Il Tirreno

Livorno

In tutta la Toscana (eccetto Livorno) l’ingresso in consiglio comunale è libero

di Giulio Corsi
In tutta la Toscana (eccetto Livorno) l’ingresso in consiglio comunale è libero

Livorno, Nogarin contesta la ricostruzione del Tirreno: «Una balla». Ma negli altri 9 capoluoghi, a parte Livorno, non c’è filtro. Per l’accesso agli uffici il pass c’è solo ad Arezzo, mentre a Prato serve per il palazzo senza servizi al pubblico.Il sindaco porta gli esempi di Pistoia, Siena e Pisa ma in nessuno dei tre è previsto documento e lasciapassare

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LIVORNO. "Cento per cento balle", ha scritto il sindaco Filippo Nogarin su Facebook riferendosi all'articolo del Tirreno in cui si raccontava che Livorno è l'unica città della Toscana a chiudere le porte del municipio ai cittadini. «In più della metà dei Comuni della Toscana si può entrare solo se si ha un appuntamento con qualcuno o se si lascia in portineria un documento», ha aggiunto il sindaco fornendo anche la lista: «Da Arezzo a Pisa, da Pistoia a Siena, passando per Prato e, da lunedì prossimo, Livorno».

Noi abbiamo ripetuto la verifica - il fact checking come lo chiama Nogarin - che avevamo fatto chiaramente prima di scrivere il pezzo in edicola venerdì. E abbiamo avuto conferma di quanto già riportato: in nessuno degli altri nove comuni capoluogo della Toscana c'è un filtraggio per “partecipare” alle sedute del consiglio comunale, né sono previste la richiesta di un documento, la registrazione del nome e la consegna di un pass come invece accadrà a Livorno.

Neanche ad Arezzo, dove invece vige la regola del lasciapassare per accedere agli uffici. Nella città dell'oro e del Vasari, la questione è messa nero su bianco in un apposito disciplinare: "L'accesso del pubblico alla sala del consiglio comunale per la partecipazione alle sedute del consiglio è consentito senza necessità di riconoscimento personale, ma solo con la semplice richiesta".

«Significa che quando uno vuole andare ad assistere al consiglio, lo dice all'usciere e sale le scale, senza dover dare documenti o prendere pass», spiegano dal Comune.

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Per quanto riguarda gli accessi al palazzo comunale, è vero che non proprio tutti i Comuni non chiedono i documenti. Arezzo e Prato, che non avevamo citato nel nostro pezzo, effettivamente lo fanno. In entrambi i comuni l'accesso avviene con la consegna di un pass. A Prato è un piantone dei vigili urbani che lo rilascia all'entrata. «Ma nel palazzo non ci sono uffici aperti al pubblico, solo ragioneria, cerimonale, ufficio stampa e ufficio legale. E oltre a sindaco e vicesindaco c'è solo l'assessorato al bilancio», sottolinea il primo cittadino Matteo Biffoni. Aggiungendo: «Quando è in programma il consiglio comunale, apriamo un'altra entrata e l'accesso al palazzo è libero, senza richiesta di documenti o di riconoscimento».

Nessuna balla, insomma, da parte del Tirreno. Piuttosto sarebbe curioso capire a quali informazioni abbia attinto il sindaco nel suo fact checking, soprattutto quando parla di Pisa, Pistoia e Siena. In nessuno dei tre Comuni infatti è minimamente prevista - né c'è mai stata - la richiesta di documenti ai cittadini, né per salire agli uffici, né per assistere al consiglio.

NEI CONSIGLI COMUNALI PORTE APERTE OVUNQUE. Nove su dieci (anzi su 11, considerando Massa e Carrara): l'unica eccezione in Toscana, come dicevamo e avevamo già scritto venerdì, è il Comune di Livorno. Dove la delibera Nogarin prevede un tetto di cento persone in aula (compresi consiglieri, giunta, impiegati e vigili), dunque circa trenta, quaranta cittadini al massimo, che dovranno consegnare un documento, farsi registrare e assistere alle sedute con il pass di riconoscimento appeso al taschino.

