Gioco
Una cordata di imprenditori vuole la Torre
Progetto di cinque aziende di Livorno e Pisa «La compriamo se Casalp la prende in affitto»
LIVORNO. Torre della Cigna, atto ottavo. Otto, tanti sono gli anni volati via da quando il complesso che si affaccia sullo svincolo della Variante andò per la prima volta all’asta per 20 milioni di euro. Da allora di cose ne sono cambiate molte, e non è cambiato niente. Il prezzo è crollato a 3,5 milioni e il gigante dai piedi bagnati, appoggiato su una falda acquifera che ogni tanto torna a fare visita ai sotterranei, dopo essere rimasto a lungo vuoto, negli ultimi mesi è stato occupato da una cinquantina di famiglie, quasi tutte sfrattate.
Oggi, per la prima volta, salta fuori una cordata di imprenditori di Livorno e di Pisa che propone al sindaco un progetto di riconversione del complesso in chiave sociale. Cinque aziende che operano nel campo dell’edilizia - tre di Livorno e due di Pisa - che in questa fase hanno scelto di non metterci direttamente il nome, ma di farsi rappresentare dal loro legale, un giovane avvocato del foro di Livorno, Vito Lulli.
«Gli studi sulla fattibilità - rivela il legale - vanno avanti da due anni. All'inizio la cordata ha pensato di comprare il complesso per farci appartamenti: è apparso come un affare interessante, essendosi abbassata di molto la basa d’asta. Poi le contingenze hanno fatto pensare ad altro: tra la crisi del mercato e le esigenze sociali venute fuori sul territorio, questi imprenditori si sono resi conto che potrebbe servire molto di più, anche per rendere qualcosa alla collettività, mettere in piedi un progetto di riconversione e ristrutturazione degli appartamenti, e anziché venderli, darli a Casalp, che dovrebbe garantirne l'affitto».
Nel progetto di massima commissionato allo studio di architettura Martini-Ruggeri di Pisa, si parla della realizzazione/ristrutturazione di 120 appartamenti (soprattutto nell’area della Torre). Il costo stimato (tra acquisto del complesso, oneri di urbanizzazione, ristrutturazione, impianti e spese tecniche) si aggira attorno agli 11.250.000 euro.
Ok, ma la contropartita quale sarebbe? Perché è chiaro che gli imprenditori fanno gli imprenditori. «La contropartita, che renderebbe fattibile concretamente l'operazione - risponde l’avvocato - è l'appoggio del Comune per quanto riguarda le concessioni e, soprattutto, un impegno formale da parte di Casalp, attraverso una dichiarazione di intenti, ad affittare questi appartamenti per poi utilizzarli come case popolari. Questo garantirebbe l'erogazione del mutuo, per il quale sono già stati presi accordi con due banche».
Ecco quindi il nodo: gli imprenditori chiedono che a “garantire” l’operazione sia il Comune attraverso il braccio di Casalp.
Va detto che più che di case popolari vere e proprie, in questo caso - trattandosi comunque di un complesso che resterebbe privato - si potrebbe forse parlare di cohousing sociale, affitto concordato, canone calmierato. Sempre che non nascano accordi direttamente con il Comune per un uso più legato all'emergenza abitativa in senso stretto. In ogni caso, se l’operazione andrà mai in porto, la volontà annunciata è di tirare fuori residenze di carattere sociale.
C’è da ricordare che un mese fa, intervistato dal Tirreno, il sindaco Filippo Nogarin ha annunciato di stare trattando con la proprietà dell’immobile (passato nel frattempo in gran parte nelle mani della Bnl) per arrivare ad usarlo per l’emergenza casa e per le associazioni. Il sindaco ha parlato dell’esistenza di una ipotesi progettuale governata direttamente dal Comune e si sa che in questo contesto ci sono stati anche contatti con la Cassa depositi e prestiti e un sopralluogo di un Fondo nell’area.
«Questo progetto non si vuole porre in antagonismo alle azioni del sindaco», si affretta così a sottolineare oggi l’avvocato Lulli: «La cordata di imprenditori mette a disposizione gli studi già pronti, il know how, i mezzi. Con 50-60 operai al lavoro, può garantire di completare la riconversione dell'immobile in un anno e mezzo». Cosa ci guadagna? «È chiaro che così si dà lavoro alle aziende, ma intanto si può anche cercare di dare una risposta all'emergenza casa, riqualificando al tempo stesso un’area che è alle porte di Livorno». «Oggi tendiamo ufficialmente la mano al sindaco - conclude - Se poi dirà di no, la cordata gli augura il meglio e che l'operazione di riconversione dell’area vada in porto comunque».
La nuova asta, salvo sorprese, sarà ad ottobre, ripartendo da 3,5 milioni. La cordata, al momento, parteciperà solo in caso di accordo con il Comune.
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