Il Tirreno

Livorno

«La rapina a Salviano non c’è mai stata»

di Lara Loreti
 «La rapina a Salviano non c’è mai stata»

La casa sottosopra, l’aggressione alla proprietaria e l’incendio in giardino: per la polizia quell’allarme fu ingiustificato

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LIVORNO. «Non c’è stata alcuna rapina, l’allarme fu ingiustificato. Non sono emersi riscontri della versione dei fatti denunciata dalla donna». Parola della polizia che per un mese ha indagato su un episodio di violenza che aveva fatto molto scalpore in città per la sua virulenza: l’agguato in casa, all’altezza del sottopasso di via di Salviano.

Il 22 giugno scorso due uomini travisati, dopo essere entrati in una bifamiliare, avevano tramortito la proprietaria con un colpo alla testa e messo a soqquadro tutto, in cerca della cassaforte; prima di darsi alla fuga, i malviventi - che sembrava fossero due - avevano appiccato il fuoco nel giardino di casa, mettendo a rischio la vita della donna, che era rimasta priva di sensi, al suolo. Questo è quello che la proprietaria, una livornese di 52 anni che in quel momento era sola, aveva denunciato alle forze dell’ordine: in realtà, secondo la polizia, la sua versione dei fatti non corrisponderebbe al vero. Ora gli investigatori parlano di “allarme ingiustificato” e sottolineano che in realtà la rapina denunciata non ci sarebbe stata.

Dalle indagini della squadra mobile viene fuori che non sono emerse conferme sulla rapina. La polizia, infatti, spiega che, incrociando i dati tecnici delle telefonate di allarme al 113, le testimonianze dei vicini di casa che avevano soccorso la donna subito dopo i fatti e i rilievi tecnici della polizia scientifica, sono venute fuori «non poche incongruenze». In primis, gli investigatori della mobile hanno rilevato contraddizioni nella richiesta di aiuto, in particolare nelle chiamate al 113 e al 115. E ci sarebbero anche delle anomalie sugli orari.

Inoltre, a suscitare le perplessità degli investigatori è anche l’accesso che secondo la vittima, sarebbe stato scelto dai malviventi per penetrare nella casa: un punto giudicato molto scomodo e anomalo rispetto ad altri varchi che sarebbero stati più agevoli e meno rischiosi per i ladri. Inoltre, lo scotch trovato sul posto, che i banditi avrebbero usato per immobilizzare la donna, è del genere comunemente utilizzato nelle case, contrariamente al tipo di solito sfruttato dai malviventi nel caso di sequestri. Per quanto riguarda i rilievi tecnici, la polizia scientifica non ha trovato alcuna traccia sospetta, neanche impronte di scarpe in giardino. Tra gli arbusti è stato poi ritrovato un accendino di famiglia. A ciò si aggiunge il fatto che, sin da subito, parve strano alla polizia che i ladri non avessero rubato nulla.

Ora gli agenti stanno cercando di ricostruire i fatti reali accaduti in quel pomeriggio e di capire se la versione della donna sia attendibile. «Una cosa è certa - scrive la questura in una nota - i fatti denunciati non si sono svolti così come appariva nell’immediatezza del fatto reato e che l’allarme suscitato da un fatto di cosi grave efferatezza è stato assolutamente ingiustificato».

Per ora non sono emersi altri dettagli, le indagini sono ancora in corso, ma la polizia dice che «in città non c’è nessuna banda che terrorizza le persone nello stile dell’aggressione che era stata descritta in via di Salviano». Per il momento, non ci sono indagati, ma i reati che la polizia ipotizza - nel caso le perplessità fossero pienamente confermate - sono: simulazione di reato, procurato allarme e calunnia.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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