Gioco
Artisti dei semafori: «La gente vuole noi»
Livorno, i giocolieri hanno spodestato lo storico gruppo di nomadi: «Non c’è guerra, i rom si sono fatti da parte da soli»
LIVORNO. «Nessuna guerra con i rom, è la gente che ha scelto noi: i bimbi ci adorano e gli adulti ci apprezzano». L’orgoglio dei giocolieri è direttamente proporzionale alla simpatia con cui gli automobilisti dei semafori li guardano, nonostante la frenesia, il caldo e lo spazientirsi di fronte a un semaforo rosso. Non uno qualunque, ma quello del viale Boccaccio, davanti ai cimiteri della Misericordia. Un incrocio, fino a qualche tempo fa appannaggio esclusivo dei lavavetri, che oggi invece è teatro di mangiafuoco, clown e gente in grado di fare magie con 4 birilli e un cappello a cilindro. Un crocevia, quello del viale Boccaccio, diventato famoso al livello internazionale nell’ambiente degli artisti di strada perché particolarmente fruttuoso grazie al traffico intenso e al fatto che il rosso dura circa 50 secondi. Un intervallo breve in cui esprimere l’arte del sorriso. Difficile, ma non impossibile.
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Giocolieri, del resto, si diventa. Come Irene, 29 anni di Barcellona, in arte Mantequilla, che in spagnolo vuol dire burro. «Dopo le superiori ho studiato all’università e sono diventata oculista. Ma stare tutto il giorno in studio per me era un incubo... - racconta la ragazza, il volto fissato in una smorfia di gioia - Così ho ripreso la mia vecchia passione da giocoliera: già da bambina mi divertivo con le palline e le facevo volare. E in strada, ormai da sette anni, ho scoperto il paradiso». E che dire di Simone, alias Simon Randaje, 39 anni, abruzzese trapiantato a Roma, dove per 15 anni ha lavorato nel ristorante del padre. «Poi ho mollato tutto - spiega l’artista - Ora sono 5 anni che faccio il giocoliere, la mia specialità sono i numeri col fuoco. È una passione che ho sempre avuto e da quando è diventata il mio lavoro a tempo pieno, ho ritrovato la serenità». Senza dimenticare Cicinho, 28enne brasiliano di Fortaleza, cresciuto a Firenze, dove faceva il muratore. «Quando ho perso il lavoro per via della crisi - racconta - ho fatto la valigia e mi sono trasferito a Barcellona. Lì ho incontrato Mantequilla e insieme abbiamo iniziato questa vita meravigliosa che ci porta a viaggiare e fermarci ovunque».
Tu chiamali se vuoi artisti di strada. Un gruppo di giramondo che nel loro peregrinare ogni estate fa tappa a Livorno. «Questa è la terza stagione che passo qui - racconta Mantequilla - Sono arrivata due giorni fa e conto di fermarmi un paio di settimane». Con loro, guai a nominare la parola “elemonsina”. «Noi non chiediamo soldi a nessuno, offriamo alla gente il nostro spettacolo, che riusciamo a portare avanti con professionalità perché ci alleniamo tante ore al giorno: ci vuole dedizione, come per tutti i lavori - precisa Simon - Poi se qualcuno gradisce, ci dà un contributo, altrimenti per noi va bene così». Le offerte cambiano da persona a persona e ogni giorno la “paga” è diversa. Lo spiega Mantequilla: «C’è chi ti viene incontro per darti un centesimo e anche chi invece ti offre un euro».
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Gli artisti di strada che si avvicendano in città sono un gruppo eterogeneo, in divenire, che lavora dividendo la giornata in turni di 3-4 ore, dalle 7 fino al tramonto. Alle 14 pranzano tutti insieme all’ombra degli alberi della pinetina del viale Boccaccio, una volta luogo privilegiato dove sostavano pressoché solo rom. E la sera dormono in camper. «In questo periodo sono ospite di Cicinho e Mantequilla - dice Simon - Il mio camper l’ho distrutto dopo averci fatto 9mila chilometri in un mese lo scorso anno, tra Spagna, Portogallo, Provenza... Qui quest’anno sono arrivato il 27 luglio e starò fino al 9. Può darsi che ritorni più avanti. Più o meno nella comunità ci si conosce tutti. Il passaparola è la nostra forza».
Questi ragazzi non vogliono sentire parlare di guerra con i nomadi, anche se di fatto li hanno scalzati con i loro show, con cui incantano grandi e piccini. «A volte sono capitati nel passato momenti di tensione con i rom - dice Simon - Certe persone pensano di potersi imporre, vogliono lavorare solo loro e credono di essere i padroni della strada. Noi invece siamo pacifici, si può stare insieme. E oggi a Livorno è così, conviviamo serenamente: in strada c’è posto per tutti». È innegabile però che al semaforo del viale Boccaccio, negli ultimi tempi, ci sia stato un avvicendamento tra lavavetri nomadi e giocolieri. «Èvero, ma non siamo stati noi a scalzare i rom, è la gente che ci ha scelto e che ci dimostra simpatia - dice Cicinho - D’altro canto, loro hanno capito da sé che non era più il caso di imporsi qua».
L’ora di pranzo si avvicina e il gruppo cresce: in viale Boccaccio arrivano il giocoliere del turno delle 14 e un francese che ha “staccato” dal semaforo vi viale Nazario Sauro. Poco dopo si avvicina un giovane rom che saluta con affetto il francese dandogli la mano. «Ehi come stai?», gli dice. Poi aggiunge: «Vedi? La strada ci ha reso amici».
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