Il Tirreno

Livorno

«L’equipaggio del Moby fu eroico Ora chi sa parli»

Il presidente della commissione Lai alla festa dell’Unità «Quella sera non c’era nebbia». Tra il pubblico De Falco

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LIVORNO. «Voglio rivolgere un un appello alla città di Livorno: se ci sono persone, testimoni di quella sera o di qualcosa che può essere accaduto dopo e che per qualunque motivo non hanno potuto parlare, lo facciano con la commissione in forma palese o anonima». Lo ha detto venerdì sera il presidente della commissione parlamentare di inchiesta sul Moby Prince, Silvio Lai (Pd), durante un dibattito alla festa dell'Unità alla Rotonda, che quest’anno ha visto centinaia di persone indossare la maglietta rossa con la scritta #iosono141 in memoria della più grande tragedia della marineria accaduta nei nostri mari.

«Noi - ha aggiunto Lai - cerchiamo la verità e non una verità parziale come è stato fino a oggi, dove alcune tessere di un puzzle sono state volutamente messe da parte perché non combaciavano con una verità precostituita. Un esempio? Oggi possiamo dire con ragionevole certezza che alla commissione parlamentare d'inchiesta non risulta che quella sera ci fosse nebbia, ma anche che la condotta dell'equipaggio del Moby Prince è stata semplicemente eroica in attesa di soccorsi con non sono mai arrivati: lo dimostrano i 135 cadaveri su 140 trovati nello stesso punto della nave».

Al dibattito, seguito dal pubblico con attenzione anche dal comandante Gregorio De Falco, ufficiale-simbolo dei soccorsi per la tragedia della Costa Concordia, hanno partecipato anche le associazioni dei familiari delle vittime, i giornalisti Elisabetta Arrighi, che ha scritto un libro sulla vicenda, e Paolo Mastino della Tgr sarda, che ha presentato il suo documentario 'Buonasera, Moby Prince.

Loris Rispoli, presidente dell'associazione Moby Prince 140, ha ricordato che «a distanza di 25 anni è ancora viva la rabbia per una giustizia che non c'è, ma non ci sarà mai rassegnazione».

«I familiari delle vittime - ha concluso - continueranno a cercare la verità perché quella sarà l'unica medicina per rimarginare una ferita che sanguina ancora».

Secondo Luchino Chessa, figlio del comandante del traghetto e presidente dell'associazione 10 aprile, quella di venerdì sera è stata «una giornata speciale, perché le parole di Lai ci danno la speranza che qualcosa stia veramente cambiando: il lavoro della commissione parlamentare sta cercando di rimettere insieme i pezzi del puzzle scaturito a suo tempo da tre indagini e vari processi, così come ci conforta che sia lo stesso Lai a definire la vicenda del Moby Prince una strage, dopo che per 25 anni le verità processuali avevano ricondotto il tutto a un banale incidente per superficialità e distrazione del comando del traghetto».

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