Il Tirreno

Livorno

«Il sindaco ci paghi tutta la produttività e basta Facebook»

«Il sindaco ci paghi tutta la produttività e basta Facebook»

I comunali per ora non ritirano lo stato di agitazione «Scorretto che ci si rivolga ai lavoratori con post in Rete»

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LIVORNO. Chiedono al sindaco di pagare tutta la produttività del 2015, e non il 90%, entro la fine di agosto. E gli chiedono anche di smetterla con i post via Facebook se al centro di questi post, e dei conseguenti commenti, ci finisce chi - come i lavoratori comunali - non può di fatto difendersi in contemporanea con lo stesso strumento.

Sono due dei punti fermi dell’assemblea dei lavoratori comunali che ieri mattina ha deciso di non ritirare lo stato di agitazione, anche se per agosto non sono previste iniziative di lotta.

Lo spiega il documento congiunto che è stato diffuso al termine dell’assemblea da Cgil, Cisl, Uil, Fials Csa, Usb e Sulpl, insieme al coordinamento della Rsu del Comune, al termine di un’altra partecipata assemblea del personale, dopo quella che lunedì aveva votato lo stato di agitazione (poi seguito dallo sblocco del pagamento del 90% della produttività da parte del primo cittadino).

«I lavoratori - si legge nel documento- intendono affermare il diritto a percepire il 100% della spettante produttività, anche se questo deve comportare una erogazione “fuori busta paga”, pertanto non intendono ritirare lo stato di agitazione fino a quando tutte le questioni che riguardano la produttività 2015 non saranno certe e ratificate le Peo (Progressioni economiche orizzontali), oltre alla definizione del contratto decentrato in tutti i suoi aspetti».

«Dall’assemblea - si legge ancora - è fortemente emersa la necessità di fare chiarezza sui mezzi di comunicazione utilizzati dall’amministrazione, come più volte sottolineato dai vari sindacati e dalla Rsu senza ottenere però una risposta». I sindacati definiscono così all’unisono «scorretto che il sindaco si rivolga ai lavoratori utilizzando post su Facebook, il cui uso è inibito ai dipendenti (ma non agli amministratori) e sul quale, senza certificazioni e contraddittori, si generano inevitabilmente commenti che vanno a ledere la dignità professionale dei dipendenti comunali, esponendoli di fatto ad una gogna mediatica».

Concetto che giovedì era già stato sottolineato da Fials Csa e Sulpl Diccap, che in una nota avevano duramente criticato la scelta di Nogarin di parlare su Facebook dei voti a dipendenti e dirigenti. «Non si usi Fb per fare affermazioni e valutazioni su chi non le può leggere quando si agisce in qualità di sindaco di una città - hanno scritto i rappresentanti di Fials e Sulpl - non è un privato cittadino qualunque quello che chatta... esistono i siti istituzionali, l’Intranet aziendale, le e-mail, i comunicati stampa...».

«I dipendenti comunali - si legge ora nel documento dell’assemblea - non intendono più sopportare l’atteggiamento che scaturisce da tale modalità di comunicazione, vedendo danneggiata la propria immagine da commenti offensivi, istigatori al licenziamento, denigratori della professionalità, che provengono da una disinformazione profonda e da una scorretta strumentalizzazione. I lavoratori comunali - rivendicano - sono la faccia del Comune, perché hanno lavorato per le passate amministrazioni, lavorano per la presente e lavoreranno per quelle future, perché sono al servizio delle istituzioni e gestiscono i servizi rivolti ai cittadini essendo loro stessi cittadini». «L’ingiusta esposizione conseguente al post del sindaco - si arrabbiano ancora - non ha avuto da parte del primo cittadino pubbliche smentite su quanto i commentatori hanno affermato: induce a pensare che il sindaco tacendo acconsente?».

Alla fine i lavoratori ci tengono a dire di aver «ritrovato un grande spirito di coesione insieme ai sindacati». E annunciano di voler «riscattare la propria dignità con una corretta e puntuale informazione attraverso la stampa, pubbliche assemblee e volantinaggio» e di voler «restituire la gogna mediatica al mittente».

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di Redazione web