Il Tirreno

Livorno

IL DIBATTITO POLITICO

POLITICO E GIORNALISTA Ma che partecipazione così si nega il confronto La fase due del mandato del sindaco Nogarin è iniziata con un provvedimento davvero fondamentale ed a lungo atteso. Non pensate...

6 MINUTI DI LETTURA





POLITICO E GIORNALISTA

Ma che partecipazione

così si nega il confronto

La fase due del mandato del sindaco Nogarin è iniziata con un provvedimento davvero fondamentale ed a lungo atteso. Non pensate che si tratti dei progetti per utilizzare finalmente i 5 milioni per il polo tecnologico e neanche dell'atto che permetta di riaprire l'ippodromo e salvare posti di lavoro. No, si tratta di una cosa che, evidentemente, per i grillini rappresentava una vera e propria priorità. Mi riferisco alle novità che regolamenteranno l'accesso a palazzo comunale anche in occasione delle sedute del consiglio. Un provvedimento che interessa anche i giornalisti. Un atto che a Livorno, in 70 anni, non si era mai visto e neanche mai immaginato. C'è voluto un sindaco dei 5 Stelle per porsi in totale rottura non tanto con l'azione amministrativa di un partito ma con la storia di partecipazione e confronto della città. Questa giunta grillina sembra aver paura del confronto con la cittadinanza e dunque si arrocca. Altro che partecipazione. Per la prima volta le livornesi ed i livornesi saranno, infatti, solo dei pass, dei numeri, persone per le quali è organizzato un "controllo continuativo delle generalità". E le giustificazione date non bastano a spiegare la portata dei provvedimenti. Il trattamento riservato ai giornalisti non è migliore e si deve evitare un'eventuale tracciabilità di contatti ed incontri. I giornalisti devono essere liberi di svolgere il loro lavoro senza sè e senza ma. Mi sia permesso di dirlo non soltanto come consigliere regionale ma anche come giornalista. In questi anni ho seguito infuocate sedute del consiglio comunale, ho raccontato improvvise riunioni in Comune con lavoratori e cittadini. Ho visto confronti aspri e tesi ai quali nessuno si è mai sottratto. Ed anche nei momenti più difficili non mi sono mai sentito un "ospite" che doveva giustificare la presenza. Il Comune è sempre stata la casa di tutti e per entrare non serviva avere un documento, bastava essere un cittadino che voleva semplicemente entrare a casa sua. Adesso invece il Comune è diventato "proprietà" di un movimento autoreferenziale e che deve aver perso per strada l'apriscatole con il quale doveva aprire le istituzioni, passando invece alla politica dei lucchetti per chiudere porte e finestre. Ecco perché colpisce ed indigna il trattamento riservato ai livornesi. Colpisce perché nello stesso esatto momento vengono tollerate occupazioni di immobili e strutture. Ecco perché la città deve essere orgogliosa di avere una stampa con la schiena diritta, che senza sconti spiega e racconta i fatti. Si rassegni a chi questo non piace: a Livorno, infatti, si continuerà a pensare, scrivere, stampare ed andare in onda in maniera libera. C'è chi si rifà al "non statuto" di Beppe Grillo, noi livornesi invece rivendichiamo le libertà derivanti dalle Leggi Livornine. Lasci perdere i pass sindaco. Invece di chiedere i documenti a chi vuol entrare in Comune, provi a far uscire dal Palazzo idee e progetti concreti. Spalanchi porte e finestre. Se non ci riesce passi la mano, Livorno gliene sarà grata.

