mauro Zucchelli

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