Il Tirreno

Livorno

Una Terrazza di animalisti è protesta a lume di candela

Una Terrazza di animalisti è protesta a lume di candela

La campagna “Non vogliamo una Toscana rosso-sangue” ha fatto tappa in città Il comitato: contro l’abbattimento dei cinghiali, diciamo no alla legge regionale

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LIVORNO. “Non vogliamo una Toscana rosso sangue": è il nome del comitato cittadino animalista. Ed è anche un urlo chiaro e lucido finalizzato a combattere l'abbattimento di animali da selvaggina per il passatempo altrui. Un grido con cui il comitato cittadino regionale ha scandito tutta la serata di domenica alla Terrazza Mascagni per una manifestazione pacifica, a lume di candela.

«Ringraziamo tutti coloro che hanno deciso di passare una serata diversa a lume di candela, manifestando contro una legge deleteria per la Toscana, terra ricca di biodiversità e di turismo naturalistico, terra in cui per colpa della Legge Remaschi, boschi e campagne sono invasi da uomini armati di fucile», sottolinea Giovanni De Peppo, attivista del comitato. Giochi con le luci a led e con il fuoco hanno animato la protesta vista mare, grazie a Alkemika-giocolieri.

E infatti nel mirino del gruppo "Non vogliamo una Toscana rosso sangue" c'è la nuova legge regionale Remaschi, voluta della giunta Rossi ed approvata dal Partito Democratico e dal centro destra. Con tale legge viene data la possibilità ai cacciatori di sparare tutto l'anno, in ogni periodo dell'anno, agli ungulati (caprioli, cervi, daini, mufloni e cinghiali). In particolar modo, per quanto riguarda la zona di Livorno e limitrofe, l'attenzione è rivolta ai cinghiali, di cui ne è stata accusata una presenza eccessiva e pericolosa. «È una legge che si basa su dati inesistenti, come l'aumento dei cinghiali e della conseguente crescita di incidenti causati da quest'ultimi. -spiega Paola Zintu, portavoce del comitato cittadino- I dati a disposizione dei cittadini, infatti, sono tutt'altri».

E continua: «Il numero degli ungulati è rimasto stabile, ed è addirittura in diminuzione, e non c'è stato un aumento esponenziale degli incidenti, ma anzi è stato registrato il 50% di incidenti causati dalla fuga dei cinghiali per le strade proprio durante il periodo di caccia, per via degli animali che scappano». Per questo loro e non solo, manifestano. «Senza contare - continua Zintu - che per l'animale selvaggio la paura induce la femmina degli ungulati in calore. Di conseguenza, la pressione venatoria massiccia non è la soluzione, ma semmai aggrava il problema». Tante le voci. «Abbiamo contrastato questa legge -commenta il consigliere regionale dei Cinque Stelle, Enrico Cantone - perché frutto di un imbroglio che copre interessi economici e politici di troppo». Altro punto cruciale della protesta è la presenza di «10 mila cecchini nei boschi che mettono a rischio le vite, e ledono la libertà costituzionale del cittadino di godere del proprio territorio», chiude Zintu.

A dar adito alle parole sono i dati: su un totale di 111 persone, si sono verificate 24 morti e 87 feriti, tutti vittime di armi da caccia.

Carlotta Nigiotti

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