Il Tirreno

Livorno

Comune di Livorno, è braccio di ferro tra i lavoratori e il sindaco

di Juna Goti
Comune di Livorno, è braccio di ferro tra i lavoratori e il sindaco

Bocciata la proposta di Nogarin sul pagamento a scaglioni della produttività I dipendenti proclamano lo stato di agitazione. Rischio rallentamento per i servizi

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LIVORNO. I lavoratori comunali sono sul piede di guerra. Lunedì 8 agosto hanno votato la proclamazione dello stato di agitazione e dopo una discussione infiammata hanno anche bocciato l’accordo proposto dal sindaco sul pagamento a scaglioni della produttività 2015, che avrebbe già dovuto essere saldata qualche settimane fa. Così ora è braccio di ferro tra dipendenti e primo cittadino. Con il rischio che a risentirne siano anche alcuni servizi.

Andiamo per ordine. Al centro c’è appunto la produttività, che non è un “premio” ma un pezzo del salario dei lavoratori pubblici. «Soldi nostri, che non c’entrano col bilancio comunale», ripetono Riccardo Saller (Fials Csa) e Riccardo Martelloni (Sulpl), che sotto alle finestre del Comune, dal cortile interno al palazzo, gridano: «Sono soldi nostri e ce li dovete dare».

È nel cortile interno, in via del Consiglio, che ieri - in un clima un po' surreale per la falsa partenza delle nuove regole sull’accesso al palazzo - si è infatti accesa l'affollata assemblea del personale che era stata convocata venerdì. Il perché lo spiega la coordinatrice della Rsu, Letizia Carmignani (Cgil), che sale in piedi su una scrivania: ai dipendenti non è ancora stata erogata la produttività, che di solito viene saldata tra maggio e giugno. Dai 400 ai 700 euro lordi in media a lavoratore all'anno.

«La scorsa settimana - spiega in prima battuta - la giunta, dopo mesi, avrebbe dovuto deliberare lo sbloccamento di questi soldi, ma non l'ha fatto». Perché? «Abbiamo incontrato il sindaco, che ha detto che non ci sarebbe corrispondenza tra le valutazioni date ai dipendenti per il 2015 e gli obiettivi amministrativi e politici raggiunti». Ma queste “pagelle” sono «già state date dal nucleo di valutazione, che è un organo terzo e che viene nominato proprio dal sindaco».

«Perché - ripete quindi Carmignani - sono arrivati a dircelo solo ad agosto del 2016?». E ancora: «La produttività viene presa da un fondo dei dipendenti. Così ci mettono le mani in tasca, insultano la dignità dei lavoratori». E giù con gli applausi.

Dal punto di vista tecnico la questione è un po' ingarbugliata: la produttività è composta per il 60% dagli obiettivi raggiunti a livello individuale, per il 30% dagli obiettivi di settore e per il 10% da quelli dell'ente. Sta al nucleo di valutazione presieduto dal segretario generale del Comune prendere in esame le carte arrivate dai vari settori, quindi dai dirigenti, e fare appunto una valutazione. Che ora però la giunta sembra mettere in parte in discussione. Perché? Ritiene che alcuni risultati non corrispondano alle performance indicate? C’entra il braccio di ferro degli ultimi mesi tra il sindaco e la direttrice? Incidono pareri diversi all’interno della giunta?

Sta di fatto che fino a oggi la produttività è rimasta bloccata. «Non ci fa paura essere misurati, ci fa paura essere presi in giro», gridano alcuni dipendenti: «Non vogliamo pagare le beghe interne all’amministrazione».

A metà mattinata l’assemblea ha così votato lo stato di agitazione chiedendo il pagamento integrale, entro agosto, della produttività. E ha caldeggiato un intervento dello stesso sindaco in assemblea.

La delegazione di sindacalisti ha salito le scale, è rimasta a lungo a parlare con il primo cittadino, poi è scesa con la proposta di Nogarin: il sindaco - è stato riferito - sarebbe stato pronto a firmare un accordo (definito dai sindacati «un passo avanti») che avrebbe previsto il pagamento entro agosto del 60% della produttività (la parte delle performance individuali, che non è in discussione) e a saldare il restante 40% a settembre, con la possibilità però di rivedere il 10% riferito alle performance dell’ente (su cui evidentemente ci sono dei dubbi).

Ma i lavoratori in parte non si sono fidati e in parte si sono detti non disposti a trattare «sui nostri soldi», anche alla luce del percorso che ha portato fino a questo punto. Risultato: hanno rifiutato a maggioranza l’accordo proposto dal sindaco, che a quanto risulta si è molto arrabbiato.

Lo stato di agitazione, quindi, va avanti. Come? Nella prima parte non sono mancate frasi forti. C’è chi non ha escluso che «ogni lunedì e venerdì i sindacati possano indicare un’assemblea, arrivando al blocco dei servizi per un mese». O meglio a forti rallentamenti.

Ma alla fine Carmignani ha voluto sottolineare che «la mobilitazione cercherà di non penalizzare i cittadini: faremo anche assemblee pubbliche e volantinaggio per far capire a tutti cosa sta accadendo. Ci potranno essere disservizi ma l’obiettivo non è certo danneggiare gli utenti».

«L'assemblea dei lavoratori - è invece la riflessione finale di Saller - ha deciso di riscattare la propria dignità. Non è colpa nostra se l'amministrazione si trova ad agosto ad accorgersi che, secondo loro, qualcosa non va, o meglio non è andato visto che parliamo di obiettivi del 2015». E ancora: «Il raggiungimento degli obiettivi politici dell'ente dipende dal combinato disposto dirigenza-giunta-sindaco. A noi l'incombenza di eseguire, diligentemente, i compiti assegnati». Poi: «Proclamato lo stato di agitazione metteremo davanti al prefetto tutte le carte».

Ai sindacati Nogarin avrebbe riferito di voler comunque procedere, da oggi, alla liquidazione del 60% della produttività.

 

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