Altrove non succede, da nessuna parte. Il primo esempio significativo può essere la vicina Pisa: qui, in attesa che termini la ristrutturazione della meravigliosa sala delle Baleari, dove sono stati riportati a splendore gli affreschi delle conquiste pisane commissionati da Cosimo III dei Medici, ma dove si sono anche svolti consigli storici e tempestosi con protagonisti nel tempo D'Alema, Enrico Letta e Guerrini, le sedute si svolgono da alcuni anni nella sala Regia, al quarto piano del trecentesco palazzo Gambacorti, decisamente meno capiente. Nonostante questo non c'è alcuna restrizione di alcun tipo. «I cittadini entrano senza documento, senza pass, senza obblighi se non quello della civiltà come da tutte le parti - sottolineano dal Comune pisano -. E di consigli caldi e affollati ne abbiamo visti…». Il prossimo potrebbe essere martedì: all'ordine del giorno ci sarà la convenzione tra il Comune e il Pisa calcio per la concessione dell'Arena Garibaldi. Con l'agitazione che si respira nella tifoseria nerazzurra, potrebbe essere una seduta bollente, ma di blindature o restrizioni manco a parlarne.

Da Pisa a Siena, per restare agli esempi fatti dal sindaco Nogarin, la situazione è identica. Nella città del palio il consiglio si riunisce al quarto piano del trecentesco Palazzo Pubblico, affacciato su piazza del Campo. La sala scelta per accogliere il consiglio è la Sala del Capitano. Anche qui varrebbe la pena assistere ad una seduta solo per ammirare le due grandi tele sulle pareti e le sedici lunette che ne scandiscono il soffitto, decorate fra il 1592 e il 1600 dai maggiori pittori senesi. E nessuno lo impedirebbe: «Chi vuole varca la soglia del palazzo, sale le scale e si guarda il consiglio. Non c’è bisogno di pass, né di registrazioni», spiegano dal Comune.

E da Pistoia confermano: «In sala Grandonio, dove si svolge il consiglio, non c’è mai stato filtraggio, i cittadini entrano liberamente e quando c’è stato da protestare nessuno glielo ha mai impedito». Quadro identico a Grosseto, Massa, Carrara, Lucca, Firenze, Arezzo, Prato. Attenzione: in tutti questi Comuni, come a Livorno, le sedute sono trasmesse anche in streaming.

DOCUMENTI PER GLI UFFICI SOLO A LIVORNO E AREZZO. Per quanto riguarda l’accesso agli uffici, va dato atto a Nogarin che un precedente in Toscana c’è: è quello di Arezzo, dove a palazzo dei Priori, un usciere controlla i documenti e consegna i pass. «E’ una scelta che è stata fatta tre anni fa, dopo che in Comune si erano registrati una serie di furti ai danni dei dipendenti», spiegano da Arezzo. E noi non abbiamo difficoltà a precisare questo punto .

Nessun controllo, nessun documento, nessun pass invece a Pistoia, Siena o Pisa, per restare alle città che Nogarin ha portato come esempio. «Né a palazzo Pubblico, dove ci sono sindaco, vice e assessorato al turismo, né nell’attiguo palazzo Berlinghieri dove ci sono gli altri assessorati e gli uffici», confermano da Siena. Negli storici palazzo Gambacorti e palazzo di Giano dove hanno sede i municipi di Pisa e Pistoia, idem: si entra liberamente, se si incrocia l’usciere si saluta come richiede la buona educazione, e si accede agli uffici. Di Prato abbiamo detto. Ma anche andando a Grosseto, Massa, Firenze, Carrara non ci sono differenze: accesso libero. Spiega il sindaco di Lucca, Alessandro Tambellini: «Non vedo perché dovrei limitare l’accesso al municipio o al consiglio. Questa è la casa dei cittadini e qui i cittadini entrano liberamente con le loro istanze: io parlo con tutti e ricevo tutti, sennò non farei il sindaco».

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