Il Tirreno

Livorno

Si sposa ma non lo dice a Casalp: indaga la Procura

di Lara Loreti
Si sposa ma non lo dice a Casalp: indaga la Procura

A giugno aveva denunciato l’occupazione abusiva del suo alloggio alla stazione da lì sono scattati gli accertamenti dei vigili urbani che l’hanno messa nei guai

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LIVORNO. La sua storia aveva fatto scalpore: una mamma di tre figli torna nel suo alloggio popolare, in zona stazione, e lo trova occupato. All’interno ci sono due persone, un’italiana incinta e un nordafricano, che hanno sfondato l’uscio e si sono piazzati dentro. Lei è disperata, ma nessuno sembra darle ascolto, in Comune la rimbalzano da un ufficio all'altro, e allora presenta denuncia ai carabinieri, che avviano le indagini. Nel frattempo la donna si appoggia dal padre, in un paese del Pisano.

Un caso che però, se osservato da un altro punto di vista, offre spunti e sfumature diverse. Il sospetto degli investigatori è che, al momento dell’occupazione abusiva, la donna, con i tre figli, da tempo non abiti più nell’alloggio popolare, che le è stato assegnato nel 2007. Gli agenti della polizia municipale la tengono d’occhio da un po’ perché da verifiche incrociate è emerso che per un periodo (4 anni, dal 2011 al 2015) la donna sia stata sposata con un uomo che ha un posto di lavoro fisso. Ciononostante, lei avrebbe continuato a pagare il canone di affitto più basso (12.91 euro), che spetta a chi non ha reddito. Gli investigatori, inoltre, appurano che i consumi in quella casa vanno scemando. E ipotizzano che proprio per ciò, negli ambienti dei senzatetto si sia sparsa la voce che quell’alloggio sia vuoto e quindi “possa” essere occupato. È la stessa domanda che s’è fatto appunto il nucleo evasione della municipale, guidato da Alessandro Mariani, che ha analizzato i diversi elementi possibili e ha poi inviato in Procura un fascicolo con tutto quanto ha fin qui appurato di questa storia. E il reato ipotizzato, come avviene in questi casi, è truffa ai danni dell'ente pubblico.

Quello in esame è un caso paradigmatico in città, che si pone sulla scia di tanti episodi analoghi che vedono protagonisti coloro che sono stati ribattezzati “i furbetti delle case popolari”. Gente che occupa alloggi facendo dichiarazioni false sui propri redditi, sui componenti del nucleo familiare, sulle disponibilità economiche, per poi cadere nella rete della sezione investigativa della municipale, che da 4 anni a questa parte non ha tregua nel dare la caccia a un fenomeno che sembra senza fine. L'altra faccia della medaglia sono centinaia di senzacasa, famiglie disperate, giovani senza lavoro, gente di mezza età, a cui la vita è sfuggita di mano, che si ritrovano in mezzo alla strada e si arrabattano per trovare una precaria via di uscita.

Una storia come quella dell’alloggio della stazione (ri)punta dunque l’attenzione su un problema molto sentito in città. Ma cerchiamo di capire la cronologia dei fatti.

Intorno al 20 giugno la donna assegnataria dell’alloggio della stazione presenta denuncia ai carabinieri e racconta al nostro giornale la sua disavventura. Rincasando dopo un periodo trascorso dal padre malato nel Pisano, trova la casa occupata.

I militari dell’Arma passano l’indagine alla polizia municipale che fa tutti gli accertamenti. I vigili appurano così che la giovane che ha occupato l’appartamento - già nota alle forze dell’ordine - non è nuova a episodi analoghi. Scatta quindi la denuncia per aver sfondato l’abitazione e averla occupata abusivamente. Le verifiche però non si fermano qui: l’episodio, infatti, risveglia un’indagine già aperta che riguarda non chi ha occupato, ma l’assegnataria stessa della casa, già all’attenzione degli investigatori per un altro motivo.

Quella casa in zona stazione è abitata dalla donna dal 2007. Lei dichiara di non avere alcun reddito e la sua situazione patrimoniale ufficialmente non cambia. Ma poi nel 2013, da controlli fatti dagli addetti dell’anagrafe, viene fuori che si è sposata due anni prima. Ciononostante, il marito continua a non comparire nella dichiarazione. Da lì Casalp decide di vederci più chiaro. Le indagini proseguono e a fine 2015 emergono nuovi particolari. I coniugi divorziano e in quegli stessi mesi, nella seconda metà dello scorso anno, Casalp chiede alla municipale di capire se l’alloggio popolare sia abitato o non. Da ulteriori approfondimenti degli investigatori, emerge appunto che in realtà la donna abiterebbe nel Pisano, e non nell’appartamento in zona stazione. E conferme verrebbero anche dai vicini e dai consumi, andati a scemare fino addirittura a essere pari a zero o quasi (ad esempio la bolletta della luce). Ora, dopo gli ultimi sviluppi, il fascicolo è in mano alla Procura, che valuterà il da farsi.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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