Il Tirreno

Livorno

La nostra domenica di 31 giorni, agosto toscano in cinque foto

Fabrizio Brancoli
Veduta aerea "zenitale" di uno stabilimento balneare di Tirrenia
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Veduta aerea "zenitale" di uno stabilimento balneare di Tirrenia

Le strepitose immagini scattate dai fotografi del Tirreno: dai bagni di Tirrenia al Palio di Siena, dalla riviera Apuana alla pesca in Versilia

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Qualcuno ha scritto che agosto è una domenica lunga trentuno giorni. Non era un letterato ottocentesco o un filosofo anteguerra: la frase corre su Twitter e arriva da un profilo che oltretutto è stato cancellato (si chiamava @aerdna77). Ma le parole durano più delle persone e hanno diritto di cittadinanza nel futuro, perché conoscono sofisticate tecniche di sopravvivenza.

Specie quando quelle parole sono vere. È vero che agosto è una lunghissima domenica, anche oggi che le nostre ferie si sono ristrette come una pozzanghera al sole, con il boom economico che è uscito dalla vita reale per entrare nei libri di storia, con i suoi esodi biblici, i panini in macchina, il thermos per le bevande, la nonna sul sedile posteriore, i bagagli di un giorno o di un mese che coprivano la visuale dello specchietto.

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È finita, eppure non finirà mai: ecco la nostra domenica lunga, che da domani sera, la sera di Ferragosto, comincerà inesorabilmente a precipitare verso settembre, proprio come fanno i giorni di festa quando arriva il crepuscolo. Quante volte ci siamo sentiti così, alla fine di un Ferragosto della nostra vita?

Così questo tempo scorre e scivola lungo tre assi: il viaggio, la cultura, il lavoro. Come ogni domenica le nostre strade si dividono a questo trivio; tu vai da qualche parte, io mi do da fare, lui o lei diventerà migliore perché si emozionerà e imparerà qualcosa. La vacanza, l’impegno, la conoscenza: tre direzioni, numero perfetto.

Quando viaggi di notte, in Toscana, ti accorgi che è agosto perché all’orizzonte vedi qualche scintilla, distante e mobile. La luce si accende, si spegne, vola da qualche parte, esplode ma non fa male. Sono i fuochi d’artificio delle nostre feste, le sagre, i balli di paese, le adunate di qualche ignoto divertimento che rimbalza lontano da qualche parte sul parabrezza, lungo i finestrini.

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Chi sta festeggiando laggiù? Non arriveremo mai in tempo per vedere l’ultimo botto e applaudire. Vedi i fuochi intermittenti a decine di chilometri mentre guidi lungo un rettilineo: il segno che qualcuno è felice anche solo per un istante, l’illusione di condividere un mistero e una distanza. È un’immagine insolita, presa al buio, fatta di motori accesi e spie del cruscotto, senza icone classiche. Ma ognuno ha i suoi simboli.

I fotografi questo lo sanno bene. Loro fermano il presente e lo congelano per noi. Salgono sugli erei e catturano scene imprevedibili, cancellano i colori, lavorano con la luce, maneggiano cose difficili come l’espressione di un volto o il planare di una foglia, fermano drammi e gioie: come supereroi. I fotografi raccontano il nostro agosto toscano.

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E com’è? È squadrato come la piscina di un campeggio brulicante, è tenace come una bandiera italiana che resiste a una mareggiata. Il nostro agosto toscano è attaccato al passato, come sette uomini che tirano una sciabica dalla spiaggia, per rievocare quando i pescatori lo facevano davvero. È spettacolare e discusso, inconcepibile ma eterno, come il Palio quando approda a una delle curve decisive. E il nostro agosto toscano è l’illusione di una geometria semplice, come i filari di ombrelloni visti dal cielo sopra una spiaggia. Tutti chiusi, ma uno aperto, perché l’arte funziona così, asseconda il rigore ma ama le eccezioni.

È molto difficile dire che cosa sia la Toscana, spesso sono gli altri a darci una risposta perché noi, noi che ci siamo dentro, noi toscani, non sappiamo ascoltare il rumore di fondo delle nostre somiglianze, delle identità possibili, dei cavi d’acciaio sotterranei che eppure ci legano. Ce lo dicono gli altri. Noi, come ciechi allo specchio, sappiamo che esistiamo ma non siamo capaci di identificarci.

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Una bandiera su una boa, la sciabica al tramonto, la piscina affollata, gli ombrelloni rigorosi, il Palio che si scatena. Cinque foto non possono riassumere una terra così, ma possono raccontare una storia. Fermiamoci e ascoltiamola. Abbiamo ancora tempo. È una domenica di trentuno giorni.

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di Redazione web