Il Tirreno

Livorno

Morì a 14 anni, conducente condannato

di Lara Loreti
Morì a 14 anni, conducente condannato

Livorno. Un anno e sei mesi a Giampaolo Baldanzi, l’automobilista che nel 2011 in viale Nievo travolse Alessia Angulo in scooter

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LIVORNO. Lorena Bertoncini, il nome della figlia Alessia ce l’ha tatuato sul petto; e le sue scarpette di danza se l’è incise sul braccio sinistro con la scritta “Ciao cucciola”. «Questo era il suo mondo - dice la donna con un fil di voce, parlando della sua bimba scomparsa - la danza, gli animali e i bambini». Già perché Alessia Angulo, morta in scooter travolta da un’auto nel 2011, a 14 anni, all’incrocio tra viale Carducci viale Ippolito Nievo, sognava di fare la maestra d’asilo. Ieri pomeriggio il giudice Marco Sacquegna ha condannato a un anno e mezzo di reclusione Giampaolo Baldanzi, l’uomo di 70 anni che quella sera del 14 febbraio di 5 anni fa era alla guida della Nissan Micra che travolse Alessia. La ragazza era appena uscita dalla palestra e stava rincasando scortata dalla sorella Jessica: aveva preso il patentino per il motorino solo da poco e quella sera pioveva, per questo la sorella non aveva voluto lasciarla sola.

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Il processo, per omicidio colposo, è durato cinque anni, e si è concluso martedì 26 luglio in primo grado, dopo varie testimonianze e complesse consulenze tecniche fatte da esperti per stabilire l’esatta dinamica dell’incidente, che è sempre stata controversa. Il giudice ha emesso la sentenza alle 17, dopo che il pm Gabriele Marcello e gli avvocati Massimo Gambacciani, di parte civile, e Francesco Agostinelli, della difesa, hanno tirato le proprie conclusioni.

Il pubblico ministero, basandosi proprio sulla consulenza di parte e sulle testimonianze, nella sua arringa ha così ricostruito la dinamica dello scontro: quella piovosa sera di febbraio Baldanzi era al semaforo del viale Alfieri, diretto in via Ippolito Nievo; la ragazza, invece, dal viale Nievo girava a sinistra, verso la stazione. Lo scontro, secondo la Procura, sarebbe stato causato dalla manovra di Baldanzi, che avrebbe occupato la corsia adiacente alla sua, impropriamente, spostandosi sulla sinistra pur dovendo andare dritto. E così facendo il conducente della Nissan, sempre secondo il pm, aveva superato la striscia, prendendo in pieno la ragazza. È per questo che il pubblico ministero ha chiesto la condanna a 5 anni, escludendo il concorso della vittima nel determinare l’incidente.

Ha messo l’accento sul dolore della famiglia per la perdita di Alessia, l’avvocato di parte civile Gambacciani: all’epoca la ragazzina aveva solo 14 anni e tutta la vita davanti. «I genitori di Alessia e la sorella - ha detto il legale in aula - si sono ritrovati improvvisamente in un corridoio lungo, buio e silente, al termine del quale hanno trovato la non vita: per loro, da quel giorno, è tutto finito. Ciononostante la famiglia Angulo non è interessata al risarcimento: chiunque ha un figlio sa che neanche un miliardo potrebbe bastare a colmare il dolore. Loro vogliono solamente conoscere come sono realmente andati i fatti». L’avvocato si è quindi unito alle conclusioni del pm, chiedendo 300mila euro di risarcimento per i genitori e 100.000 per la sorella, più le spese legali.

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L’avvocato Agostinelli, infine, che difende Baldanzi, ha sottolineato come, a suo avviso, nel causare l’incidente ci sia stata una responsabilità da parte della ragazza, che sarebbe passata col rosso e che probabilmente indossava il casco slacciato. Il legale di Baldanzi ha quindi chiesto l’assoluzione per il suo cliente.

Baldanzi per il tribunale dovrà pagare la provvisionale di 20mila euro ciascuno per la madre e il padre della giovane e 10mila per la sorella Jessica: tra 90 giorni saranno a disposizione le motivazioni. La decisione del giudice è così commentata dai legali: «Una sentenza giusta», ha detto Gambacciani. «Aspetteremo le motivazioni prima di valutare se fare appello», è la posizione di Agostinelli.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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