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Livorno

«Il 31 dicembre il problema si riproporrà»

LIVORNO. «Il mutuo soccorso? Da sei anni noi siamo costretti a metterlo in pratica». Così Cristiano Lucarelli risponde all’ipotesi messa sul tavolo del comitato portuale di uno “scambio” di banchine...

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LIVORNO. «Il mutuo soccorso? Da sei anni noi siamo costretti a metterlo in pratica». Così Cristiano Lucarelli risponde all’ipotesi messa sul tavolo del comitato portuale di uno “scambio” di banchine con Scotto. «Siamo gli unici - accusa - che ogni volta che contrattualizziamo dobbiamo passare dalle forche caudine del comiato portuale. E questo conferma lo stato di precarità infrastrutturale in cui operiamo».

Lucarelli non chiude alla soluzione Scotto. Ma è chiaro: da sola non basta. «Forse l’Autorità Portuale si aspetta la standing ovation - dice -, ma se pensano di aver risolto il problema si sbagliano. Intanto bisogna sperare che Scotto dia l'ok, ma rimane il fatto che il 31 dicembre la questione si riproporrà di nuovo. Qui deve essere aperto un tavolo di discussione tra le parti in causa per trovare soluzioni definitive. Dunque ben venga Giorgio Neri, ma a patto che si affronti il problema nella sua interezza. Se invece è l'ennesimo prendere tempo e buttare la palla in corner continueremo le nostre battaglie mediatiche per avere un'area dedicata vera con banchina dedicata vera, dove vorremmo poter lavorare come gli altri con un minimo di programmazione».

L’ex bomber replica anche alla questione dei debiti verso l’Authority. «Non abbiamo debiti con nessuno ma contenziosi, che sono cosa ben diversa. Abbiamo contestato di pagare una banchina che non possiamo utilizzare. Ci è stata data un'area in un uso temporaneo sul lato nord del Molo Italia che costa il 30% in più di concessione rispetto a quella che avevamo - ricorda Lucarelli -. O qualcuno ha dimenticato che l’area Cidonio, 5000 metri, è stata tolta per darla al cantiere Lorenzoni, nonostante avessimo incrementato traffici e occupazione del 400%? Questo ci ha fatto un danno perché ci ha tolto spazi su cui lavoravamo in cambio di un'area a un chilometro di distanza dai nostri semirimorchi. E dovremmo pagare il 30% in più per un'area che tra l'altro non possiamo usare». (g.c.)

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