Gioco
Spiaggia del Sale di Antignano, noi la tribù del surf cresciuta su quelle onde
Livorno, tra aneddoti e amarcord, parlano alcuni dei miti anni Ottanta che hanno portato questo sport in città
LIVORNO. «Noi siamo il Sale, abbiamo portato il surf in città e abbiamo scoperto questo spot che adesso è uno dei migliori e più conosciuti d’Italia, con Varazze e Capo Mannu». Michele Romano, il “capo”, per così dire, della mitica tribù del surf anni ’80 cresciuta sulle onde della spiaggia di Antignano. «E’ iniziato tutto con noi: pensate che io ho cominciato nel ’78 con una tavola da windsurf, a quell’epoca ci costruivamo le tavole e solo grazie al film cult Un Mercoledì da Leoni abbiamo imparato a surfare. Per noi il Sale a parte il surf, è stato un punto di ritrovo e di crescita», continua lui che di lavoro importa il pesce surgelato dal Marocco.
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Michele Romano, Alessandro “marcino” Conforti, il fratello Andrea “ marcio”. E ancora Sole Rosi, Federico Quercioli, Paolo Malacarne, Michele “sciugnino” Magri, Checco Volpi: ecco alcuni di quegli intrepidi sulla cresta dell’onda, tutti nati tra il 1965 e il 1975, che allora ragazzi e adolescenti. Trent’anni fa, il Sale. E’ un fotogramma tutto livornese del film cult “Un mercoledì da leoni”. Loro, i “locals” su quella spiaggia spesso dormivano, aspettando le onde all’alba. E poi i falò, le bisbocce, le prime avventure, i pomeriggi con gli amici, le tute da sub per uscire in mare e volare. E ancora le litigate con gli “estranei” che volevano andare a surfare al loro spot. «Al Sale non possono uscire tutti, se non conosci, ti puoi fare veramente male, come è capitato a noi all’inizio, prima di imparare», continua Romano.
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Il muro del Sale, per anni, è stata la loro seconda casa. «Quando uscivamo in mare noi non esistevano i laccini da mettere per non perdere le tavole, noi ci mettevano la corda e a sera avevamo tutte le caviglie vergate e malconce», ricorda Sole Rosi che oggi lavora ad uno stabilimento balneare di Lido Di Camaiore. Ai suoi 2 figli augura il suo stesso percorso di libertà e mare. «Prima praticamente vivevamo in spiaggia per capire se c’erano le onde, non c’erano tutte le info di adesso con il meteo - continua - E anche per chiamarci, usavamo il telefono fisso. Sembra una vita fa. Oggi fare surf è più facile, più comodità e facilitazioni, per questo non riconosco più l’essenza di un tempo». Anche Sole, come Michele, appena “the swell is up”, per dirla all’americana, ovvero quando «c’è scaduta e si esce», prendono ancora adesso le tavole e escono, rigorosamente al Sale. «Ci sono onde anche di tre metri, fino a due metri e mezzo agguantano bene».
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Quei ragazzoni cresciuti a sale nei capelli e abbronzatura quattro stagioni, sono ancora così. Come allora. Stesso spirito. Ieri, oggi: tra moda, stile di vita e passione vera, il surf da onda grazie a questi acrobati del mare è diventato un must per Livorno. «Surfare vuol dire acquisire una filosofia di vita particolare, dove la natura, il mare e la libertà diventano cardini della tua esistenza», continua Alessandro Conforti, 40enne. Lui era il piccolo del gruppo: sceglie di surfare a 12 anni sulle orme del fratello Andrea. «Penso spesso ai mille momenti passati con la tribù degli amici del Sale, ci vediamo ancora oggi», racconta. Il tempo passa, ognuno di loro ha preso la sua strada, ma il legame del mare è forte. E resiste. «Anzi, avendo bambini, auguro ai miei figli di vivere le stesse emozioni». E chiude: «Spero che la nostra spiaggia non diventi mai uno stabilimento balneare strutturato: è sempre stata brada e così deve restare». Intanto da qualche tempo alcuni appassionati di surf e amanti della spiaggia, si sono uniti nell'associazione sportiva Sale Surf Spot e almeno una volta all'anno puliscono volontariamente il Sale.
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