Francesco Gazzetti

giornalista

e consigliere regionale Pd

ACCESSI E LIMITAZIONI

Sindaco, servono

apertura e dialogo

E’ in attuazione la delibera di Giunta relativa al regolamento di accesso al palazzo comunale. Il mese o poco più trascorso dall’uscita del comunicato del direttivo e del Capogruppo Marco Bruciati non è servito al sindaco e alla giunta per riflettere sull’inopportunità del segnale che tale decisione invia alla città. Si è preferito, ottusamente, tenere il punto. Nel nostro comunicato, sgombrando il campo da retorici accostamenti a situazioni di reale limitazione di libertà e “autoritarismo fascista”, dopo aver analizzato situazioni come quelle della fine del novembre scorso in cui chiedevamo un reale esame di coscienza a tutti i protagonisti, affermavamo in merito alla delibera: “La riflessione principale, forse, è altrove e si lega alla volontà di evitare quanto più possibile un rapporto diretto con tutte quelle situazioni di disagio che periodicamente chiedono risposte. Vivendo quotidianamente il palazzo, in questi due anni ci siamo trovati più volte a dare sostegno e appoggio a decine di famiglie o singole persone in difficoltà, spesso accompagnandole negli uffici nel tentativo di fargli avere anche una minima risposta. La limitazione degli accessi, quindi, sembra andare nella direzione di un classico “non disturbate il conducente” in un momento in cui, invece, dovrebbero essere favoriti e incrementati processi di dialogo, confronto e mediazione anche all’esterno del palazzo in modo da provare a prevenire quel livello di conflitto che adesso si cerca di risolvere dall’interno.” Questo è il vero problema. Sulla limitazione della capienza della sala consiliare c’è poco da dire, è un problema reale di sicurezza che è stato colpevolmente trascurato nel passato, anche e soprattutto da altre amministrazioni, e va affrontato in modo serio. Però la città chiede maggiori e più ampi canali di partecipazione ed intervento sulla cosa pubblica. E’ fermo da tempo, in attesa di approvazione, il regolamento sull’amministrazione condivisa mutuato da Labsus, nonostante le mozioni e gli indirizzi del consiglio comunale.

Sarebbe stato un bel segnale da parte di sindaco e giunta, visto l'indirizzo condiviso che la conferenza dei capigruppo aveva dato pochi giorni fa, congelare la delibera e aprire una fase di discussione con le altre forze politiche per valutare soluzioni alternative. La facile retorica sul “Comune casa di tutti i cittadini” va respinta, specie se a praticarla sono forze che negli anni passati hanno governato la città in modo non certo trasparente. Allo stesso modo va respinta la retorica securitaria di chi governa adesso la città, chiedendo nei fatti quelle aperture e quella agibilità che, almeno in teoria, dovrebbero far parte del patrimonio politico del M5S."

Marco Bruciati

Buongiorno Livorno

che si fa per il futuro?

Chiusura del Comune

altro che sicurezza

Solitamente agosto è un mese tranquillo per la politica in tutta italia ma non a Livorno. I 5 stelle, memori del fatto di avere promesso, in campagna elettorale, la non sospensione dell'attività amministrativa, hanno mantenuto la parola.

Partiamo dalla "chiusura" del comune, sulla carta per motivi di sicurezza, che impedira' di fatto l'accesso ai cittadini, in particolare nei giorni di commissioni e consigli. Limitazioni, tesserini magnetici per consiglieri e assessori, pass per la stampa (che in un primo momento sembrava addirittura costretta a non poter accedere in comune se non previo appuntamento) fanno pensare ad una decisione politica inusuale e di corto respiro.

Continuiamo con il pagamento dei contrassegni per l'accesso in centro, deciso nella canicola estiva e partendo da chi ha "diritto" a deroghe per il proprio lavoro (ad esempio medici di base e giornalisti) con l'obbligo del versamento dell'integrazione entro il 31 agosto. Per i residenti se ne riparlerà a settembre.

Come non ricordare poi l'approvazione della mozione consiliare con la quale si potrebbero anche requisire immobili privati per il soddisfacimento dei bisogni di emergenza abitativa che e' stata interpretata, spiegata, ragionata e semplificata dalla maggioranza pentastellata, che però ben si è guardata dal trovare soluzioni per la gestione delle occupazioni. Altra trovata politica agostana, di grande visione per il futuro della città, è stata quella di difendere il pensiero espresso, indirettamente anche dal primo cittadino, che è meglio non investire in opere pubbliche, compreso nuovo ospedale e perché no, porto, per evitare possibili infiltrazioni affaristiche e malavitose. E se qualcuno dovesse obiettare che uno dei compiti della politica è proprio quello del controllo per evitare che queste cose accadano quale potrebbe essere la risposta se non quella che è meglio non rischiare e quindi, di conseguenza, guardare lo sviluppo dei territori circostanti dulcis in fundo e proprio perchè ne' si può ne' si deve perdere tempo ecco l'ultima decisione in ordine di tempo: no al pagamento del premio di produttività ai dipendenti comunali con motivazioni nebulose e tardive.

Ma a questo punto un attento lettore si potrebbe chiedere: ma per il lavoro, per il rispetto della legalità, per il futuro della città? Beh, non esageriamo, siamo in agosto!

Pietro Caruso

capogruppo Pd

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Gioco

Superenalotto, i numeri vincenti di oggi – Jackpot da 41,9 milioni di euro

di Redazione web