Sicurezza
Ma il problema della casa non si risolve con i “like”
Il consiglio comunale di Livorno ha approvato la scorsa settimana la così detta mozione sulla requisizione delle case sfitte, presentata dal capogruppo di Città Diversa Marco Cannito. A favore hanno votato, oltra al proponente, il M5s compatto (sindaco compreso), Buongiorno Livorno e Futuro.
Contro il provvedimento si sono invece espressi Pd, Forza Italia, Livorno Bene Comune e i tre ex grillini di Livorno Libera, ma questi ultimi solo per un aspetto formale.
Apriti cielo: in poche ore l'esito del voto si è diffuso in tutta Italia e così - come accade nel gioco del telefono senza fili - è saltata fuori la notizia che a Livorno il sindaco può requisire le case vuote per far fronte all'emergenza abitativa. In realtà le cose non stanno affatto così.
Va detto infatti che la mozione di Cannito impegna il sindaco alla "requisizione temporanea degli immobili vuoti e inutilizzati per le emergenze abitative con motivazione di urgenza umanitaria", "laddove possibile con una eventuale previsione di una indennità di occupazione da parte degli ospiti", il tutto "secondo misure, modalità e tempistiche ritenute congrue". Insomma, un atto simbolico o poco più. Più o meno come gli atti in cui si riafferma la volontà di dire "no alla guerra" o "no alla fame del mondo".
Dunque, dopo aver espresso il voto favorevole, Filippo Nogarin avrebbe dovuto dire chiaramente come stavano le cose, e che cioè la normativa della requisizione è regolata rigidamente dalla legge (l'atto di requisizione ha infatti carattere eccezionale e può essere adottato "per gravi e urgenti necessità pubbliche, militari o civili" come nel caso di calamità naturali); che il titolare di questo potere è il prefetto e che il sindaco può agire solo in qualità di ufficiale del governo; che in altri città, anche in Toscana, ci sono stati prefetti che hanno annunciato la possibilità di requisire le case sfitte ma per darle ai profughi ed affrontare così una emergenza umanitaria.
Nogarin, però, non l'ha fatto. È vero, non ha detto che requisirà le case, ma non ha nemmeno detto che la mozione approvata in consiglio è poco più di un atto di buona volontà. O meglio, l'ha scritto - un po' in ritardo - in un “rassicurante" post pubblicato ieri pomeriggio su Facebook dopo aver lasciato, nei giorni scorsi, che i riflettori dei media nazionali si concentrassero su Livorno per parlare del sindaco che può requisire le case. Sì, perché tutto sommato l'immagine del primo cittadino che prende la case ai ricchi per darle ai più poveri e agli sfrattati piace. Fa tanta simpatia e tanti "like" su Fb. Peccato solo che non possa farlo. La legge infatti non glielo consente.
Ma soprattutto non bastano gli slogan per risolvere un problema, quello della casa, che sta assumendo dimensioni sempre più preoccupanti. Le continue occupazioni - che nel caso dell'ex sede Atl ha richiesto addirittura l'intervento della Protezione civile per garantire i servizi essenziali alle persone - non si fermano, anzi si moltiplicano: a questo punto, sarebbe auspicabile un segnale inequivocabile di rispetto della legalità invece dei messaggi equivoci che si lasciano passare, com'è accaduto con quello della requisizione. Se è vero che Livorno è una delle città con il patrimonio immobiliare popolare più consistente in Italia, e che sicuramente le precedenti amministrazioni non hanno vigilato abbastanza sulla regolarità delle assegnazioni creando così i presupposti di una crisi del sistema-casa, la giunta oggi guidata da Nogarin è chiamata ad assumersi la pesante responsabilità di mettere a punto un "piano casa" efficace - magari chiedendo il sostegno di Regione e Governo - che coinvolga anche gli edifici pubblici inutilizzati e la disponibilità di un appoggio da parte dei principali immobiliaristi della città . Ma per favore, lasciamo stare l'idea fine anni Settanta/inizio anni Ottanta dell' "esproprio proletario". Non c'è più tempo da perdere.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google